A. De Nicola: Nel tunnel delle polemiche – Perdonanza 2002 (edizione 708)

Trent'anni anni di Perdonanza - Il secolare Giubileo Celestiniano dell’Aquila, Cronaca della rinascita dal 1983

di Redazione | 19 Agosto 2020 @ 06:53 | PERDONANZA
Print Friendly and PDF

Archiviato il grosso successo di consensi dell’anno precedente, nell’edizione 2002 l’Istituzione Perdonanza tenta la via della consacrazione e mira ancora più in alto. L’obiettivo grosso dell’amministrazione del sindaco Tempesta da poco rieletto (battendo il candidando del centrosinistra Celso Cioni) è Pavarotti, ma anche Fiorello e Jovanotti da far esibire non più sulla scalinata di San Bernardino ma ai piedi della basilica del Gran Sasso nell’edizione 708 che vuole portare un tributo, a quasi un anno di distanza, al ricordo dell’11 settembre. Sarà, invece, una serie di sconfitte.

La prima brutta notizia arriva a gennaio: addio alla Lotteria della Perdonanza. Il ministero dell’Economia e delle Finanze, che sceglie le manifestazioni da abbinare alle lotterie nazionali, boccia tutte le lotterie di secondo piano nel panorama dei concorsi proposti dallo Stato: tra queste c’è anche quella legata alla Perdonanza celestiniana. Confermate le sei lotterie “storiche” che hanno consolidati livelli di vendita, cioè quelle di Viareggio, Agnano, Monza, Venezia, Merano e la Lotteria Italia. La notizia scatena un botta e risposta tra il senatore (non più ministro) Ottaviano Del Turco e l’amministrazione comunale:

È colpa dell’amministrazione se il ministero delle Finanze ha cancellato la “Lotteria della Perdonanza”. L’accusa nei confronti della Giunta Tempesta arriva dal senatore Ottaviano Del Turco (Sdi) il quale ritiene l’amministrazione colpevole di avere causato la cancellazione della lotteria nazionale abbinata alla manifestazione.

Secondo Del Turco, la Giunta ha denotato «una scellerata gestione amministrativa, perdendo un patrimonio dopo essersi dimenticata di fare la domanda». Del Turco ha lanciato anche un’altra dura accusa, sottolineando di «avere telefonato al direttore generale dei Monopoli e di avere appreso che non solo non era arrivata alcuna richiesta dall’esecutivo comunale, ma che esponenti di Forza Italia ed An avevano chiesto lo spostamento della lotteria in collegi elettorali a loro più favorevoli».

Pronta è stata la risposta dell’assessore alla Cultura, Pierluigi Tancredi, secondo il quale «le affermazioni del senatore Del Turco sono del tutto strumentali. La verità, come riportata dai giornali nazionali, è che, stante i risultati negativi riscontrati lo scorso anno da tutte le lotterie nazionali (compresa la lotteria “Italia”), il Governo ha deciso autonomamente di mantenere solo le sei lotterie storiche».

Tancredi poi spiega che «la Giunta Comunale, attraverso il sindaco Tempesta e il sottoscritto, e l’Istituzione Perdonanza, attraverso il presidente Antonio Cicchetti, hanno indirizzato tutte le energie per arrivare a centrare un obiettivo ancora più importante, significativo e prestigioso: quello di ottenere dal Governo il riconoscimento della Perdonanza come manifestazione di interesse nazionale. Abbiamo avuto precise garanzie». E minaccia un intervento del ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, «affinché prenda dei seri provvedimenti contro un alto dirigente che si permette di abbandonarsi ad affermazioni così farneticanti» sugli interventi di esponenti di Fi e An. 

A giugno svanisce anche il sogno di portare “Big Luciano”. […]

Si punta ancora alto, dunque. Ma ai primi di luglio salta anche Jovanotti, stavolta per scelta della stessa amministrazione comunale che lo “licenzia” in relazione alla polemica del momento, cioè quella sul terzo tunnel del Gran Sasso, come spiega Giancarlo De Risio:

Continua a dividere le province dell’Aquila e di Teramo il terzo traforo del Gran Sasso. E stavolta a farne le spese è il cantante Lorenzo Jovanotti che l’assessore alla Cultura del Comune capoluogo ha licenziato in tronco dalle manifestazioni della Perdonanza Celestiniana dopo essere venuto a conoscenza che lo stesso Jovanotti terrà un concerto il 30 luglio ai Prati di Tivo contro il terzo tunnel. una decisione destinata a sollevare nuove polemiche, ma sulla quale l’amministrazione aquilana è stata irremovibile.

L’annullamento del concerto – ha spiegato Tancredi – è stato deciso per due motivi.

«Primo perché quello del 30 luglio ai Prati di Tivo si terrà in una località a venti minuti dall’Aquila, ad appena un mese di distanza dal concerto per la Perdonanza; secondo perché, in merito ad un problema che vede contrapposte le province di Teramo e dell’Aquila, non condividiamo una presa di posizione così netta in favore della prima e contro un’opera la cui realizzazione è fondamentale per lo sviluppo e la sicurezza dell’intero territorio aquilano». «Alla luce di ciò – aggiunge Tancredi ci sembra fuori luogo la presenza di Jovanotti all’interno d’una manifestazione importante come la Perdonanza Celestiniana».

Ma il concerto ai Prati di Tivo ha provocato mugugni pure a Teramo, stavolta per ragioni finanziarie. A contestarlo è il capogruppo di An in Consiglio provinciale, Alfonso Aloisi, il quale lamenta che «nonostante la recente presa di posizione della Corte dei Conti, tesa alla riduzione delle spese negli enti pubblici», la Provincia di Teramo «ha scritturato il cantautore Jovanotti per 203.083 euro». «Fratellanza, amore, pace, fame nel mondo, azzeramento dei debiti dei Paesi sottosviluppati ed emarginati», fa notare Aloisi, sono i temi dei concerti di Jovanotti che «farebbero supporre un cachet in linea, almeno, con le quotazioni di mercato: invece, con il concerto del 30 luglio più che “una montagna di musica…” risuona un mare di soldi».

Non si sono fatte attendere le reazioni sul caso Jovanotti. All’Aquila, la Sinistra giovanile «esprime riprovazione per l’assurda decisione dell’assessore Tancredi di cancellare il concerto di Jovanotti dopo la sua presa di posizione sul terzo traforo». La nota aggiunge che si tratta di «un altro atto spregiudicato che, aggiunto alle gravi affermazioni del sindaco Tempesta nei momenti concitati della notizia della sua rielezione, dimostra il “rispetto” che hanno i nostri governanti nei confronti della libertà di opinione».

Nessuna dichiarazione da parte di Jovanotti, anche se, secondo il suo ufficio stampa, sarebbe stato lui a disdire il concerto dell’Aquila prima della decisione di Tancredi. 

Il notissimo cantante, il giorno dopo, diffonde una sua lettera indirizzata «agli amici di Teramo e L’Aquila» insistendo nel fatto che «è sbagliato bucare di nuovo il Gran Sasso»:

Carissimi amici di Teramo e de L’Aquila, tornando ieri in Italia ho saputo che il Comune de L’Aquila non vuole più il mio concerto alla Festa della Perdonanza perché io mi sarei dichiarato non a favore di quel progetto che vuole bucare per la terza volta il Gran Sasso. Alcuni miei amici abruzzesi mi hanno detto che la Festa della Perdonanza è davvero qualcosa di molto bello e sentito dagli aquilani e mi dispiace che il mio concerto sia stato cancellato.

Un mese fa l’agenzia che organizza i miei concerti mi domandò se quest’estate avrei voluto suonare nelle piazze di Teramo e L’Aquila spiegandomi che entrambi sarebbero stati concerti gratuiti pagati dai Comuni come regalo ai loro cittadini. Mi specificarono che il concerto de L’Aquila sarebbe stato inserito nelle celebrazioni della Perdonanza e che il concerto di Teramo sarebbe stato inserito in una serie di iniziative organizzate dal Comune particolarmente vicino ai temi dell’ecologia. Il costo di un mio concerto è meno della metà della cifra citata da un politico locale ed è comprensivo dei costi delle attrezzature (8 bilici) e dei compensi delle circa 70 persone che vivono e lavorano in tour con me. Di questa somma io percepisco una piccolissima parte. Le informazioni che ho sulla costruzione del terzo traforo mi hanno fatto credere che sia sbagliato oggi bucare di nuovo la montagna.

Un artista non è un politico, un artista è un artista, ha le sue idee, le difende, le racconta, e nei paesi liberi gli artisti sono liberi, anzi puoi misurare il grado di libertà di una democrazia basandoti sul grado di libertà che hanno gli artisti, su questo non ci piove. Cancellare un concerto perché il cantante ha idee non in linea con il governo della città è sbagliato perché la città non è chi la governa, la città è fatta di tutte le persone che la abitano quindi di tutte le idee che vi circolano. Questo il Comune de L’Aquila lo sa bene.

Mi sembra che qui si voglia scavare il Gran Sasso, ma contemporaneamente costruire sbarramenti alla libertà di circolazione delle idee. Amici del Comune de L’Aquila, ripensateci, io non canto per nessun partito, nessuno mi deve votare, io canto per la meraviglia, la libertà, l’amore, perché il corpo danzi e lo spirito si accenda. Ripensateci, l’unico traforo che vale veramente la pena di scavare è quello che mette in comunicazione i nostri cuori.

A presto Lorenzo “Jovanotti”».

[…] Alla fine rinuncerà anche Fiorello, a causa di un infortunio. Ci saranno, invece, in mezzo a bagni di folla, Biagio Antonacci, Massimo Ranieri, Panariello e, in particolare zucchero che verrà “scomunicato” dall’arcivescovo Molinari.

«Non discuto gli spettacoli e i concerti in genere. Trovo soltanto fuori luogo che alla vigilia dell’apertura della Porta Santa si sia potuto permettere ad un artista di cantare un suo vecchio successo non in sintonia con lo spirito dell’evento religioso che si sarebbe celebrato l’indomani. Non mi sono neanche piaciute le dichiarazioni di Gabriele Lavia che ha esagerato nel definire la Perdonanza “una manifestazione laica”. Sì, è vero – continua l’arcivescovo – che la Bolla fu donata da Celestino V all’autorità civile che dal 1294 la conserva e anche ottimamente, ma da qui a trascurare valenza e contenuto religioso e spirituale dell’evento ce ne corre. Ogni artista dovrebbe fare un pur minimo riferimento al messaggio nel suo significato più importante e non ironizzarlo come nel caso dello show di Panariello».

In quello stesso speciale del quotidiano il Centro, sull’evento viene raccolta l’autorevole voce a favore della Perdonanza di Walter Capezzali, tra i “padri” della rinascita, e quella nettamente contraria dello storico Raffaele Colapietra. […]

Laicità o religiosità? L’eterno dilemma della Perdonanza. La sua forza e la sua debolezza. Che fa discutere. Luigi Cardilli, l’orafo aquilano che ha realizzato l’artistica urna in cui riposano le spoglie di Celestino dal 1972, parla addirittura di “prevaricazione” civile:

Luigi Cardilli ha inviato una lunghissima lettera aperta al sindaco sulla Perdonanza celestiniana riproponendo il tema della “prevaricazione” dell’aspetto civile su quello religioso già sviscerato nel corso di una recente puntata della trasmissione televisiva di Tvuuno “Il Ficcanaso”.

«Come ogni anno – inizia – lei si appresta tra qualche giorno a convivere con tutto il popolo aquilano e graditi ospiti la Perdonanza celestiniana. Non c’è miglior regalo fatto alla città dell’Aquila da un personaggio non aquilano di nascita… Ogni anno si verifica, in detta manifestazione, una commistione tra il cerimoniale laico e quello religioso con un comportamento a mio avviso di prepotenza di quello civile su quello religioso».

In tale ottica Cardilli prosegue con una dettagliata ricostruzione storica evidenziando che il sindaco nel pomeriggio del 28 agosto dovrebbe recarsi presso la sede apostolica per invitare l’autorità ecclesiastica a procedere con lui in processione religiosa per aprire la Porta Santa, con la contestuale sospensione momentanea dei cortei delle varie manifestazioni civili della Perdonanza. In sostanza, per Cardilli il corteo dovrebbe essere esclusivamente religioso come il cerimoniale dell’apertura della Porta Santa.

Cardilli evidenzia che il momento dell’apertura è caratterizzato da un massiccio “presenzialismo” delle autorità civili: «Alcune volte – scrive in conclusione – si ha l’impressione che se il cardinale e l’arcivescovo non attraversano velocemente la Porta Santa vengono trascinati da questo nugolo di persone… Avete mai visto il Santo Padre aprire la Porta Santa circondato da autorità o presunte tali? Impossibile immaginarlo. Perché non farlo pure all’Aquila? Tenendo conto che la nostra Perdonanza può considerarsi la “mamma” di tutti i Giubilei romani?».

Prende il via la Perdonanza n.708 (o la Nuova Perdonanza n.20) dedicata all’attentato terroristico dell’11 settembre. […] Toccante la cerimonia di consegna del Premio per la Pace (della pergamena ma non dell’assegno…), nell’aula del Consiglio comunale. […]

È tempo di bilanci e riflessioni. Sul Messaggero sono io ad avviare le “danze” con un fondo dal titolo “Spunti per una riflessione: un crescente successo di pubblico ma tante occasioni sprecate”:

Un crescente successo di pubblico a fronte di un perdurante spreco di occasioni. Potrebbe partire da questo stridente contrasto una riflessione mentre cala il sipario sulla Perdonanza, la ventesima dell’era moderna. Riflessione difficile da fare, sia per la delicatezza di certi argomenti (uno per tutti: il messaggio celestiniano nel terzo millennio) sia perché, in questa città, la Perdonanza (come tutto l’altro, del resto) se è fatta dai guelfi non sta bene a ghibellini e viceversa, qualunque cosa si faccia ed effetto abbia. Non si può dire, senza poi essere tacciati di servilismo, che tanta gente come quest’anno non s’era mai vista (nonostante il tempo incerto); né si possono criticare, senza poi essere tacciati di remare contro, alcuni aspetti come quella sorta di fiera attivata senza motivo (che c’entrano i materassi a molle con Celestino V?). Il solito, vecchio disfattismo aquilano, del marito che pur di far dispetto alla moglie…

L’interesse per la Perdonanza cresce. È innegabile. Fino a venti anni fa, il 28 agosto si benedivano le automobili sul piazzale di Collemaggio, oggi teatro di eventi che vanno comunque a lanciare (si può dire?) anche la rivoluzionaria intuizione di Fra’ Pietro per secoli buttata nel dimenticatoio. Si può discutere all’infinito se Collemaggio sia il luogo più adatto agli eventi. Dopo l’esperienza nella “bomboniera” della scalinata di San Bernardino (più intima, ma molto più pericolosa per l’ordine pubblico), c’è oggi chi propone piazza Duomo se non addirittura piazza d’Armi o il “classico” stadio Fattori. Certo è che Collemaggio è il luogo celestiniano per eccellenza ed esercita un suo fascino magico. Difficile valutare (vedi sopra) se le “bestemmie” di zucchero sul sagrato di una basilica sono un’eresia o una sana provocazione.

Ma, intanto, perdurano le occasioni perdute. L’elenco è lungo e parte da lontano. Ricordate il “Palio ad bravium” che scimmiottava quello di Siena? Doveva corroborare l’evento e invece è sparito. E il rilancio dei Quarti? Il torneo di rugby vive di luce ed ombre proprie e dei Quarti cittadini non se ne sente più parlare tanto che l’abbinamento provoca addirittura imbarazzanti amnesie (durante la finale del torneo nessuno ricordava chi rappresentava chi). Per non parlare della Lotteria: è morta prima ancora di cominciare.

E ancora. Il Premio internazionale per la Pace (simbolo ma anche sostanza: 103mila euro) che, secondo l’intenzione espressa lo scorso anno da Antonio Cicchetti, doveva segnare il definitivo rilancio dell’evento. La prima edizione andò al Papa: ovvero si ebbe l’ardire di premiare chi incarna la Pace. Quest’anno, con ritardo sulla storia, è stato scelto l’arcivescovo di Sarajevo. Erano davvero le migliori scelte possibili? Opera o no la sbandierata giuria di grossi nomi deputata a fare la scelta? E visto che si è deciso di ricordare la tragedia dell’11 settembre, non era più organico premiare il Corpo dei Vigili del fuoco di New York come pure qualcuno aveva pro- posto? Nell’annus horribilis dopo le Torri Gemelle, “cavalcare” il tema della Pace non era un’operazione impossibile se studiata per tempo e con oculatezza.

Infine, quanto alle occasioni perdute, c’è quella che più conta: il messaggio celestiniano, appunto. Cosa fa la Chiesa aquilana, la stessa che venti anni fa aveva relegato la Perdonanza alla benedizione con l’acqua santa delle auto, per esaltare l’aspetto spirituale della manifestazione? 

Una riflessione che accompagna i tradizionali pagelle e numeri:

LE PAGELLE

Corteo: voto 6

Una sufficienza risicata frutto della notevole fluidità. I problemi maggiori restano le troppe delegazioni che appesantiscono l’evento a dismisura. Per quanto riguarda i gruppi storici, quest’anno sono stati sfoltiti ma sono pochi quelli fedeli (Firenze, Faenza). Forse sarebbe il caso di trasformarlo completamente dopo uno studio attento e capillare.

Eventi: voto 8+

Nulla da dire. Siamo quasi al massimo, rispettando logicamente i gusti musicali. Non si può rinunciare a 120 – 130 mila persone totali che si sono accalcate durante gli spettacoli sul piazzale di Collemaggio. Evidentemente le scelte sono state quelle giuste. Forse è mancato Luciano Pavarotti per il massimo dei voti. Sarà per il prossimo anno.

Premio: voto 4

Per la seconda volta un’occasione persa. Se l’anno scorso c’era l’alibi del… timore reverenziale, quest’anno non c’erano scuse. Assegnare il premio al cardinale di Sarajevo significa tornare indietro di oltre dieci anni. Eppure gli spunti ce n’erano: New York, Medio Oriente. Se la Perdonanza non si conosce fuori le mura la colpa è anche di questi premi poco… pensati.

Quarti: voto 3 =

Chi li ha visti? La passerella nel corteo storico è stato l’unico momento di visibilità. Il Messagero l’ha ribadito già nelle scorse edizioni: L’Aquila non ha la tradizione dei Quarti come Siena e quindi è inutile mantenerli a … “bagnomaria”. O si costruisce qualcosa di serio, di storico, di lunga durata, oppure è meglio riporre gli stendardi.

Contorno: voto n.g .

È il punto dolente della manifestazione. Si preferisce avere una fiera durante l’evento, invece di organizzare iniziative collaterali di alto livello culturale. Che fine hanno fatto il teatro, i seminari, i convegni sulla Pace che hanno contraddistinto le prime edizioni della Perdonanza? Il ”popolare” va bene, ma con qualcosa di spessore è meglio.

Promozione: voto 6+

Secondo il presidente Antonio Cicchetti c’è ancora tanto da migliorare. Comunque il voto è più che sufficiente a dimostrazione della tanta gente che si è riversata in città in questi giorni. Sarà pure un turismo ”mordi e fuggi”, sarà pure l’attrazione degli artisti, resta il fatto che promozione significa anche riempire la città. E la città si è riempita. 

I NUMERI

120.000: gli spettatori presenti nelle cinque serate a Collemaggio.

oltre 40.000: le presenze per il concerto di zucchero.

1.200: i figuranti che hanno sfilato al Corteo della Bolla.

103.000: gli euro del Premio internazionale dato all’arcivescovo di Sarajevo.

40.000: le persone che hanno seguito il Corteo storico. 

Estratti dal libro
TRENT’ANNI DI PERDONANZA –  Il secolare Giubileo Celestiniano dell’Aquila. Cronaca della rinascita dal 1983
di Angelo De Nicola
One Group Edizioni

Print Friendly and PDF

TAGS