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Abruzzo, 26 comuni perdono lo status montano: a rischio 15 milioni di euro

Abruzzo, 26 comuni perdono lo status montano: a rischio 15 milioni di euro
Nuova classificazione taglia 26 comuni montani in Abruzzo. Sindaci contro Regione: a rischio 15 milioni Fosmit, scuole e servizi

La nuova classificazione voluta dal ministro Calderoli riduce da 227 a 200 gli enti riconosciuti come montani. La Regione esulta, i sindaci denunciano un “bagno di sangue” per servizi scolastici, sanitari e fondi vitali.

Il Coordinamento Montagna della Conferenza delle Regioni ha dato il via libera alla proposta di nuova classificazione dei comuni montani. La geografia amministrativa dell’Abruzzo cambia: 200 comuni manterranno lo status, 26 lo perderanno. La riforma, voluta dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, ridisegna la mappa secondo criteri diversi da quelli fissati nel 1952.

La Regione Abruzzo parla di risultato positivo. L’assessore agli Enti locali Roberto Santangelo ha ricordato che la prima proposta del ministro prevedeva solo 177 comuni riconosciuti come montani. «Ritengo positivo il risultato raggiunto dall’Abruzzo in sede di trattativa tra le Regioni», ha dichiarato Santangelo, sottolineando il lavoro di mediazione che ha portato a quota 200.

Diverso il tono dei sindaci coinvolti nel taglio. Vincenzo D’Ercole, primo cittadino di Castiglione Messer Raimondo, uno dei 26 comuni esclusi, ha parlato di «vero e proprio bagno di sangue». «È davvero sconcertante la soddisfazione della Regione Abruzzo», ha dichiarato D’Ercole. «Probabilmente non sono pienamente consapevoli delle conseguenze e dei paradossi che un atto di questo tipo andrebbe a generare».

I nuovi criteri: non basta l’altitudine

La riforma abbandona il criterio unico dell’altitudine. I nuovi parametri combinano pendenza del territorio e quota media. Un comune viene classificato come montano se soddisfa almeno uno dei seguenti requisiti:

  • almeno il 20% della superficie sopra i 600 metri e almeno il 25% del territorio con pendenza superiore al 20%
  • altitudine media pari o superiore a 350 metri e almeno il 5% della superficie con pendenza superiore al 20%
  • altitudine media pari o superiore a 400 metri
  • altitudine massima pari o superiore a 1.200 metri

Secondo questa griglia, 14 comuni della provincia di Chieti perdono lo status: Archi, Atessa, Casalanguida, Casoli, Cupello, Dogliola, Fresagrandinaria, Furci, Gissi, Lentella, Monteodorisio, Roccamontepiano, Roccascalegna, Scerni. In provincia di Teramo escono dalla lista Atri, Canzano, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Cellino Attanasio, Montefino, Notaresco. In quella di Pescara: Bolognano, Manoppello, Scafa, Penne, Turrivalignani.

Fosmit, scuole e unioni montane: cosa si perde

Le conseguenze del declassamento non sono simboliche. Angelo Radica, presidente di ALI Abruzzo, ha elencato i rischi concreti. «Non è la medaglietta di “Comune montano” che interessa a chi vive e amministra questi territori, ma la possibilità di ottenere risorse vitali», ha detto Radica. «Se la nuova classificazione fosse confermata, 26 enti perderebbero finanziamenti da cui dipende la possibilità di garantire coesione sociale e qualità della vita ai cittadini».

Il primo nodo riguarda il Fondo per la Montagna (Fosmit), che in Abruzzo distribuisce circa 15 milioni di euro. Le risorse coprono interventi di messa in sicurezza del territorio, acquisto di attrezzature come scuolabus e spazzaneve, sostegno alle giovani coppie, sanità, agricoltura. I 26 comuni esclusi non potranno più accedere a questi fondi.

Il secondo riguarda le scuole. I comuni montani godono di requisiti agevolati per costituire autonomie scolastiche. Senza lo status, i 26 enti dovranno uniformarsi ai parametri standard del resto del territorio. Questo mette a rischio l’autonomia amministrativa dei presidi. D’Ercole ha spiegato il paradosso con un caso concreto: «Castiglione Messer Raimondo è coinvolto assieme a Castilenti e Montefino, anch’essi interessati dalla perdita dei requisiti di comune montano, in un’unità scolastica con Bisenti ed Arsita. I servizi scolastici si allontanerebbero, facendo venire meno un antidoto allo spopolamento».

C’è poi la contraddizione con la legge regionale 42 del 2023, che incentiva la costituzione di Unioni montane. «La stessa Regione ci spinge a costituire le Unioni montane», ha osservato D’Ercole, «ma se la nuova classificazione venisse approvata una buona parte degli enti coinvolti in quel processo dovrebbe abbandonarlo, visto che andrebbero a perdere la qualifica necessaria di comuni montani. Grande spreco di risorse ed energie».

Il fronte delle critiche: dall’opposizione ai sindaci

Michele Fina, senatore e tesoriere nazionale del Partito Democratico, ha definito il taglio «un danno gravissimo non solo sul piano amministrativo ed economico ma anche su quello identitario e sociale». «Parliamo di comunità che custodiscono storia, tradizioni e presidio del territorio, e che invece di essere sostenute vengono progressivamente indebolite», ha dichiarato Fina. «Ancora più sconcertanti sono le dichiarazioni soddisfatte di alcuni esponenti regionali del centrodestra, che appaiono fuori dalla realtà e offensive verso amministratori e cittadini che ogni giorno lottano contro lo spopolamento e la carenza di servizi».

Angelo Radica ha chiesto misure compensative. «Prima di procedere a un’eventuale riduzione del numero dei Comuni montani è necessario predisporre soluzioni alternative per chi rimarrebbe escluso», ha detto il presidente di ALI Abruzzo. «In assenza di misure compensative, il rischio concreto è quello di un nuovo e pesante taglio alla finanza comunale».

Luciano Piluso, sindaco di Schiavi di Abruzzo, ha proposto una diversa ripartizione dei fondi. «Io sarei stato più restrittivo», ha detto Piluso. «All’interno di questo gruppo di Comuni individuati dai nuovi criteri, farei una divisione dando tutele maggiori a chi vive proprio in montagna soffrendo lo spopolamento, la distanza dai grandi centri, dagli ospedali, dalle scuole e affrontando maggiori spese quotidiane come quelle per il riscaldamento. La politica deve decidere se si devono far vivere o no queste zone».

La replica della Regione: più fondi, sostegno anche agli esclusi

L’assessore Santangelo ha assicurato che la nuova normativa «renderà ancora più incisiva la politica di incentivi in favore dei comuni montani, in relazione soprattutto al Fondo per la Montagna». La Regione ha preso un impegno: «In sede di utilizzo della quota regionale delle risorse Fosmit 2025 la Regione terrà conto delle esigenze dei comuni compresi nell’elenco storico predisposto sulla base della legge del 1952, ma che non rientrano nei nuovi criteri di classificazione».

Resta aperta la questione dell’ammontare dei fondi disponibili. La promessa di tenere conto anche degli enti esclusi non chiarisce se i 15 milioni di euro del Fosmit saranno sufficienti a coprire le esigenze di 227 comuni o se si procederà con una ripartizione più selettiva a favore dei 200 riconosciuti.

La prossima settimana a Gamberale si terrà una riunione dei sindaci per stilare le osservazioni alla proposta. La decisione finale spetta al ministro Calderoli. I 26 comuni aspettano di sapere se la geografia amministrativa cancellerà decenni di riconoscimenti o se il confronto con i territori porterà a un ripensamento.