A proposito di capre e ignoranza

di Isabella Benedetti

di Redazione | 22 Ottobre 2020 @ 06:45 | RACCONTANDO
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Nelle mie passeggiate quotidiane con il cane, traccio un sentiero ameno, ombreggiato da querce secolari che delimitano prati adibiti a pascolo. Un moderno pastore, perennemente al cellulare, vigila annoiato sul suo gregge di pecore e capre. Quando mi vede, fischia ai suoi cani minacciosi, sventola all’aria un bastone, imprecando in una lingua straniera che non conosco, per riunire gli animali. Le pecore, sorde ai suoi richiami, continuano a brucare in ogni dove, muovendosi e raggruppandosi, scosse come appena uscite dal sonno, quando il pastore, livido in volto, è sufficientemente infuriato. Al mio passaggio, le pecore mi ignorano, intente solo a mangiare, le capre, invece, no. Si fermano e mi fissano, incuriosite, mi seguono con lo sguardo finchè non esco dal loro campo visivo. La cosa, piuttosto insolita, si ripete con la stessa modalità ogni giorno e, puntualmente, dal vasto tappeto di morbido vello, si alzano solo le teste delle capre.

Mi informo su internet sul curioso animale e scopro che, un gruppo di ricercatori della Queen Mary University di Londra ha condotto uno studio sulle capre, rilevando come queste siano animali intelligenti al pari dei cani e hanno la capacità di interagire con le persone. Riescono anche a ricordare azioni apprese molto tempo prima e ripeterle. Guardando quel gregge mi viene da pensare che, allo stesso modo, chi emerge e si distingue dalla massa è il soggetto intelligente, chi approccia la vita con spirito curioso. Partendo da questa riflessione, viene da chiedersi se esista un nesso eziologico fra intelligenza e curiosità. Si parte dall’assunto che intelligenza e curiosità siano fattori diversi fra loro: l’intelligenza è espressione di una capacità mentale, misurabile con il cosiddetto quoziente intellettivo, mentre la curiosità è piuttosto un tratto della personalità, più attinente al carattere. Tuttavia, un legame tra intelligenza e curiosità esiste; se l’intelligenza è la capacità di: ragionare, pianificare, risolvere i problemi, elaborare informazioni per creare conoscenza, la curiosità è sicuramente un mezzo per coltivare e accrescere l’intelligenza, perché è strettamente legata al concetto di “motivazione”. E’ sicuramente più semplice memorizzare dei dati se il tema è di nostro interesse.

Lo sanno bene gli insegnanti, che hanno l’oneroso compito di stimolare i propri alunni nell’apprendimento e che quindi devono mantenere viva la loro curiosità. Serve a ben poco studiare ore e ore e leggere pagine e pagine se ciò che si sta leggendo non è di proprio interesse, quanto recepito non verrà trattenuto per molto nella memoria. Se, al contrario, si è curiosi e motivati, la capacità di memorizzare si moltiplica. Meglio ancora se la “motivazione” che ci ha spinti abbia una valenza intrinseca e non estrinseca, cioè contaminata da fattori esterni come ad esempio l’incentivo del denaro o ambire a risultare il migliore in una competizione. La motivazione intrinseca nasce nella sfera interiore, da un bisogno più intimo dell’individuo, sprona a compiere azioni per la semplice soddisfazione di metterle in atto. E’ quella motivazione giusta che porta all’autorealizzazione e all’accrescimento personale. Le persone curiose apprendono per il puro piacere di farlo. Tanto la curiosità quanto la motivazione sono fondamentali perché si verifichi l’apprendimento. Quindi, potenziare la curiosità può far aumentare l’intelligenza. Steve Jobs ci ha lasciato in eredità un suo celebre motto “stay hungry, stay foolish” che esprime un concetto di curiosità in un’accezione più ampia, ci esorta ad essere affamati di conoscenza, ad essere folli, di una follia vitale, a non essere pecore. La curiosità è l’istinto che spinge a progredire. L’uomo curioso ha lo sguardo vivo, vigile, mobile proprio come quello delle simpatiche caprette. Di fronte ad una novità, come sostiene il prof. Malgaroli del San Raffaele di Milano, si attiva un circuito nel nostro cervello che interessa tre zone: area reticolare, corteccia cerebrale e ippocampo. Una novità stimola la parte più remota del nostro cervello. L’informazione, che viene recepita attraverso l’attenzione, verrà elaborata come conosciuta o fuori dall’ordinario e quindi dovrà trovare risorse e gestirla. Sono le novità che stimolano la curiosità e alimentano l’apprendimento. Siccome curiosi si nasce, è vero, ma si diventa pure, il prof. Malgaroli suggerisce piccoli consigli per migliorarsi in questo campo: uscire dal tracciato delle abitudini e praticare nuove attività; intraprendere viaggi, magari optando per mete non convenzionali; parlare di più con gli estranei che con la solita cerchia di persone; imparare una lingua straniera; sperimentare in cucina piatti nuovi usando ingredienti insoliti e poi leggere, leggere e ancora leggere, perché di imparare non si finisce mai.

Da ultimo una riflessione. Non sarà il caso di smettere di dare della capra all’ignorante di turno? Se non altro per non offendere la simpatica e intelligente bestiolina barbuta.

 


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