A. De Nicola: La prima volta di una donna, l’ultima di Centofanti – Perdonanza 1992 (edizione 698)

Trent'anni anni di Perdonanza - Il secolare Giubileo Celestiniano dell’Aquila, Cronaca della rinascita dal 1983"

di Redazione | 15 Agosto 2020 @ 06:43 | CULTURA
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Nell’anno che ha segnato una svolta nella storia dell’Abruzzo (il 29 settembre 1992 venne arrestata l’intera Giunta regionale per lo scandalo dei fondi Pop), la Perdonanza n. 698 si consuma tra le “solite” inchieste giudiziarie, le immancabili polemiche (anche sul fatto se il corteo dovesse o meno passare sul prato antistante la basilica di collemaggio…) e, soprattutto, l’“uragano” Peressin, ovvero l’apice delle tante bufere che hanno accompagnato il magistero dell’arcivescovo Mario Peressin nel suo lungo governo della curia aquilana.

L’uragano Peressin

Ho già approfondito la figura del controverso arcivescovo. Certo, proprio quella fine estate del ’92, fu terribile per il monsignore.

Ai primi di settembre scoppia l’ennesimo scandalo legato «all’attaccamento al denaro» del presule: l’assegno di cinque milioni di lire ottenuto dall’arcivescovo per sfilare al corteo storico della Perdonanza. Un uragano. Scrive Repubblica, a firma di Claudio Gerino […]

il vescovo dell’Aquila come una rock star. Per convincerlo a partecipare a una manifestazione religiosa, il comune avrebbe versato un “contributo spese” di cinque milioni. Niente a che vedere con i compensi miliardari di “Madonna”, ma il “vade retro” della chiesa contro il nuovo simbolo (sessuale) del demonio, almeno a stare a quanto sostiene il quotidiano abruzzese “il centro”, per don Mario Peressin non andrebbe esteso ai risvolti “manageriali” della cantante italo – americana. l’alto prelato (noto alle cronache per il contestato monumento ai bimbi mai nati e le sepolture di feti provenienti da aborti volontari), già nel mirino della finanza in seguito alla denuncia di una ventina di parroci che l’accusano di gestione poco trasparente del denaro della curia, sembrerebbe così voler mutuare dalle stelle dello spettacolo l’oculato modo di trattare i termini finanziari delle apparizioni in pubblico.

i militari della Tributaria hanno comunque deciso di vederci chiaro, “visitando” gli uffici comunali del capoluogo abruzzese e sequestrando la documentazione del comitato che ha organizzato, dal 23 al 28 agosto scorsi, la manifestazione della “Perdonanza celestiniana”.

La storia si riassume brevemente: il comitato ha versato, con un assegno circolare, i soldi al prelato in occasione del corteo del “Perdono”, momento centrale dei festeggiamenti annuali in onore di papa celestino Quinto che, nel 1294, concesse alla città l’indulgenza plenaria. Secondo il giornale abruzzese, quel denaro sarebbe stato dato per la partecipazione alla processione. la conferma indiretta verrebbe, secondo l’ agenzia Agi, proprio dalla stessa curia che avrebbe definito i 5 milioni un rimborso, “peraltro insufficiente”, delle spese sostenute nell’ ambito della manifestazione religiosa.

Peressin aveva sempre criticato la “Perdonanza”, “perché realizzata in modo troppo pagano”. Ma il sindaco dell’Aquila, Marisa Baldoni, da tempo in contrasto col vescovo per i suoi rifiuti a concedere gratis le strutture della Diocesi per le iniziative culturali del comune, smentisce e replica: “È consuetudine devolvere un contributo all’autorità ecclesiastica in occasione di feste civili e religiose. i cinque milioni erano destinati al fondo di solidarietà che l’arcivescovo ha istituito, a gennaio, per le città martiri della croazia, della Bosnia e della Somalia”. l’Associazione procroazia non ha ancora ricevuto alcun contributo: “forse li darà alle popolazioni jugoslave attraverso canali religiosi”, spiega, conciliante, uno dei fondatori, l’avvocato Vincenzo Calderoni.

il dubbio sulla vicenda resta e le fiamme Gialle hanno così aggiunto un nuovo capitolo al lungo dossier “economico” sul vescovo, (analogo fascicolo è da almeno un anno in vaticano). la Giunta comunale del capoluogo abruzzese, dal canto suo, sta rischiando di entrare in crisi. Socialisti, Pds e lista civica chiedono, infatti, un dibattito in consiglio comunale per “accertare le motivazioni che hanno determinato il finanziamento”. Ma al di là dei risvolti politici, il nuovo episodio in cui è coinvolto monsignor Peressin riapre la polemica sulla gestione delle finanze da parte dell’arcivescovo, sul suo piglio da manager, sul fiuto eccellente per gli affari che ha dimostrato dal suo insediamento all’Aquila, nel 1983, sulla vicenda della vendita di un palazzo a Roma, del valore di 12 miliardi e pagato da un ignoto acquirente molto meno, e sui suoi presunti “peccati”, veniali certo, ma pur sempre peccati: una certa propensione al buon bere (friuliano d’origine, ama la grappa), alla buona forchetta, al viaggiare per il mondo (ex ambasciatore del vaticano, parla sette lingue ed è considerato un uomo estremamente colto).

E spunta di nuovo la sua assidua frequentazione, in Canada, di una comunità ecclesiastica di Toronto, i “figli di Maria”, vicina alle teorie conservatrici del cardinale Marcel lefebvre e generosissima, in termini economici e di “vocazioni”, verso il prelato italiano che avrebbe ricambiato questa stretta amicizia affidando varie parrocchie nella sua diocesi proprio agli appartenenti alla congregazione religiosa, avversata dalla conferenza episcopale canadese. 

L’inchiesta, come tante altre, s’è persa nelle nebbie del sistema giudiziario.

 


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