Per chi pensa che gli zampognari siano solo uomini, preparatevi a ricredervi: la zampogna è anche donna

C’è un suono che arriva da lontano, che profuma di neve, di stalle e di cammini lenti. È il respiro profondo della zampogna, uno strumento che non si limita a farsi ascoltare: racconta. E oggi, quel racconto ha un volto nuovo, sorprendente e potente. È il volto delle zampognare, donne che hanno scelto di prendere in mano – e nel cuore – uno degli strumenti più arcaici e simbolici della nostra tradizione.

La zampogna è donna

Tra loro, Valentina Latiano, di San Giovanni Rotondo, musicista polistrumentista e Paola Di Lorenzo, di Tortoreto. Insieme hanno dato vita a un progetto artistico e culturale unico, nato per valorizzare il ruolo dimenticato delle donne pastore, di quelle figure femminili che per secoli hanno accompagnato, sostenuto, custodito la civiltà agro-pastorale tra Abruzzo e Puglia, spesso in silenzio. 

“Abbiamo sfidato il mondo della zampogna, perché la zampogna è donna”, spiega Valetina. “Siamo diventate le uniche donne zampognare in Italia”. Questo non significa che sono le uniche a suonare la zampogna, ma “le uniche due donne a fare le novene natalizie”.

Tra transumanza, premi e memoria

Il loro non è solo un duo musicale. È un viaggio sonoro che attraversa la transumanza, i tratturi, il Tavoliere delle Puglie. Spettacoli di piazza, eventi privati, performance itineranti dal sapore transumante e folk, dove la regina è lei, la zampogna. Le loro melodie hanno qualcosa di magico: parlano al pubblico di oggi con una musicalità antica, viscerale, capace di superare i confini regionali e di attirare l’attenzione nazionale.

“Nel 2018 abbiamo ricevuto a Scapoli, (Molise) culla della zampogna, il premio nazionale intitolato La Zampogna è donna”. E l’anno scorso sono state persino ricevute da Papa Francesco, “che ci ha dato una bellissima missione, ossia di onorare con le zampogne la Mamma Celeste”. Da allora, accanto alle novene, portano in scena anche uno spettacolo-racconto in musica dedicato a Padre Pio, come quello recentemente presentato a San Gabriele a Isola del Gran Sasso.

“Abbiamo un calendario pieno, anche nei prossimi giorni!”. E non è un caso. Come scriveva Ernesto De Martino ne La terra del rimorso, la zampogna era uno strumento centrale nell’area garganica, presente nei rituali di guarigione delle donne tarantate. Suoni arcaici, nati dai ritmi della vita di paese e intrecciati alla natura e al lavoro dei campi. Fino alla metà del Novecento i pastori imparavano a suonare da bambini, in montagna, con il gregge al pascolo, e d’inverno scendevano nei paesi a intonare pastorali e ninne nanne: un mondo agro-pastorale antico, oggi quasi scomparso, che l’Abruzzo conosce bene.

Oggi quel filo non si è spezzato. Il legame con l’Abruzzo è vivo: Tortoreto, il Santuario di San Gabriele, e poi scuole, chiese, piazze in tutto il Centro-Sud, in un calendario sempre pieno e in un successo che si ripete. Perché le zampognare non soffiano solo aria negli strumenti: ridanno respiro a una memoria antica, rendendo omaggio alle donne contadine e dimostrando, nota dopo nota, che il suono più antico può essere ancora il più rivoluzionario.

Valentina e Paola: le zampogne nel cuore, l’amicizia come forza, la tradizione come orizzonte.