A chi sono andati i fondi Pnrr per le discipline Stem e le lingue

Un decreto del ministero dell’istruzione ha distribuito i fondi in maniera proporzionale sulla base della popolazione scolastica di ogni istituto

di Redazione | 14 Dicembre 2023 @ 05:00 | AMMINISTRAZIONE E FISCO
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In un mondo reso sempre più interconnesso per mezzo di internet e degli strumenti digitali, la capacità di padroneggiare le nuove tecnologie rappresenta una delle competenze da garantire fin dai primi anni di istruzione. Per questo motivo, all’interno del piano nazionale di ripresa e resilienza è presente una specifica misura finalizzata a potenziare i percorsi di apprendimento delle cosiddette materie Stem (scienze, tecnologia, ingegneria, matematica), oltre che delle lingue.

Negli ultimi mesi il ministero dell’istruzione e del merito ha diffuso una serie di atti che specificano i criteri con cui sono stati ripartiti i fondi tra gli istituti scolastici e quali progetti potranno essere realizzati con le somme assegnate. Le scuole beneficiarie non hanno dovuto partecipare a nessun bando per ottenere queste risorse, assegnate automaticamente sulla base di un criterio demografico. Si tratta di un metodo che il ministero dell’istruzione ha utilizzato anche per altre risorse del Pnrr, come ad esempio quelle del piano Scuola 4.0. Tuttavia questa scelta comporta alcune insidie.

In un mondo reso sempre più interconnesso per mezzo di internet e degli strumenti digitali, la capacità di padroneggiare le nuove tecnologie rappresenta una delle competenze da garantire fin dai primi anni di istruzione. Per questo motivo, all’interno del piano nazionale di ripresa e resilienza è presente una specifica misura finalizzata a potenziare i percorsi di apprendimento delle cosiddette materie Stem (scienze, tecnologia, ingegneria, matematica) oltre che delle lingue.

Negli ultimi mesi il ministero dell’istruzione e del merito ha diffuso una serie di atti che specificano i criteri con cui sono stati ripartiti i fondi tra gli istituti scolastici e quali progetti potranno essere realizzati con le somme assegnate.

Le scuole beneficiarie non hanno dovuto partecipare a nessun bando per ottenere queste risorse che sono state assegnate automaticamente sulla base di un criterio demografico. Si tratta di un metodo che il ministero dell’istruzione ha utilizzato anche per altre risorse del Pnrr, come ad esempio quelle del piano Scuola 4.0. Tuttavia questa scelta comporta alcune insidie.

In primo luogo il fatto che le scuole dovranno presentare i progetti solo successivamente all’assegnazione dei fondi e che ciò potrebbe portare a delle rinunce. Non è detto infatti che tutti i soggetti beneficiari saranno in grado di presentare proposte adeguate. Il quadro della distribuzione delle risorse nei territori potrebbe quindi mutare. Ma sono proprio le scuole più in difficoltà, anche dal punto di vista organizzativo, quelle che avrebbero maggiormente bisogno dei fondi del Pnrr.

Inoltre, se da un lato è vero che anche con lo strumento dei bandi il mondo dell’istruzione ha fatto registrare delle difficoltà, come testimonia la vicenda del bando sugli asili nido, bisogna anche rilevare che la scelta di finanziare maggiormente le scuole con più studenti e insegnanti, poteva essere integrata attraverso il ricorso a indicatori ulteriori. Parliamo ad esempio delle informazioni sui divari educativi, socio-demografici e di dotazione del patrimonio edilizio scolastico. Così da poter indirizzare le risorse nei territori con maggiore fabbisogno

Gli investimenti del Pnrr per l’insegnamento delle discipline Stem e delle lingue

La misura del Pnrr denominata Nuove competenze e nuovi linguaggi si pone l’obiettivo di investire in abilità digitali, comportamentali e applicative andando così a integrare la forte componente culturale e teorica propria del sistema educativo italiano tradizionale.

Con il Pnrr si punta a formare sia gli studenti che gli insegnanti.

Da questo punto di vista, l’investimento punterà in maniera significativa sull’insegnamento delle cosiddette materie Stem, comprensive anche delle neuroscienze. Si prevede poi anche un corso obbligatorio di programmazione per tutti gli studenti nell’arco del loro ciclo scolastico. Ciò dovrà avvenire anche attraverso metodi di insegnamento innovativi che si differenzino dalle classiche lezioni frontali. Tra gli obiettivi che si pone la misura inoltre c’è anche quello del superamento degli stereotipi di genere che continuano a scoraggiare le donne dall’intraprendere percorsi di formazione in ambito scientifico.

L’investimento però non si limita solo alle materie Stem. Si prevedono infatti anche percorsi per il potenziamento del multilinguismo, non solo tramite l’erogazione di corsi, ma anche attraverso la promozione della mobilità internazionale sia dei docenti che degli studenti.

Con questo investimento peraltro il nostro paese recepisce una raccomandazione del consiglio dell’Unione europea del 2020 che chiedeva di investire nell’apprendimento a distanza, nonché nell’infrastruttura e nelle competenze digitali di educatori e studenti.

In base al cronoprogramma del Pnrr gli obiettivi di questa misura dovranno essere conseguiti entro la fine del prossimo anno scolastico. Entro il 30 giugno del 2025 infatti ci si attende che almeno 8mila scuole abbiano avviato percorsi di orientamento nelle materie Stem rivolti agli studenti. Allo stesso tempo, dovranno essere erogati agli insegnanti almeno mille corsi annuali di lingua e metodologia.

La misura non è oggetto della proposta di modifica del Pnrr che il governo ha presentato alle istituzioni europee e che è stata recentemente approvata. Pertanto i target da raggiungere rimangono quelli indicati nella previsione originaria.

Come si distribuiscono i fondi sul territorio

Il decreto che assegna agli istituti la maggior parte dei fondi previsti dalla misura è stato firmato dal ministro Giuseppe Valditara lo scorso 12 aprile. Le risorse dedicate alla formazione degli studenti ammontano a 600 milioni. Come anticipato nell’introduzione, sono stati ripartiti tra i vari istituti di ogni ordine e grado in proporzione al numero degli studenti iscritti, come risultanti dall’anagrafe delle istituzioni scolastiche statali per l’anno 2022-2023.

Altri 150 milioni sono stati stanziati a favore dei docenti per la realizzazione di percorsi formativi di lingua e di metodologia Clil (Content language integrated learning) di durata annuale, finalizzati al potenziamento delle competenze e delle metodologie di insegnamento. In questo caso la distribuzione dei fondi è avvenuta sulla base del numero dei docenti in organico presso ciascuna scuola così come riportato nell’anagrafe. Nel primo caso come nel secondo, le scuole quindi non hanno avuto bisogno di presentare proposte per accedere a queste risorse. La definizione dei progetti da realizzare infatti viene rinviata a un secondo momento.

I fondi Pnrr sono stati assegnati automaticamente, senza che fosse necessario presentare proposte.

Questo compito spetta all’unità di missione del Pnnr del ministero. Tale ufficio dovrà procedere alla stipula degli accordi di concessione del finanziamento con i soggetti attuatori e alla definizione di indicazioni per la progettazione, la gestione e la rendicontazione. Questi passaggi risultano ancora da completare.

Il riparto delle risorse delineato dal decreto ministeriale quindi non deve considerarsi definitivo. Solo successivamente alla stipula degli accordi e all’invio di tutta la rendicontazione richiesta, le scuole beneficiarie saranno certe di ricevere i fondi. Potrebbero quindi esserci dei cambiamenti a seguito di eventuali rinunce o di proposte giudicate non consone.

Tenendo conto di queste indicazioni possiamo osservare che a livello provinciale il territorio che riceve più fondi è Roma con circa 48,5 milioni di euro. Seguono la città metropolitana di Napoli (48,4 milioni) e quella di Milano (33,9). In media ad ogni istituto sono andati circa 90mila euro.


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