A che punto sono le casse integrazioni? La consulente: “Norme complesse, per seconda tranche ci vorrà tempo”

di Mariangela Speranza | 16 Giugno 2020 @ 06:58 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Le casse integrazioni di marzo e aprile sono state quasi tutte autorizzate e adesso sono in pagamento, quelle relative al mese di maggio sono invece in fase di invio proprio in questi giorni. Dovremmo ora iniziare a fare richiesta per le settimane successive ma, a oggi, non disponiamo delle procedure necessarie nemmeno per poter cominciare a lavorarci su”.

Con migliaia di aziende chiuse nello stesso momento causa-covid, circa 26mila consulenti del lavoro in tutta Italia hanno dovuto fare i conti negli ultimi mesi con l’iter di richiesta per gli ammortizzatori sociali, scontrandosi ogni giorno con le difficoltà legate all’inefficienza del sistema statale. Un sistema che, spiega la consulente aquilana Paola Simone si è rivelato essere farraginoso sin da subito, a seguito dell’ampliamento a tutte le zone del Paese delle limitazioni all’esercizio di numerose tipologie di attività” e che anche allora ha indotto numerosi professionisti del settore e i rappresentanti di categoria a richiedere alle istituzioni la semplificazione delle procedure.

Una semplificazione necessaria anche e soprattutto a fronte delle proroghe dei pagamenti decise con l’avanzare delle settimane. L’ultima, risalente solo alla giornata di ieri. Nel corso dell’incontro con Cgil, Cisl e Uil per il secondo giorno di Stati generali a villa Pamphilj, il premier Giuseppe Conte ha infatti annunciato la predisposizione di un decreto legge “grazie al quale le aziende e i lavoratori che hanno esaurito le prime 14 settimane di cassa integrazione potranno richiedere subito le ulteriori 4 approvate con il decreto Rilancio”.

Il problema, dice la consulente aquilana, è però rappresentato ancora una volta dalla farraginosità del sistema nazionale.

“Parliamo di procedure per lo più attuabili nel caso di singole aziende e del tutto inadatte a fronteggiare il tipo di crisi che stiamo vivendo – aggiunge -. La mole di lavoro e di passaggi è enorme e ha reso tutto più difficoltoso. A mio avviso, non era questo il modo di gestire un evento di così grande impatto. Sarebbe stato più semplice snellire gli iter sin dall’inizio, in modo da poter erogare a pioggia gli importi e permettere a tutti di ricevere i soldi necessari”.

Soldi che, per quanto riguarda quindi l’ultima tranche, non si sa ancora bene come e quando assegnati. Non si fermano intanto nemmeno le polemiche legate ai ritardi relativi alle settimane passate. Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha riferito, alcuni giorni fa, che l’attuale giacenza sarebbe di circa 420mila bonifici ancora da effettuare “che si riducono ogni giorno visto il grande impegno della struttura”.

“Entro questa settimana sono sicuro che azzereremo tutto – aveva dichiarato fiducioso. Ma all’appello mancherebbero in veritò ancora quasi la metà dei pagamenti autorizzati, con circa 200mila persone che ancora aspettano l’assegno del 12 giugno.

“Il problema più grande – conclude Paola Simone – è rappresentato soprattutto da quelle famiglie che, proprio a causa di questi assurdi meccanismi, ancora non ricevono nulla e che devono comunque riuscire ad arrivare a fine mese. Non perché i soldi non ci siano, ma proprio a causa della confusione che si è venuta a creare quanto alle modalità e agli strumenti per l’assegnazione, su cui ancora oggi noi consulenti stiamo lavorando assiduamente, cercando a districarci nella giungla di una normativa troppo complicata e differenziata “.


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