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Il monastero di Sant’Amico e i suoi 650 anni di storia

Il monastero di Sant’Amico e i suoi 650 anni di storia
L’aquilano monastero delle Monache Agostiniane di Sant’Amico ha compiuto 650 anni di fondazione. Per celebrare il gioioso evento, il Vescovo emerito di L’Aquila, Sua Eminenza il Cardinale Giuseppe Petrocchi, ha presieduto la santa messa lunedì scorso, 3 novembre, nello stesso monastero, alla presenza di alcuni sacerdoti e di centinaia di fedeli.

L’AQUILA – L’aquilano monastero delle Monache Agostiniane di Sant’Amico ha compiuto 650 anni di fondazione. Per celebrare il gioioso evento, il Vescovo emerito di L’Aquila, Sua Eminenza il Cardinale Giuseppe Petrocchi, ha presieduto la santa messa lunedì scorso, 3 novembre, nello stesso monastero, alla presenza di alcuni sacerdoti e di centinaia di fedeli.

Si tratta di un evento di grazia, per cui lodare la Provvidenza e saper raccogliere i copiosi frutti di salvezza e santità. È proprio quello che il Cardinale ha messo in evidenza nella sua omelia: la centralità della vita di contemplazione; la celebrazione che non rimane un ricordo di una storia ormai trascorsa, ma che diventa motore di azione per il nostro quotidiano – lontano, dunque, da «uno stile commemorativo che è secondo l’uomo, ma non secondo Dio». La temporalità che Petrocchi vuole indicare appartiene al Regno divino, che viene seminato nel mondo: un evento che rimane contemporaneo, poiché è proprio dell’universale economia salvifica; «è una storia nella quale Dio entra, perché è la temporalità che Egli assume». Petrocchi ha voluto comunicare quella «sapienza, dono dello Spirito, che è il modo di pensare dell’Altissimo».

650 anni di storia monastica, di donne consacrate: ci viene consegnato un patrimonio che non parla solo di passato, ma continua ad attualizzare la Pasqua del Signore, l’azione della grazia, la semina del bene e della misericordia.

Una importante sottolineatura del Cardinale ha riguardato la santità: essa è inconcepibile come solo evento che ci riporta indietro nel tempo; ma diventa slancio di fede e di entusiasmo per la vita cristiana di oggi. «Stiamo attenti a non pensare soltanto al passato remoto; pensiamo al presente, come a persone che condividono con noi l’avventura di essere un sì a Dio». «L’esperienza di quanti ci hanno preceduto nel cammino della santità, aiuta noi oggi a essere santi» – ha proseguito Petrocchi. «650 anni esprimono una santità robusta, collaudata».

«Noi dobbiamo chiedere di vivere secondo Dio»: ha tuonato la parola del Cardinale Petrocchi. Egli ha poi concluso l’omelia affidando le Monache e ciascuno alla intercessione della Madonna, Madre della Chiesa e di tutti i figli di Dio.