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A L’Aquila arriva l’“Ecce Homo” di Antonello da Messina

Ecce Homo” di Antonello da Messina
Il viaggio italiano di Antonello da Messina comincia dal L’Aquila Capitale della Cultura

Il viaggio italiano di Antonello da Messina comincia dal L’Aquila Capitale della Cultura

L’Aquila – Sarà L’Aquila, Capitale della Cultura, ad accogliere l’“Ecce Homo” di Antonello da Messina, appena acquisito dallo Stato italiano. Lo ha annunciato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, intervenendo il 20 febbraio al Forum in Masseria 2026 di Saturnia, nel panel dedicato alla cultura come motore di sviluppo.

“L’Ecce Homo avrà una residenza e tutta l’Italia come domicilio”, ha dichiarato il Ministro. E la residenza, nell’anno in cui la città è Capitale italiana della Cultura, non poteva che essere L’Aquila:

“Nell’anno che celebra la città come Capitale italiana della Cultura, non può che essere L’Aquila a ospitare al Forte Spagnolo questa straordinaria tela che ritorna in Italia. Dopodiché l’Ecce Homo apparirà a Messina, a Firenze, a Roma, in tutti i più importanti musei italiani e in tutti quei luoghi in cui le persone hanno bisogno di vedere bellezza e storia”.

Un capolavoro ritrovato

L’acquisizione, annunciata il 9 febbraio dal Ministero della Cultura tramite la Direzione Generale Musei, segna un’operazione di altissimo profilo: 14,9 milioni di dollari versati alla storica casa d’aste Sotheby’s per riportare in Italia un dipinto straordinario, unico nel panorama del Quattrocento.

Si tratta di una piccola tavola a tempera dipinta su entrambi i lati, un unicum nella produzione di Antonello. Sul fronte, l’intenso “Ecce Homo”: Cristo, coronato di spine, lo sguardo gonfio di dolore e rivolto direttamente verso chi osserva. Sul retro, San Girolamo penitente in un paesaggio aspro e luminoso. Le dimensioni ridotte – appena 19,5 per 14,3 centimetri – e l’usura dell’immagine rivelano una lunga storia di devozione privata, fatta di contatti, carezze, baci.

L’opera, databile ai primi anni Sessanta del Quattrocento, è stata resa nota al grande pubblico nel 1981 da Federico Zeri, e da allora è entrata nel dibattito critico come uno dei cardini della produzione del pittore.

Il viaggio di un’immagine universale

L’“Ecce Homo” che ora torna in Italia ha attraversato il mondo: da una collezione privata spagnola di inizio Novecento alla galleria Wildenstein di New York, fino al recente passaggio da Sotheby’s e alla trattativa che ne ha impedito la vendita all’asta.

Questo dipinto è infatti il primo esempio del tema dell’“uomo dei dolori” realizzato da Antonello, che in seguito svilupperà in numerose versioni oggi conservate in musei internazionali, dalla National Gallery di Londra al Louvre, da Palazzo Spinola a Genova al Collegio Alberoni di Piacenza. In queste opere il maestro siciliano rinnova profondamente un’antica iconografia bizantina, trasformandola in una visione moderna, umanissima, capace di coinvolgere emotivamente lo spettatore.

Antonello, un ponte tra Nord e Sud

Di lui non sappiamo moltissimo. Nato a Messina intorno al 1430, Antonello fu il pittore che più di ogni altro seppe unire il linguaggio italiano con quello fiammingo, portando nella penisola la tecnica a olio e una nuova attenzione al naturalismo. Formatosi a Napoli nella bottega di Colantonio, in un ambiente aperto alle influenze europee grazie alla corte di Alfonso d’Aragona, assimilò suggestioni provenzali, francesi e nordiche, fondendole con il rigore prospettico di Piero della Francesca e la morbidezza cromatica della pittura veneziana.

Il risultato fu uno stile rivoluzionario, capace di parlare a tutta Europa.

Ora questo capolavoro torna a vivere in Italia e inizia il suo viaggio proprio da L’Aquila, città che ha fatto della resilienza e della ricostruzione la propria identità. La scelta non è casuale: collocare qui, nel Forte Spagnolo, il volto sofferente e umano del Cristo di Antonello significa intrecciare arte, memoria e rinascita.