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Violenza sessuale, in Commissione Giustizia del Senato cambia l’impianto: le critiche di Simona Giannangeli

Progetto Case Pagliare di Sassa violenza sessuale violenza contro le donne PizzoliinRed
La nuova proposta di testo unificato in materia di violenza sessuale sostituisce il testo approvato nel novembre 2025

La nuova proposta di testo unificato in materia di violenza sessuale, presentata il 22 gennaio in Commissione Giustizia del Senato, sostituisce il testo approvato nel novembre 2025, che – secondo Simona Giannangeli, avvocata e consigliera comunale di L’Aquila Coraggiosa – era “finalmente incentrato sul consenso libero e attuale”. La posizione è contenuta in un intervento pubblico in cui Giannangeli contesta l’impostazione del nuovo articolo 609-bis del codice penale, come riportato nel resoconto sommario della seduta.

Il nuovo testo: “contro la volontà” e valutazione di “situazione e contesto”

Nel resoconto, la presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, in qualità di relatrice, presenta una proposta che “raccoglie le indicazioni e le sollecitazioni emerse nel dibattito”, motivando l’intervento anche con la necessità di modifiche “prevalentemente tecnico-giuridiche”.

La riformulazione proposta dell’articolo 609-bis viene sintetizzata così:

“Chiunque, contro la volontà di una persona, compie nei confronti della stessa atti sessuali ovvero la induce a compiere o subire i medesimi atti è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso”.

Il nodo del dissenso e il tema probatorio

Per Giannangeli, il punto critico è lo spostamento dell’asse dal “consenso libero e attuale” alla “volontà contraria” e al dissenso, con il rischio di rimettere sulle persone offese l’onere di dimostrare una contrarietà esplicita, da interpretare anche alla luce del “contesto” e delle “circostanze”.

Secondo l’avvocata, la previsione che richiama la valutazione della volontà contraria “tenendo conto della situazione e del contesto” introduce un elemento potenzialmente ambiguo e suscettibile di letture non uniformi, soprattutto nei procedimenti in cui emergono dinamiche di immobilità o blocco emotivo (freezing).

Cornice di pena: la contestazione sulla riduzione a 4-10 anni

Nel testo proposto la cornice edittale indicata è la reclusione da quattro a dieci anni. Giannangeli critica anche questo aspetto, ritenendolo un arretramento sul piano della risposta sanzionatoria.

“Vittimizzazione secondaria” e processi: il richiamo all’esperienza in aula

Giannangeli collega la riformulazione proposta alle difficoltà che, a suo dire, molte persone offese incontrano nei processi per reati riconducibili al “Codice Rosso”, richiamando il tema della vittimizzazione secondaria e la necessità di evitare che il percorso giudiziario diventi ulteriore fonte di esposizione, delegittimazione o colpevolizzazione della vittima.

Il confronto europeo: il riferimento alla Francia e al modello “consenso”

Nel suo intervento, Giannangeli richiama l’esperienza francese, indicata come un modello che definisce lo stupro come atto sessuale compiuto senza consenso, con una definizione del consenso come “libero, informato, specifico, preventivo e revocabile” e con l’affermazione che silenzio o mancata opposizione non equivalgono a un sì. A suo giudizio, si tratta di un approccio utile a contrastare stereotipi e a rafforzare la tutela dell’autodeterminazione sessuale.

La posizione politica: richiesta di attenzione pubblica e mobilitazione

Concludendo, Giannangeli chiede che l’impianto torni a fondarsi sul consenso, sostenendo che la nuova formulazione rischia di indebolire il principio di autodeterminazione sessuale. Nel testo annuncia la volontà di proseguire l’iniziativa pubblica sul tema.