A. De Nicola: Nel corteo storico esplode ‘L’isola sonante’ – Perdonanza 1987 (edizione 693

Trent'anni anni di Perdonanza - Il secolare Giubileo Celestiniano dell’Aquila, Cronaca della rinascita dal 1983"

di Redazione | 13 Agosto 2020, @06:08 | CULTURA
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L’edizione del 1987, la n. 693, è caratterizzata dall’affermarsi di quella che sarà poi una delle proposte di contorno alla Perdonanza più apprezzate ma anche più discusse: l’Isola Sonante, ovvero quell’“esplodere” del centro storico, in ogni sua piazzetta e scorcio caratteristico, di eventi musicali di ogni genere nella serata – nottata del giorno clou della Perdonanza, il 28 agosto.

L’aspetto del contorno all’apertura della Porta Santa sembra, infatti, prendere sempre più il sopravvento e, in pochi anni, la Perdonanza si è già imposta come l’unico contenitore del cartellone dell’estate aquilana.

Prova ne è che in quell’estate del 1987, in apertura delle manifestazioni della Perdonanza, viene proposta una rassegna musicale dal titolo “L’orecchio di Dioniso” che vede come mattatori d’eccezione, nella suggestiva cornice della appena restaurata fontana delle 99 Cannelle, Silvano Bussotti (regista, scenografo, costumista e solista al pianoforte) e l’attrice Piera Degli Esposti per la componente teatrale insieme all’Ensemble Barattelli, diretta dal maestro Orazio Tuccella, per la parte strumentale.

Uno spettacolo di grande attrattiva. Lo testimonia una corposa recensione, di caratura nazionale, sul quotidiano La Repubblica, del critico Landa Ketoff. […]

Il concerto-spettacolo del duo Bussotti-Degli Esposti è a pagamento. La scelta non piace e susciterà aspre polemiche che si ripeteranno, in futuro, ogniqualvolta verrà presa una decisione simile. Sul Messaggero appare un corsivo dal titolo chiarissimo “Un biglietto inopportuno”. […] Biglietto a parte, l’evento di Bussotti-Piera degli Esposti, a dispetto dell’enorme successo di pubblico, consensi e critica, fa andare su tutte le furie lo storico Raffaele Colapietra che verga un velenosissimo intervento, come lo saranno quasi tutti i suoi commenti a vicende legate alla Perdonanza.

Motivi di igiene personale mi impediscono di occuparmi di più della serie di pali della cuccagna che va sotto il nome di Perdonanza Celestiniana.

Ma appunto la decenza, e cioè il comune senso del pudore a cui la nostra povera L’Aquila ha pur diritto mentre viene stuprata in nome della pace da tutti i marocchini possibili, mi costringe ad emettere un gemito, se non un grido, di dolore, perché si aggiunga una vocale, una semplice vocale, ai manifesti pubblicitari, e non ci si faccia ridere appresso dai marocchini di cui sopra, aggiungendo al danno la beffa.

Ciò che stasera (scrivo domenica 23 agosto) si realizza alla fontana della Rivera, fiore, ancorché molto appassito, all’occhiello della Sovrintendenza, non è infatti, e non può essere, l’Orecchio di Dioniso, il dio del vino e dell’ebbrezza, o, piuttosto dell’ebrietà, senza dubbio assai di casa tra gli organizzatori della Perdonanza, bensì l’Orecchio di Dionisio o Dionigi, e cioè il marchingegno acustico di cui si serviva il tiranno di Siracusa per udire i lamenti degli schiavi forzati al lavoro nel sottosuolo, più o meno come il sindaco Lombardi si serve del Messaggero per ascoltare il ringhio dei botoli esclusi dal potere, e trarre opportuna vendetta.

Non solo: ma il parallelo tra l’antico tiranno ed il giovane primo cittadino si conferma e ribadisce col ricordo della favola d’Esopo, secondo la quale una vecchia di Siracusa pregava ogni giorno gli dei affinché mantenessero in vita Dionisio, quantunque crudelissimo, per il timore che dopo di lui ne venisse un altro ancora più crudele: più o meno come un po’ tutti noi altri sventuratissimi imploriamo Remo Gaspari e Domenico Susi che ci mantengano a lungo Lombardi e Ferrauto, altrimenti chissà che diavolo di marsupiale viene fuori dall’ennesimo rafforzamento del pentapartito.

Un ultimo corollario, dedicato al reverendissimo arcivescovo Mario Peressin, per quanto concerne l’Isola Sonante, che conclude la serie dei pali della cuccagna. Ha avuto modo di apprendere quel degno prelato, che mette il suo nome e il suo ufficio in primissima linea tra i protagonisti della kermesse, che l’Isola Sonante e il titolo complessivo dei primi otto capitoli del quinto libro di Francois Rabelais, uscito postumo, e per il quale il principale argomento contrario all’autenticità consiste nella virulenza estrema della satira contro la Chiesa e contro il papato in particolare, così lontana dalla fresca giovialità consueta in Rabelais e che tra l’altro non gli sarebbe stata obiettivamente possibile in vita, quando in Francia non erano ancora scoppiate le guerre di religione?

Crede l’arcivescovo che sia decente, ancora una volta, o piuttosto di buon gusto puro e semplice, che alla memoria di un Papa, quale Celestino V fino a prova contraria è legittimamente stato, si appiccichi in modo istrionico una delle più aspre pagine della letteratura antipapista del Cinquecento?

Ma forse tutto si spiega con le parole che concludono appunto l’intero episodio, che lo spregiudicato Editus rivolge a mo’ di congedo a Pantagruel e compagni, e che io proporrei di assumere come slogan della Perdonanza, al posto dell’ormai usurato Dante Alighieri: «Amici miei, voi potrete osservare che al mondo ci sono molti più coglioni che uomini. Ricordatevene». 

Colapietra, a cui della Perdonanza non sta bene nulla, non le manda certo a dire… Eppure il Sovrintendente Errico Centofanti, nel lanciare la Perdonanza ’87, aveva usato toni concilianti ed ecumenici. […]

Alla vigilia del Corteo della Bolla, già si comincia ad accendere il dibattito. Soprattutto sul futuro della Perdonanza. Emblematico un “fondo” (non firmato) sul Messaggero dal titolo “Ora è grande, deve essere nostra”. […]

Arriva il giorno del Corteo della Bolla al quale assistono ventimila persone. Il Messaggero fa una scelta singolare: un solo articolo in prima pagina dell’edizione abruzzese e due pagine interne praticamente di sole fotografie della compianta fotoreporter Carla Mastropietro. A rivedere oggi le immagini in bianco e nero, oltretutto su una carta ingiallita dal tempo, l’effetto grafico risalta in maniera evidente. […]

Si parlava di effetto scenografico. In effetti, la cura di questo aspetto per il Corteo della Bolla è andata via via aumentando nel corso delle prime cinque edizioni. Lo testimonia un saggio di Giovanna Di Matteo, l’esperta che da sempre si è occupata di questo aspetto, contenuto in un elegante libro sulla Perdonanza, prettamente di immagini, del noto fotografo abruzzese Slim, pubblicato nel 2008. […]

Cala il sipario anche sull’edizione 1987 dopo una notte di canti, balli e musiche nell’Isola Sonante in centro storico. Per il Messaggero (il lungo commento anche stavolta non è firmato), ci sono però “assenze loquaci”:

C’era una volta il Comitato per la Perdonanza… Rappresentativo di tutte le istituzioni, era stato istituito dal sindaco De Rubeis per offrire occasioni di verifica e di coordinamento delle iniziative, stimolando e disciplinando la partecipazione di tutte le componenti nella progettazione e nel varo della Perdonanza.

Non è che il Comitato abbia brillato per operosità, ma cancellarlo completamente dai programmi dell’amministrazione, come è accaduto, è francamente troppo.

La Perdonanza ’87 è stata gestita da una Sovrintendenza a tempo e immaginazione piena, dal sindaco part-time e da un assessore con delega vuota di poteri. Troppo poco per avere la garanzia di un programma misurato, una gestione non afflitta da precarietà, una manifestazione sintesi dell’impegno dell’intera amministrazione civica e non venata da egoismi di parte.

Del programma abbiamo già avuto modo di accennare: c’è stato più di un eccesso di spettacolarità e, nel corteo della Bolla, c’è stato anche un certo lassismo nella selezione dei gruppi.

Della precarietà, può essere sufficiente ricordare alcune iniziative cancellate (non fra le minori) – dal Palio dei Balestrieri al convegno sull’Abruzzo di domani – , con un fuggevole cenno alla storia (a sorpresa) dei biglietti d’ingresso ed al permanente poco, decoroso tono della Fiera del Perdono (quest’anno e stata anche mortificata una presenza, lodevole, dell’associazione allevatori).

Degli egoismi di parte sia sufficiente la sottolineatura che di tre uomini di governo espressi dalla città, due erano assenti, così come erano assenti due partiti rappresentati in Consiglio ed altri partiti erano sotto-rappresentati.

Questo sfilacciamento di immagine e di contenuti non giova certo alla città. Il livello degli investimenti – ormai siamo intorno al miliardo di lire – impone responsabilità collegiali; non soltanto per garantire trasparenza di gestione, anche se questo non è da sottovalutare.

Due giorni dopo, sempre in un articolo non firmato, il Messaggero traccia un bilancio ragionato (“Perdonanza ’87, l’immagine si appanna”) che, peraltro, anticipa l’idea delle “pagelle” che faranno la loro comparsa, in maniera organica, nel 1996. […]

Il sindaco Lombardi, toccato sul vivo, replica con un suo bilancio, positivo, ma senza tacere le disfunzioni (“Ma possiamo fare di più”), che viene riportato per ampi stralci:

«Si è trattato – dice il sindaco – di un impegno imponente, cui ha fatto riscontro un successo largo, entusiastico, di palmare evidenza per chiunque. La città ha vissuto una settimana di grande intensità… Le iniziative in programma erano 25, una delle quali, l’isola sonante, articolata in 24 eventi simultanei; in realtà, quindi, tra momenti cerimoniali, spettacoli, concerti, mostre e convegni, sono state program- mate, soltanto per quanto riguarda la diretta iniziativa del Comune, 48 attività, due delle quali (il Palio dei balestrieri e il convegno “Abruzzo domani”) non hanno potuto avere luogo per sopraggiunte, imprevedibili, indisponibilità di alcuni dei protagonisti essenziali. Queste attività hanno coinvolto direttamente 350 artisti e tecnici per l’isola sonante. Duemila personalità istituzionali e personaggi in costume per il Corteo della Bolla; 700 artisti, tecnici, personalità della cultura e della Scienza per l’insieme delle altre iniziative…».

«La spesa complessivamente sostenuta – continua ancora Lombardi – è nell’ordine dei 600 milioni di lire, 120 dei quali a carico del bilancio comunale e gli altri pro- venienti dal concorso di sponsor pubblici e privati. Il consuntivo definitivo, relativo alle entrate e alle uscite, sarà al più presto presentato al Consiglio comunale, come d’altra parte è sempre avvenuto nel passato…».

Il sindaco Lombardi passa quindi ai ringraziamenti: dai dipendenti municipali agli enti ed associazioni di categoria, per passare poi alla Regione Abruzzo (Consiglio e Giunta), all’amministrazione provinciale, alla Cassa di Risparmio, all’Italtel, alla Hoechst, alla Ravit, alla Selenia e agli altri sponsor; quindi all’arcivescovo Peressin e alla Chiesa aquilana, poi stampa, forze dell’ordine, magistratura, università e municipalità italiane e straniere.

«Non sono mancate disfunzioni e inadeguatezze, per le quali la municipalità con- fida nella comprensione di quanti ne sono stati toccati. E tuttavia ritengo si possa giudicare largamente soddisfacente l’esito avutosi, che evidenzia un larghissimo prevalere degli aspetti positivi e del generale consenso popolare. Ogni sforzo è stato compiuto per far in modo che la Perdonanza tornasse a coinvolgere in prima persona l’intera comunità e tutte le sue articolazioni rappresentative. Se ancora qualche sacca d’indifferenza permane, si tratta di fenomeni ormai decisamente marginali e ininfluenti…».

«Si dovrà crescere ancora, per fare tutto ancor meglio e con ancora maggior risalto presso l’opinione pubblica nazionale e internazionale. Per questo occorre subito avviare la preparazione del futuro, facendo tesoro delle esperienze maturate e correggendo le manchevolezze emerse. In tal senso la Municipalità fa affidamento sull’apporto di tutti, in particolare di quanti hanno più a cuore le sorti della città…».

«Nessuno può sentirsene chiamato fuori e di certo non è la Municipalità a lasciar fuori chiunque voglia correttamente impegnarsi nel comune sforzo teso a fare di questo grande evento spirituale un avvenimento sempre più capace di simboleggiare le risorse e le attitudini di cui sono complessivamente ricche L’Aquila e l’intero Abruzzo».

Le polemiche lasciano il segno. Al punto che si ipotizza l’addio del Soprintendente:

L’edizione ’87 della Perdonanza celestiniana è stata forse l’ultima della gestione affidata a Errico Centofanti, legato all’amministrazione da un contratto a tempo determinato come consulente creativo. Centofanti, infatti, sollecitato a commentare l’ultima edizione della Perdonanza da colleghi della Rai e invitato a formulare qualche anticipazione sul futuro, ha dichiarato di aver informato il sindaco Lombardi della volontà di lasciare. Il Sovrintendente alla Perdonanza (questo incarico gli è stato formalmente attribuito dall’amministrazione) avrebbe osservato che dopo cinque anni sembra opportuno una «guida nuova»; si sarebbe comunque espresso disponibile «a dare una mano» anche per l’allestimento dell’edizione ’98 che coinciderà col settimo centenario di costruzione della Basilica di Collemaggio.

Voci attendibili, comunque, riferiscono che a convincere Centofanti a lasciare sarebbe stato un invito, giunto da oltre Oceano (Canada), per un incarico di prestigio presso quelle istituzioni culturali. 

Centofanti resterà, invece, sulla tolda di comando della Perdonanza fino al 1992.

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Estratti dal libro
TRENT’ANNI DI PERDONANZA –  Il secolare Giubileo Celestiniano dell’Aquila. Cronaca della rinascita dal 1983
di Angelo De Nicola
One Group Edizioni

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