L’AQUILA – Univaq arriva a Roma e si infila nel flusso della Corsa di Miguel, insieme a più di 11.000 persone, e l’ha portata fino in fondo, dentro lo Stadio Olimpico. A fare da guida due capitani, Bruno Cotellessa e Massimo Prosperococco, con due team in joëlette.
Attorno, studenti e Cai L’Aquila si sono alternati senza troppa retorica: si è spinto, si è cambiato, si è corso in gruppo. E la joëlette, in mezzo, ha fatto quello che dovrebbe fare sempre lo sport quando smette di fare il difficile: ha aperto la strada. La trasferta è stata sostenuta dal progetto Me.Mo “Menti in Movimento”, dedicato alla promozione del benessere psicofisico e al contrasto ai fenomeni di disagio psicologico ed emotivo nella popolazione studentesca, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito dell’Avviso Proben. In corsa con la delegazione c’è stata anche la responsabile tecnica, la professoressa Maria Giulia Vinciguerra.
Il percorso 2026 è partito da Lungotevere Diaz (fermata Atac dopo via Boselli) e ha seguito il Tevere: Lungotevere Cadorna, Lungotevere Fellini, Lungotevere della Vittoria, piazza del Fante, viale Carso, via Chinotto, via Monte Zebio, poi di nuovo piazza del Fante (altro lato), Lungotevere della Vittoria, Lungotevere Oberdan, ponte Risorgimento, Lungotevere Flaminio, Lungotevere Thaon de Revel e ponte Milvio. Quindi il rientro verso l’area olimpica: via Capoprati, Lungotevere Fellini, Lungotevere Cadorna, via Franchetti, largo Giacomo de Martino, via degli Olimpionici, via Morra di Lavriano, via dei Gladiatori, ingresso Stadio Olimpico. L’arrivo è stato in Tribuna Tevere: l’ultimo tratto non è stato un dettaglio, è stato il punto in cui la corsa si è trasformata in una scena collettiva.
Miguel Benancio Sánchez è stato un podista e poeta argentino, rapito nel 1978 e diventato uno dei desaparecidos della dittatura. La corsa che porta il suo nome ha tenuto insieme memoria e strada, per ricordare che certe assenze non si archiviano.













