Ci sono viaggi che non hanno bisogno di lunghi preparativi né di mete esotiche. Basta imboccare una strada statale, rallentare il passo, lasciarsi guidare dalla curiosità. È da questa intuizione che nasce Le Strade dell’Archeologia. Piccoli gioielli italiani da scoprire, la nuova Guida di Repubblica in edicola dal 30 dicembre, un volume che attraversa l’Italia come un filo narrativo capace di unire passato e presente, pietra e paesaggio, memoria e quotidianità.
Il progetto, realizzato in collaborazione con Anas (Gruppo FS Italiane), propone oltre 50 itinerari lungo le principali arterie del Paese, là dove aree archeologiche, siti e musei si trovano sorprendentemente vicini all’asfalto. Non luoghi irraggiungibili o riservati agli specialisti, ma tesori “a portata di auto”, pronti a raccontare storie che affondano le radici nella Magna Grecia, nel mondo etrusco, nei popoli italici, fino all’impronta profonda lasciata da Roma.
Accanto ai resti del passato, trovano spazio i musei diffusi, le mete turistiche vicine, le dimore dove fermarsi a dormire, i luoghi del gusto dove assaporare il territorio. In cifre, un vero atlante del viaggio lento e consapevole: 551 ristoranti, 163 dimore, 172 indirizzi del gusto raccontati come parte integrante del paesaggio culturale.
In questo grande affresco nazionale, l’Abruzzo emerge come una delle regioni più affascinanti e sorprendenti. Non solo per la quantità e la qualità dei siti, ma per la loro capacità di dialogare con una natura potente e integra, fatta di montagne, altopiani, valli silenziose. La sezione abruzzese della Guida si apre con un nome che è già racconto: Mimmo Paladino. Artista contemporaneo di fama internazionale, Paladino firma l’opera che impreziosisce la copertina del volume e presta la sua voce a un’intervista che introduce il lettore nel cuore più profondo dell’archeologia regionale.
Il suo sguardo si posa sul Guerriero di Capestrano, una delle statue più enigmatiche e iconiche dell’Italia antica. “Una statua dalla geometria assoluta”, la definisce Paladino, sottolineandone la forza arcaica e universale, simbolo di un’intera civiltà, quella dei popoli italici, capace ancora oggi di interrogare lo sguardo contemporaneo. Non a caso Paladino ha contribuito a valorizzarne la “casa”, progettando la nuova sala permanente dedicata al Guerriero nel Museo Archeologico Nazionale di Villa Frigerj, a Chieti. Un incontro virtuoso tra arte contemporanea e mondo antico, che incarna perfettamente lo spirito della Guida.
Da qui il viaggio si allarga, seguendo le strade e le storie della Marsica, cuore archeologico dell’Abruzzo interno. Tra Alba Fucens e le terre vestine, la storia affiora con una naturalezza disarmante. Le cime gemelle del Monte Velino dominano il paesaggio e gettano la loro ombra sulle rovine di Alba Fucens, colonia latina fondata nel 303 a.C., uno dei siti archeologici più suggestivi della regione. L’anfiteatro, il foro, le strade basolate, i templi, le mura ciclopiche raccontano una città che fu crocevia di popoli, commerci e strategie militari, oggi restituita al silenzio e alla contemplazione.
A pochi chilometri, sul Monte Salviano, i cunicoli di Claudio e l’Incile del Fucino parlano invece di ambizioni titaniche. Qui Roma tentò una delle più grandi opere idrauliche dell’antichità, prosciugando il lago Fucino per restituire terre coltivabili. Un’impresa che intreccia archeologia e ingegneria, mito e modernità, e che trova oggi una chiave di lettura nel moderno polo culturale dell’Aia dei Musei di Avezzano, custode di reperti lapidei e di una sezione dedicata proprio alla grande bonifica del Fucino.
Alba Fucens continua a sorprendere anche nei suoi luoghi di culto. La chiesa di San Pietro, sorta sull’antico tempio di Apollo, è un esempio straordinario di continuità sacra: dal VI secolo d.C. il cristianesimo ha abitato queste pietre, ristrutturando, ampliando, adattando. Le colonne romane scandiscono ancora oggi le tre navate, mentre le colonnine tortili – ferite dal terremoto del 1915, rubate nel 1997 e poi recuperate – raccontano una storia di perdita e rinascita, di cura paziente del patrimonio.
Seguendo la strada statale 690 “Avezzano-Sora”, la cosiddetta Superstrada del Liri, si percorre un tracciato che affonda le radici nel Medioevo, la Via Antica quod dicitur Marsicana. È un viaggio sulle tracce dei Marsi, popolo fiero e misterioso, protagonista della storia italica preromana e romana. A Luco dei Marsi, tra statale e strade provinciali, la leggenda prende forma: qui sorgeva il Lacus Angitiae, con il suo bosco sacro e la città-santuario dedicata alla dea Angizia, divinità capace di dominare i serpenti e conoscere le erbe curative. Gli scavi alle porte del paese restituiscono frammenti di un culto profondo, condiviso da Marsi, Peligni e altri popoli osco-umbri.
Non lontano, la chiesa di Santa Maria delle Grazie, documentata già nel X secolo, ricorda come la spiritualità cristiana si sia innestata su un terreno sacro molto più antico. E ancora Celano, che oltre al celebre castello Piccolomini custodisce due musei di grande rilievo: quello d’Arte Sacra della Marsica e il Museo Archeologico Preistorico Paludi, testimonianza di una frequentazione umana che va dall’età neolitica fino all’epoca romana.
La Marsica, con i suoi 1.480 chilometri quadrati e 24 comuni, appare così come un sistema territoriale integrato, dove archeologia, paesaggio, spiritualità e sviluppo sostenibile dialogano in modo naturale. Un modello di turismo diffuso che la Guida di Repubblica indica come strada possibile per il futuro.
Non mancano le deviazioni cariche di fascino: Civita d’Antino, arroccata su uno sperone roccioso a becco d’aquila, con le sue mura poligonali e la memoria dei pittori danesi; la Valle Roveto; il castello di Balsorano, raffinato esempio di architettura tardo-rinascimentale abruzzese. Ogni tappa è un invito a fermarsi, a guardare, a ascoltare.
Il senso profondo del volume lo riassume Giuseppe Cerasa, direttore delle Guide di Repubblica: andare oltre i grandi monumenti per tessere una “ragnatela” di piccoli e medi insediamenti che rendono l’Italia unica al mondo. Un mosaico di suggestioni che passa anche dall’Abruzzo, dove Mimmo Paladino e il Guerriero di Capestrano diventano simboli di un dialogo possibile tra antico e contemporaneo.
Anas, dal canto suo, rivendica un impegno concreto: investire nell’archeologia significa tutelarla, ma anche renderla accessibile, visibile, viva per chi percorre ogni giorno le strade italiane. La strada, in questa visione, non è solo infrastruttura, ma strumento culturale, chiave per un turismo che non consuma i luoghi, ma li comprende.
E allora l’Abruzzo si rivela per ciò che è davvero: una regione dove la storia non è chiusa nei musei, ma affiora a ogni curva, tra una montagna e un altopiano, tra una chiesa e un sito romano. Le Strade dell’Archeologia ci invitano a riscoprirla così, lentamente, con lo sguardo attento di chi sa che il viaggio più autentico comincia spesso appena fuori casa.









