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La fretta sulle strade? Una cattiva consigliera

La fretta? La strada non è un velodromo. Questo è un dato oggettivo, ma nella realtà è luogo di sfogo delle nostre frustrazioni, di stati

La fretta? La strada non è un velodromo. Questo è un dato oggettivo, ma nella realtà è luogo di sfogo delle nostre frustrazioni, di stati d’animo, diventa specchio della nostra personalità. In strada si esprime, a volte, ciò che in casa viene represso e nascosto. Viviamo in uno stato di perenne urgenza, vittime della fretta. Fretta di arrivare a lavoro, fretta di tornare a casa, fretta di andare al supermercato, fretta di raggiungere un bar per il caffè. “Ho fretta, fretta , fretta”, gridava il Bianconiglio di Lewis Carroll senza una reale necessità, tradendo un disagio interiore. Sempre in ambasce, sfrecciamo sulle strade cittadine come ossessi, in deficit di tempo. Le auto diventano i nostri piccoli regni ambulanti, espressioni del nostro misero potere. Don Eligio Gelmini, fondatore della “Comunità Incontro” e “Mondo X”, scrisse un saggio proprio sul rapporto uomo-auto. Da profondo psicologo dell’animo umano, sottolineava nei suoi scritti la volubilità e fragilità dell’uomo. Questo, salito in auto, si trasforma in “pilota”, con ogni forma di licenza, quasi fosse uno status. Così: inveisce contro il pedone lento ed indeciso; strombazza al semaforo a chi lo precede se questi non è pronto a muoversi allo scattare del verde, manco fosse la partenza della formula 1; centra in pieno la pozzanghera a tutta velocità docciando i passanti e la mimica facciale e il labiale esprimono stizza e turpiloquio. Ovviamente, una volta sceso dall’auto, torna ad essere pedone, in una condizione di debolezza e, di contro, si trova ad inveire, a sua volta, contro l’automobilista prepotente e maleducato. Doti da camaleonte.

Il problema della velocità sostenuta delle auto nel traffico cittadino e nelle periferie è davvero incalzante.

Lo dicono i numeri degli incidenti sulle strade. Qualche settimana fa, una cucciola di cinghiale è stata investita lungo via antica Arischia. Probabilmente e fortunatamente, il conducente l’autovettura non ha riportato danni, ma la piccola cinghiale aveva le zampe posteriori fratturate. Il suo branco vagava nelle vicinanze, ma come poteva aiutarla? La piccola si era trascinata in un piccolo ricovero nel verde a lato della strada. Il servizio veterinario della Asl è prontamente intervenuto sul posto e la cucciola è stata “addormentata”. I sanitari hanno detto che i cinghiali scendono in città perché ricacciati a valle dai lupi e in cerca di cibo fra i cassonetti strabordanti di spazzatura e sui cigli delle strade, dove le persone incivili gettano ogni tipo di avanzo di cibo. Le macchine sfrecciano a velocità sostenuta anche in prossimità delle scuole e via antica Arischia sembra una pista di km lanciato. E’ puro azzardo anche solo attraversare la strada. Il discorso, ovviamente, non è circoscritto a questa arteria cittadina, ma generalizzato a tutte le vie del centro e strade periferiche. Si auspica un intervento della municipalità perché in zona vengano apposti dossi limitatori di velocità e autovelox. Per quanto riguarda noi cittadini al volante, dobbiamo osservare maggior rispetto verso il prossimo e per l’ambiente in cui viviamo e magari imparare ad uscire 10 minuti prima. La fretta è una cattiva consigliera.