A. De Nicola: La prima di Federico Fiorenza – Perdonanza 1993 (edizione 699)

Trent'anni anni di Perdonanza - Il secolare Giubileo Celestiniano dell’Aquila, Cronaca della rinascita dal 1983"

di Redazione | 16 Agosto 2020 @ 06:31 | CULTURA
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Dieci anni. Il primo vero anniversario, 1983-1993, della Perdonanza moderna, invece che una festa, segna la prima grande crisi della manifestazione.

D’altra parte, in piena Tangentopoli, spira forte anche all’Aquila il vento partito dalla Procura della Repubblica di Milano tanto che, proprio in quell’estate, all’Aquila ci sarà l’arresto-lampo del sindaco, il Dc Giuseppe Placidi.

Già nel maggio di quel 1993 il clima sulla Perdonanza è rovente.[…] Si alzeranno carte bollate e polveroni sulla Festa del Perdono la cui tolda, proprio a causa degli schizzi giudiziari, ha nel frattempo perduto uno dei suoi “padri” (il sovrintendente Errico Centofanti, sostituito da Federico Fiorenza). Ma di concreto, alla fine, non resterà nulla. Né per bene. Né per male.[…] La portata della questione non sfugge all’allora consigliere comunale indipendente, Biagio Tempesta, il quale presenta un’interrogazione al sindaco facente funzioni, il socialista Giovanni Giuliani, inviata per conoscenza al Procuratore della Repubblica. […]

Apriti cielo! Piovono inchieste. Che si concluderanno tutte in una bolla di sapone. Quella sulla Perdonanza. Quella per diffamazione dopo la querela presentata da Placidi contro Vespa e, soprattutto, quella avviata dalla Procura sul “nastro dei misteri”.

Annus horribilis, il 1993. Era stato facile profeta, in vista della 699. ma edizione, Padre Quirino Salomone che, ad aprile, scrive in un articolo intitolato “1993 quale Perdonanza”:

La città dell’Aquila sta vivendo momenti di profonda riflessione circa la Perdonanza Celestiniana. C’è nell’aria un diffuso senso di disagio a doversi pronunciare circa la vera identità della Perdonanza stessa. Dopo le ultime vicende che hanno scosso la nostra città, sono in tanti a chiedersi cosa ne sarà della Perdonanza. Ci si riferisce, però, ai festeggiamenti che, in questi ultimi anni, sono stati tanto grandiosi da indurre a dubitare che si potesse seguitare con quello stile.

Il vero senso della Perdonanza è stato come soffocato da una effervescente spettacolarità. Il turista è rimasto stupito dall’esteriorità, il pellegrino guastato dalle sceneggiate. Mi hanno più volte spiegato che in questo modo si sarebbe fatta una grande pubblicità della Perdonanza, ma non sono mai riuscito a far capire quanto ne sia stato distorto il senso. Si è voluto far notare anche la differenza tra la grande organizzazione della festa laica e il tono sommesso, debole della celebrazione religiosa. Quest’anno, per la verità, sono annunciati in tono minore anche i festeggiamenti civili.

Personalmente sono convinto che sia giunto il momento più favorevole per ascoltare il silenzio entro cui cogliere la profezia della Perdonanza. Non si tratta di finzione scenica ma di concreta riconciliazione di persone concrete (…). *

Nel consueto dibattito, il professor Raffaele Colapietra è tranciante in un suo intervento (titolo: «Così come è ora, va soppressa») in cui dà già la città per morta. Sotto il profilo culturale, politico e amministrativo. Eccolo:

Non intendo minimamente interferire sugli aspetti personali e sui retroscena finanziari che hanno condotto all’impasse attuale della Perdonanza.

Richiesto di un’opinione in merito, mi limiterò a sintetizzarla preliminarmente che quel che sto per dire vale soltanto come salvazione d’anima e dovere d’ufficio professionale, senza alcuna non dirò fiducia, ma neppure speranza di intendimento e di ricezione da parte di un’atmosfera culturale e civile che ritengo irrimediabilmente ed irreversibilmente compromessa a livello politico ed amministrativo, confortato quest’ultimo dal consenso di decine di migliaia di suffragi della sovranità popolare.

  • La Perdonanza deve abbandonare il goffo arcaismo dannunziano con cui la si definisce, e tornare a chiamarsi Perdono, come onestamente e cristianamente si è detto per secoli.
  • in quanto Perdonanza, la manifestazione, non integrabile né modificabile in alcun modo, va puramente e semplicemente soppressa; le occasioni vacanziere e pseudo-culturali dell’estate, dai danzatori dell’Amazzonia, al palo della cuccagna, assumano un’etichetta diversa.
  • In quanto Perdono, cioè rito collegato esclusivamente e formalmente con un sacramento della Chiesa cattolica, a quest’ultima ne va riconosciuta ed affidata l’esclusiva “gestione”, con partecipazione puramente collaterale da parte dell’autorità laica (spetterà a quella ecclesiastica valutare l’opportunità o meno, sotto il profilo devozionale ed antropologico, di tornare all’ostensione delle reliquie di San Pietro Celestino, nella quale è culminato il Perdono, forse fin dal loro trafugamento nel 1327, certamente da metà del Cinquecento, e fino alla memoria oculare ed auditiva dello scrivente, che non è ancora del tutto un rudere archeologico). Negli ultimi dieci anni, iniziativa altamente meritevole, a parte taluni limiti di prospettiva sui quali non è il caso di soffermarsi, è stata quella dei convegni di studi celestiniani.

Essa va mantenuta e potenziata, affiancandola con congrua presenza ecclesiastica, nell’occasione del settimo centenario della cerimonia di Collemaggio, che cade nel prossimo anno, 1994, come opportunamente segnalato da Luciano Fabiani.

Essa va peraltro soprattutto inserita in una serie di manifestazioni culturali innestate nella storia dell’Aquila, estese lungo l’intero arco dell’anno solare, ed in prospettiva almeno decennale, alle quali sarà doveroso invitare a collaborare, nei modi opportuni, le istituzioni artistiche, teatrali e musicali che costituiscono una realtà ineludibile all’interno del tessuto civile aquilano.

Se l’opinione pubblica lo riterrà opportuno ed i mezzi di comunicazione si mostreranno disponibili, lo scrivente sarà ben disponibile, a titolo puramente informativo, di illustrare ai suoi concittadini la accennata serie di manifestazioni culturali, subito dopo che l’amico Federico Fiorenza si sarà tratto fuor del pelago, come cordialmente gli auguro.

[…] Nel dibattito si inserisce Enzo Lombardi, all’epoca senatore, che parla di un’operazione di «destabilizzazione della Perdonanza ad opera di oligarchie miopi e conservatrici». […] A quello che sarà ribattezzato come il “teorema Lombardi”, replica Luciano Fabiani, come la Pezzopane consigliere comunale di Convenzione Democratica. […]

Senza sindaco (agli arresti) e in questo clima di feroci polemiche, si consuma la decima edizione, la prima dell’era Fiorenza. Così Isolina Scarsella racconta l’attesissimo Corteo:

Federico Fiorenza, coordinatore della Perdonanza, aveva promesso un Corteo della Bolla austero e rigoroso. E tale è stato. Un Corteo “corposo”, privo di orpelli e note stonate, ma ricco di colori e di tradizioni, quello che ieri pomeriggio ha attraversato il centro storico per raggiungere la basilica di Collemaggio.

Partita intorno alle 17 da Palazzo di Città, la sfilata ha attraversato, come sempre, corso Principe Umberto e corso Vittorio Emanuele, ha percorso l’ellisse di piazza Duomo per immettersi poi in viale Crispi e quindi in viale Collemaggio. Due ali di folla hanno accompagnato il corteo per l’intero cammino, confluendo, infine, nel piazzale di Collemaggio.

Ad occhio e croce, le presenze hanno subito una leggera flessione rispetto all’anno passato. Sono stati infatti non più di ventimila i turisti ed i fedeli accorsi all’edizione ’93 del Corteo della Bolla. Qualcuno, probabilmente, ha disertato l’appuntamento a causa degli ultimi, spiacevoli, eventi che hanno scosso il Palazzo. Mentre qualche altro ha preferito rivolgere, ai politici locali presenti alla sfilata, degli sfottò. Ma niente di più.

Dicevamo del Corteo. Come aveva preannunciato lo stesso Fiorenza, i gruppi sono usciti dalla residenza municipale quasi “partoriti” dalla stessa. Ad aprire la sfilata la banda della Brigata Acqui, seguita dai gonfaloni dell’Aquila e dei Quarti nonché da quelli delle città in qualche modo legate al capoluogo abruzzese. C’erano anche le delegazioni di Roma, Firenze, Milano e Palermo, città alle quali è stata idealmente dedicata la Perdonanza numero 699. E c’erano poi i gruppi storici di Lanciano, di Lucca, di Mondovì, di Acquaviva Picena, di Urbino, di Siena. Come c’erano gli sbandieratori di Assisi e Castel Madama, sempre molto apprezzati. Il tutto per un totale di circa trecento figuranti. Belli, festosi e i più con costumi dai tessuti davvero ricercati.

Per ultima è giunta, debitamente scortata, la preziosa Bolla (in rappresentanza del Governo, il ministro per le Riforme istituzionali, Leopoldo Elia). Quella stessa che San Pietro Celestino volle donare, nel 1294, alla sua amata città dell’Aquila, allora dilaniata da guerre interne. Quella stessa che istituiva la prima forma di Giubileo, ripresa sei anni dopo da Bonifacio vIII per l’Anno Santo.

Alla basilica, il Corteo è giunto intorno alle 19. L’arcivescovo dell’Aquila, Mario Peressin, ha salutato il cardinale Angelo Sodano. Dopodiché ha preso la parola il sindaco facente funzione, Giovanni Giuliani. «Insieme con le rappresentanze ita- liane e straniere, che qui s’intrecciano con gli aquilani e gli abruzzesi per testimoniare la comune volontà di superamento d’ogni barriera tra i popoli – ha detto Giuliani – innalziamo da Collemaggio un appello al mondo intero perché le ragioni dell’uomo, misura di tutte le cose, siano aiutate a prevalere sugli egoismi, sulle discriminazioni, sull’intolleranza, sulla paura, sulla violenza».

Lo stesso sindaco ha letto poi quanto riportato nella pergamena celestiniana.

«…Annualmente assolviamo da ogni colpa e pena, che meritano per tutti i peccati e misfatti commessi sin dal battesimo, tutti coloro che, veramente pentiti e confessati, saranno entrati nella predetta Chiesa dai vespri della vigilia della festività fino ai vespri immediatamente seguenti la festività».

Tre colpi col ramo d’ulivo del Getsemani da parte del cardinale Sodano e la Porta Santa si è spalancata. Per il rinnovarsi del dono di Celestino.

Si diceva degli sfottò durante il Corteo. Questa la cronaca di colore di Alessandro Orsini che titola “Aria triste, un funerale del sistema politico”:

Applausi per tutti, tranne che per i politici. Si respirava aria pesante, ieri pomeriggio, al corteo che portava verso la basilica di Collemaggio la Bolla del Perdono. Un’aria pesante che si rifletteva nei volti dei pochi amministratori che hanno sfilato nel corteo, caratterizzato proprio dall’interrompersi degli applausi subito dopo il passaggio della Dama che portava la Bolla. Come per incanto, chi applaudiva cessava subito dopo il passaggio della Dama, quasi nel timore che l’eco del battito delle mani potesse durare per i successivi cinque metri, quelli che separavano la Bolla di Celestino v dalla fila dei politici cittadini. (…)

Ma il corteo ha avuto anche un momento di tensione quando, alla fine di corso Umberto, davanti al cinema Rex un paio di giovanotti hanno gridato per «Tragnone, Tragnone!», inneggiando al magistrato che all’Aquila, per la gente, simboleggia la voglia di trasparenza e di pulizia. Mentre un altro, rivolgendosi al vicino, al passaggio dei politici diceva ammiccando: «Certo, se la polizia lo facesse proprio adesso un blitz…». E un altro, sotto i Portici, non ha voluto guardare il passaggio dei “big”: «A gente come questa – ha detto – è meglio girare le spalle».

Il corteo è proseguito senza incidenti fino alla basilica di Collemaggio, dove la cerimonia si è svolta secondo i tempi previsti nel programma. Carabinieri e Polizia, con attenzione ma con tanta discrezione, hanno vigilato perché non accadessero incidenti o clamorose manifestazioni. Ma la gente non sapeva, e chi sapeva era nel corteo che, guardando le facce del politici, sembrava un funerale. Già, il funerale di un modo di fare politica in cui i cittadini, al di là di come andranno poi a finire le inchieste, non hanno più fiducia.

Cala il sipario anche sulla decima edizione. Eccone il consueto bilancio a caldo, soprattutto dal punto di vista del Sovrintendente, nella cronaca di Isolina Scarsella:

«È stata un’esperienza bellissima, di quelle che ogni persona dovrebbe fare almeno una volta nella vita». Federico Fiorenza, coordinatore della Perdonanza celestiniana ’93, è al settimo cielo. E, all’indomani delle celebrazioni, vuole parlare di tutto. vuole raccontate di come e nata la “sua” Perdonanza celestiniana ’93, di come è venuta su tra mille difficoltà, di come la gente comune l’abbia apprezzata, di come la manifestazione potrà, in prospettiva, crescere.

Ma è una soddisfazione misurata quella di Fiorenza. «Tenendo conto della mia mania di perfezione – dice infatti – non posso lamentarmi di come sono andate le cose. A mente fredda ritengo che qualcosa poteva essere ulteriormente migliorata. Ma la gente, quella che ha vissuto in prima persona la manifestazione, mi ha regalato solo consensi. E questo mi gratifica più d’ogni altra cosa». Tra le espressioni di congratulazioni, quella del generale Dario Orzan, comandante del CTo, che ha inviato a Fiorenza una breve nota. Poche parole per esprimere l’apprezzamento dei militari, presenti alla Perdonanza con la banda della Brigata Acqui, per il Corteo ma anche per le celebrazioni nel loro insieme.

«Non è stato facile – prosegue Fiorenza – portare all’Aquila le delegazioni di Milano, Firenze, Roma e Palermo. Ma riflettendo sul messaggio di Celestino, ho pensato che era il caso di guardare ai problemi di casa nostra, prima di volgere lo sguardo a quelli della Bosnia o di altre realtà internazionali. Del resto quello degli attentati è un problema di estrema attualità».

Federico Fiorenza ha dovuto in primis lottare contro il tempo. Una ventina di giorni appena per organizzare la Perdonanza, e per di più a ridosso del Ferragosto, sarebbero stati pochi per chiunque. Ma lui, da uomo di spettacolo abituato a questo e ad altro, si è rimboccato le maniche e col supporto dei giovani del Comune è riuscito a mettere in piedi uno staff affiatato ed entusiasta.

La Perdonanza “targata” Fiorenza è stata breve, appena tre giorni, semplice ed austera. Una formula che il grande pubblico ha dimostrato di apprezzare notevolmente. Ben riuscita la giornata inaugurale con l’accensione del tripode della Pace sulla torre di Palazzo di Città (presenti i genitori del ventenne trucidato nell’ex Jugoslavia). Addirittura spettacolari i successivi fuochi. Ma è stato il Corteo della Bolla il vero punto di forza di questa edizione. Fiorenza per riportare la sfilata nell’ambito dello storico ha messo mano “all’accetta”. Ha tagliato gli inestetismi, i fronzoli, ciò che in sostanza dava in passato al Corteo un sapore decisamente folkloristico. «La sfilata degli anni scorsi – dice ancora Fiorenza – mi divertiva. Era un qualcosa aperto a tutto. Una scelta, se vogliamo, di grande coraggio. Io paradossalmente ho optato per una posizione più sicura, lasciando spazio allo storico e solo a quello».

Ed è proprio per essere fedele alla storia che Fiorenza ha recuperato pure i costumi dei quattro Quarti aquilani. «È stato comunque – e ancora il suo bilancio – un anno di passaggio, una sorta di prova generale alla quale la città ha risposto benissimo». A questa Perdonanza, il cui costo non ha superato i trecento milioni di lire, hanno preso parte circa 400 figuranti e una cinquantina tra artisti singoli e gruppi. «Ma ora – conclude Fiorenza – dobbiamo veramente crescere. L’anno prossimo si celebreranno i 700 anni della Perdonanza. occorre pensarci sin da adesso, creando un apposito Ente, e in seno ad esso un Comitato scientifico aperto ai cittadini e alta cultura. La Perdonanza deve guardare al mondo e, non pensare più alle città gemellate ma ai Paesi europei ed extraeuropei gemellati. Solo cosi la Perdonanza potrà decollare».

Ma occorre gettare le basi immediatamente.

Estratti dal libro
TRENT’ANNI DI PERDONANZA –  Il secolare Giubileo Celestiniano dell’Aquila. Cronaca della rinascita dal 1983
di Angelo De Nicola
One Group Edizioni

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