A. De Nicola: La prima volta di Molinari – Perdonanza 1996 (edizione 702)

Trent'anni anni di Perdonanza - Il secolare Giubileo Celestiniano dell’Aquila, Cronaca della rinascita dal 1983"

di Redazione | 17 Agosto 2020 @ 06:30 | PERDONANZA
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Una tappa di avvicinamento al Giubileo. Ancor più della precedente, alla Perdonanza del 1996 viene assegnato questo compito. E la n. 702 sarà un’edizione scoppiettante, non soltanto per il Giubileo che si avvicina, ma per tutta una serie di altri fattori, nel dichiarato tentativo di segnare un nuovo corso. Si avverte la voglia di trovare impostazioni nuove (di qui, per esempio, la trovata del Palio) messa in campo dal “Sovrintendente” Federico Fiorenza, alla sua quarta edizione consecutiva dopo l’era Centofanti. Anch’io, nel desiderio di affrontare giornalisticamente al meglio la manifestazione vista l’attenzione che ormai catalizza, cerco di metterci del mio in quella che è la prima edizione che affronto non da cronista ma da responsabile della redazione aquilana del Messaggero. E così, oltre a un’attenzione il più possibile puntuale agli eventi (fino a cercare e pubblicare tutte le centinaia di nomi delle persone che partecipano al Corte della Bolla); oltre a curare al meglio, nel solco della tradizione del Messaggero, il dibattito allargato a quante più voci possibili, sul presente e soprattutto sul futuro della Perdonanza, invento le “pagelle”. Ovvero dare i voti, a consuntivo, ai vari aspetti principali. Sarà un appuntamento molto atteso che suscita a sua volta discussioni e polemiche. Come tutte le cose che funzionano troppo bene (vedi, per esempio, i “famosi” pesci d’aprile…), le pagelle alla Perdonanza dureranno poco. Fino al 2004.

Tappa verso il Giubileo

Che l’amministrazione del sindaco Centi e, di riflesso, l’organizzazione che da essa promana della Perdonanza 1996 punti sul Giubileo, prorompe dalla curatissima brochure ufficiale. […] Sulla stessa linea l’intervento programmatico dell’assessore comunale alla Promozione Culturale, nonché presidente del Comitato, Alfredo Moroni, il quale rilancia la necessità della trasformazione in Fondazione. […]

Il Sovrintendente Federico Fiorenza, che si firma “direttore Artistico”, scrive:

la memoria del passato può rappresentare la capacità di creare un presente e di immaginare il futuro. lavorare al grande evento giubilare della Città è stato un momento di crescita e di arricchimento, un confronto continuo con proposte artistiche, con carica umana e soprattutto con la ricerca storica, con il porre attenzione agli spazi, alle pietre, ai segni che altri uomini hanno lasciato nel tessuto urbano e nella storia della nostra città.

la Perdonanza, festa della riconciliazione, attraverso l’intreccio con la storia di altre città, di papi e di principi, corporazioni e capitani del popolo, terremoti e ricostruzioni, ha costruito le mura con mattoni di spiritualità e coscienza civile.

Quella coscienza che oggi ci obbliga, memori delle tante perdonanze vissute da altri uomini, a riconsiderare un diverso modo di interpretare quella parte della festa laica non più fatta di un susseguirsi di spettacoli ed eventi ospitati, costruiti da altre intelligenze, ma come legame al nostro passato ed alla capacità di ideazione e confronto tra i protagonisti del nostro patrimonio culturale. dal nostro passato dirompe una città di uomini forti, protagonisti della propria storia, dei propri dolori, dei propri successi e non certo partecipi meno di altri a quello sviluppo della società che dal basso medioevo ha costruito gli Stati moderni.

Allora nasce l’esigenza di ricreare quella polis perduta, quei rapporti tra gli uomini di una collettività che nella dialettica quotidiana e nelle differenze di opinione sanno comunque indicare ai propri figli un percorso.

Questa Perdonanza può creare o contribuire a creare quel clima nuovo del quale la nostra città ha tanto bisogno, di vera partecipazione, dove ognuno possa sentirsi protagonista, proprio mettendo a disposizione degli altri quell’insieme di immaginazione e poesia, umanità e sentimenti che ciascuno di noi possiede.

Un prato verde allegro di bandiere, cavalli in corsa, l’attesa della vittoria possono anche essere un modo di ricostruire insieme, di obbligarci ad essere lontani dai tempi di spettacolo che questa società ci impone, di darci il tempo di riflettere. Ci auguriamo di trasmettervi quella emozione che in questi anni di impegno nel pensare ad una nuova possibile Perdonanza abbiamo provato e che senz’altro ci ha resi diversi.

Avvicinamento al Giubileo e Perdonanza stessa che il professor Colapietra, manco a dirlo, stronca in un’intervista a dante Capaldi il quale, con classe, ingoia le velenose critiche:

Sul Giubileo, tema molto dibattuto in questi giorni e sulla figura di Papa Celestino v, abbiamo voluto ascoltare la “voce” del prof. Raffaele Colapietra, docente universitario e storico autore di numerose ed interessanti pubblicazioni scientifiche. Riportiamo, in sintesi, il suo pensiero, lasciando alla libertà del nostro interlocutore alcuni giudizi espressi, anche se in qualche punto non totalmente condivisibili con la linea editoriale della Rivista.

domanda. Prof. Colapietra, non ritiene che in questo ultimo periodo si stia esagerando con i programmi del Giubileo da parte delle varie amministrazioni abruzzesi?

riposta. «Il Giubileo è inteso, non soltanto in Abruzzo, purtroppo, pressoché esclusivamente come un colossale business turistico accentrato sul secondo millennio, anziché sui risvolti spirituali e religiosi dell’evento, a cui la società contemporanea è del resto obiettivamente, largamente estranea; le mobilitazioni oceaniche delle folle e l’eccitazione collettiva avendo preso il posto, anche a livello ufficiale, della profonda interiorità esistenziale ed individuale che dovrebbe presiedere al pentimento ed all’indulgenza. l’Abruzzo pone le sue modeste risorse ambientali ed artistiche a disposizione degli speculatori e degli affaristi avvalendosi meschinamente della vicinanza a Roma, che può far sperare in qualche scampagnata da parte di pellegrini che cerchino con l’aria di montagna di farsi passare la sbornia».

d. Perché tanto interesse per un “fenomeno” che è in netto contrasto ideologico con quanto la Chiesa sì è sforzata sinora di far conoscere?

r. «Sfortunatamente, l’ho appena detto, la Chiesa precettistica e trionfalistica di Giovanni Paolo II, col suo ossessionante look falsamente ecumenico, si è ben guardata dal far comprendere che per pregare occorre entrare in camera, chiudere la porta ed invocare il Padre in segreto per ottenere da lui, che vede nel segreto, la ricompensa celeste, come insegna il discorso della montagna Matteo 6,6. Il Giubileo è diventato perciò appunto un “fenomeno”, cioè, letteralmente, qualche cosa che appare, che si vede e va visto, anziché essere principalmente, per esprimerci alla Kant, un “noumeno” e cioè qualche cosa che si pensa, si medita e soprattutto, si sente per meritarne la grazia».

d. l’indulgenza di Celestino v, oggi, può avere ancora una valenza spirituale? Se sì, quale…

r. «l’indulgenza di Celestino v, malgrado tutte le amplificazioni possibili, e nonostante l’effettiva aspettazione, all’epoca, di un Papa “angelico”, rimane un rispettabile quanto circoscritto episodio nella storia della spiritualità medievale. Rispetto alle personalità autenticamente grandeggianti e dominatrici di Francesco d’Assisi e di Bonifacio vIII, Pietro da Morrone, che era stato eccellente interprete ed organizzatore di una delle tante reincarnazioni della tradizione benedettina, ha mostrato quale pontefice tutti i suoi limiti, a cominciare appunto dall’indulgenza, la cui audience, per tenerci a termini moderni, non ha mai superato l’ambito appenninico dell’Italia mediana ed è stata fino alla seconda guerra mondiale strettamente collegata, e sostanzialmente subordinata, all’estensione delle reliquie, in occasione della quale la spiritualità medievale assume una valenza antropologica del tutto marginale nei confronti di quella propriamente religiosa».

d. Può essere considerata attuale la lezione di Pietro del Morrone per i giovani?

r. «da quanto precede mi sembra discendere chiaramente la mia opinione netta- mente contraria ad una qualsiasi attualizzazione del messaggio e dell’opera di Celestino v, validi e significativi per i suoi tempi nei limiti circoscritti che sono stati indicati. le pretese aperture alla pace ed ai poveri non sono che forzature strumentalistiche di sue apprezzabili quanto modeste iniziative mediatrici e caritative, il minimo che si possa e si debba richiedere da qualsiasi pontefice».

d. Perché nel periodo della storia medioevale, un personaggio come Celestino V non viene neppure menzionato nei testi storici?

r. «lo scarso peso di Celestino v nella manualistica scolastica è dovuto all’effettiva modesta incidenza della sua personalità in un secolo straordinariamente ricco in proposito come il duecento. A livello scientifico, invece, i convegni storici svoltisi all’Aquila, con tutta probabilità la sola cosa seria venuta fuori dal recente revival della Perdonanza, hanno detto sul personaggio tutto ciò che seriamente e concretamente c’era da dirsi, anche se, a mio avviso, soffermandosi troppo su Pietro da Morrone, in quanto tale, ed assai meno sul tempo che fu suo, sui suoi interlocutori e soprattutto sul significato culturale della sua Congregazione nei secoli successivi».

d. Quando si finirà di ricostruire la storia come una sequela di nomi, date e battaglie e non come il cammino dell’uomo verso la civiltà?

r. «la storia “nozionistica” che viene insegnata a scuola da insegnanti impreparati a ragazzi distratti, non è che una noiosissima materia anacronistica, che nessuno in questa veste prenderebbe più sul serio in ambito scientifico. l’impreparazione degli insegnanti dipende in buona parte dall’irresponsabile demagogia degli anni Settanta, per la quale un po’ tutti abbiamo qualche cosa da rimproverarci; la distrazione dei ragazzi è un portato dei tempi, col falso enciclopedismo dell’informazione e col culto dell’effimero. Se nei ragazzi, peraltro, la semplice curiosità occasionale è in grado di dar vita ad un interesse più impegnato e ad un successivo approfondimento critico, per gli insegnanti non c’è che da attendere un ricambio generazionale, che fortunatamente è già in corso, e con risultati spesso più che confortanti».

Il nuovo corso

L’intervento sulla brochure ufficiale di monsignor Peressin è una sorta di canto del cigno. Quasi a certificare il nuovo corso che si vuole solcare, si assiste a una svolta in Curia: il Perdono cambia “padrone”. […] Nuovo corso, dunque, nel quale Celestino possa fungere da “sponsor” della città. lo anticipa, alla vigilia dei festeggiamenti, Fiorenza in un colloquio con Marina Acitelli […]

Come da tradizione, le polemiche partono preventive. Una raffica di interrogativi, per esempio, partono dalla penna di “tristam”, i cui articoli sotto pseudonimo stanno seminando lo scompiglio. nessuno, tranne il sottoscritto, sa chi sia tristam. Posso soltanto dire che non c’è più e manca tanto. A noi, a questa città. Scrive tristam:

tra qualche ora il velo si solleverà sulla 702.ma Perdonanza aquilana, la conferenza stampa illustrerà, a tre giorni dall’inizio delle manifestazioni, i contenuti delle stesse. dal Palazzo sono finora uscite scarne indicazioni operative l’incaricato del programma con relativo balletto delle dimissioni e con l’aggiunta di un esperto della comunicazione, i nomi dei componenti del comitato, l’abbondanza di mezzi a disposizione grazie a numerosi, ricchi sponsor.

Abbiamo alcune domande sulla punta della lingua che gradiremmo ricevessero ri- sposta nella presentazione odierna.

  • Che fine ha fatto la “Fondazione per la Perdonanza” costituita tempo addietro, con la presidenza del sindaco, visto che è stato costituito un Comitato e considerato che chi opera è sempre l’assessore Moroni? Mentre la Procura della Corte dei Conti sta esaminando le carte trasmessele dall’omologo ufficio penale, per l’accertamento dell’eventuale danno erariale (si parla di seicento milioni), non sarebbe stato necessario che la “Fondazione” avesse operato in proprio, distinguendosi, come era nelle motivazioni, totalmente dall’amministrazione comunale?
  • nell’annunciare l’affidamento dell’incarico di soprintendente a Federico Fiorenza, il sindaco Centi ha reso noto di aver anche nominato tal Bevilacqua, quale esperto per la Il Bevilacqua, infatti, può sicuramente essere definito tale ed è anche conduttore del programma televisivo Rai “Sereno variabile”. Il suo incarico è retribuito, se sì in qual misura? A proposito, l’incarico di Fiorenza è retribuito, se sì in qual misura?

  • II Consiglio regionale nella classica ultima seduta pre-feriale, ha approvato un progetto di legge di iniziativa consiliare (Aimola, Bergamotto, Cora, Fainella) che, affermando che «la Regione Abruzzo attribuisce alla Perdonanza Celestiniana grande valore spirituale e culturale» (sic), eroga un contributo di 200 milioni al Comune dell’Aquila o alla istituenda “Fondazione Perdonanza”, da liquidarsi a presentazione del consuntivo di Ora, mentre la proposta di legge completa il suo iter legislativo, si viene a sapere che il Comune (o il Comitato? o la Fondazione?) ha pagato, per la trasmissione in onda sulla Rai “Sereno variabile”, la somma di 120 milioni. È per questo che è stato nominato Bevilacqua, per una pubblicità a pagamento in Rai, sul suo programma? E che c’entra l’agenzia “Press” di Carlo e Franco Gizzi, come è apparso sulla stampa, e quanto è costata?*

  • Quanto c’è, di “spirituale e culturale”, ma anche di semplicemente “trasparente” in tutto ciò? di una Fondazione per la gestione della Perdonanza si parla dal 1992 e se ne parla proprio per gli equivoci emersi fin d’allora sulla sua gestione comunale o di un Comitato Ma Fondazione vuol dire un’intesa tra alcuni enti (o anche privati) che formano un patrimonio autonomo, i cui redditi sono destinati allo scopo, alla Perdonanza. Un’operazione di efficienza e trasparenza già messa in discussione dalla autonomina del sindaco a presidente. Un’operazione contraddetta dalle procedure finora seguite, che ripetono antichi errori, perfino aggravati. 

Una polemica destinata a ripetersi quella sulla Fondazione Perdonanza che, in effetti, non è mai nata. […]

Il palio

Del nuovo corso, la “corsa ad bravium” rappresenta l’apice. Ecco come Marina Acitelli racconta l’evento […] Da tristam, invece, arriva una stroncatura (“Inutile falso: povero Celestino”):

nessuno apprezza più di me le ricerche storiche, ma queste sono grandemente ingannatrici, se non sono poi lette con gli appropriati strumenti critici e interpretativi. Questi pensieri, tutt’altro che profondi e originali, bensì piani e direi quotidiani, mi si sono riproposti nel leggere il programma della Perdonanza e, ancor più, i resoconti della conferenza stampa. Particolarmente l’enfasi posta, appunto, ai ritrovamenti (?) archivistici che hanno fatto affermare che, d’ora in avanti, la Perdonanza cambia e che tra tre anni essa sarà conclamata in campo nazionale e internazionale.

Parliamo forse di Celestino, del Suo messaggio, della spiritualità (che gli allestitori della Perdonanza sembrano ridurre alla illustre presenza di un Principe della Chiesa celebrante un solenne pontificale, all’apertura della Porta Santa, cioè a certe solenni funzioni religiose)? Parliamo del “Palio ad bravium”, che già nell’espressione tardo

– latina appare maccheronico, artificioso. Una riscoperta che ci dice che nelle età passate, le feste popolari erano occasioni di sfide, tornei, gare, compiute secondo i costumi vigenti oggi, infatti, si fanno corse ciclistiche o motoristiche come allora si facevano con i cavalli. E allora? l’hanno fatto pure a Sulmona (con i cavalleggeri di Faenza). nel loro “aplomb” storico – culturale, gli allestitori non riescono a esprimere nemmeno il lecito sapore festaiolo, applicandosi a delineare “i confini dei Quarti”, tracciati secondo percorsi stradali, dimentichi dell’unico significato dei Quarti stessi e separando Santa Maria di Roio e San Marciano da Roio, San Pietro di Sassa da Sassa e così via.

Che cosa c’è di diverso, da una qualunque delle tante sagre che in questi giorni si celebrano intorno all’Aquila? Sicuramente la spesa e la presunzione, e se la Perdonanza deve essere l’ambasciatore dell’Aquila presso il Giubileo, la mortificazione che in essa si fa della spiritualità (non della sola fede) celestiniana rischia di annulare perfino l’unicità della Porta Santa fuori Roma. Un corteo falso – storico (con gli sbandieratori di valdisu, i tamburini di valdigiù e altri figuranti sul mercato), un palio reinventato che per nobilitarsi sceglie il “direttore artistico” come “maestro di campo” (in costume anche lui?), cento o centoventi milioni al programma televisivo di Bevilacqua, povero, povero Celestino!

Mi torna in mente la proposta del ministro Berlinguer. letta in questa chiave mi sembra del tutto valida: restituiamo braccia al lavoro manuale, che è più importante.

[…]

Le pagelle

Nel solito can can del post Perdonanza si inserisce, come novità, l’idea di dare delle pagelle alle questioni principali. Eccole, curate da Marina Acitelli, corredate da una mia valutazione-opinione sull’edizione appena conclusa:

Il Corteo: voto 6 –

Più dignitoso e interessante che in altre edizioni, il Corteo della Bolla si va liberando da tempi morti e scadenti sovrappiù. Permangono imperdonabili gli orrendi costumi da teatrino di paese dei figuranti aquilani che, oltretutto come ospiti, fan ben misera figura di fronte ai curatissimi, splendidi vestimenti dei gruppi umbri e toscani visti quest’anno (e a quelli già discreti dei “cugini” di lanciano e Sulmona)

La Curia: voto 7 –

La millenaria abitudine a programmare conferma l’ineccepibile svolgimento della parte religiosa della Perdonanza. Un punto in più per l’affacciarsi di monsignor Molinari sulla scena ufficiale. Carente e lacunosa invece, anche in confronto a trascorse edizioni, la ricerca culturale e spirituale sulla figura di Celestino v, e la diffusione della conoscenza della Porta Santa aquilana nei potentissimi circuiti del turismo religioso.

Il Palio: voto 5+

Buona anche se non originalissima l’idea del Palio, splendido ma da discutere il percorso, a tratti fantozziani gli incidenti dovuti ad un’improvvisata organizzazione alla Ridolini (le esilaranti partenze, l’imprevisto bastardino arrivato terzo, i figuranti che a metà percorso ci ripensano, gli estenuanti tempi morti). vale comunque la pena di continuare a provarci e anche (perché no?) di trasformarlo in Palio dei Castelli.

Pubblicità: voto5-

A livello di promozione e pubblicizzazione della manifestazione, la strada da fare è ancora lunghissima, e soprattutto va fatta per tempo e con professionalità. E meno male che quest’anno i sette milioni di spettatori di Sereno variabile e Osvaldo Bevilacqua saranno stati irretiti sì e no all’uno per mille. Altrimenti come e dove ne avrebbe accolto di più una città impreparata?

Marciano: voto 7+

vuoi vedere che il senso della polis degli aquilani passa attraverso il sentiero dei Quarti? E che la spinta all’aggregazione civile, fallita dalle Circoscrizioni, può rinascere su più antiche identità e appartenenze? l’impennata di orgoglio del Quarto di San Marciano vittorioso e l’accomunarsi degli abitanti in festa sotto l’egida dell’autonominato Capo-Quarto, barone Angelo de’ Nardis, legittimano il dubbio. 

Questo, invece, il mio commento:

Con la attesa conferenza stampa di stamattina, convocata a qualche giorno di distanza dalla chiusura probabilmente per fornire una riflessione più serena, cala il sipario sulla edizione numero 702 della Perdonanza e s’apre il consueto siparietto che ospiterà le polemiche, peraltro già innescate dalle dichiarazioni di alcuni dei protagonisti. le tradizionali polemiche fanno ormai parte della Perdonanza e come se sfilassero anch’esse, maligne e dispettose, dietro la Bolla, pronte a minare il fegato di amministratori ed organizzatori. Anzi, le polemiche sono forse il momento più frizzante e, dal punto di vista della “promozione”, il più fruttifero visto che per giorni e giorni la Perdonanza riesce a “stare sui giornali” nonostante la manifestazione sia bella che finita. di certo, in proporzione, la Perdonanza guadagna più spazio di quanto non ne abbia avuto prima della manifestazione, quando cioè avrebbe un disperato bisogno di pubblicità.

La promozione, appunto. Ecco la grande zavorra che probabilmente impedisce alla Perdonanza di decollare. l’Aquila è l’unica città del mondo (dopo Roma) ad avere una Porta Santa, a garantire un “Giubileo” annuale per l’indulgenza plenaria concessa da Papa Celestino v. Eppure non si riesce a “piazzare” a dovere la Perdonanza almeno nei circuiti turistici e-o turistico-religiosi Quest’anno si è tentato di ottenere una strada “privilegiata” con la Rai grazie al coinvolgimento di Osvaldo Bevilacqua (rimasto anche lui meravigliato dalle enormi potenzialità che hanno la Perdonanza ed il suo “testimonial” d’eccezione, Celestino v) e con lo stanzia- mento di 120 milioni di lire. Una goccia nel mare (che è stata, comunque, utile a fare “passare” l’Aquila e la Perdonanza su un programma seguitissimo come “Sereno variabile”) visto che per ottenere risultati apprezzabili, sostengono gli esperti, occorrerebbero almeno 600 milioni solo per ingraziarsi un circuito televisivo nazionale.

Ma quest’anno c’è stato forse il record nel ritardo della presentazione del pro- gramma, avvenuto solo qualche giorno prima con la sorpresa del Palio. Gli operatori turistici dicono che si può tentare di vendere bene un evento solo se si programma addirittura due anni prima, perché la “vendita” si fa un anno prima dell’evento stesso.

Estratti dal libro
TRENT’ANNI DI PERDONANZA –  Il secolare Giubileo Celestiniano dell’Aquila. Cronaca della rinascita dal 1983
di Angelo De Nicola
One Group Edizioni

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