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Erasmus, il 73% delle scuole in Abruzzo guarda all’Europa

Nella provincia dell'Aquila l'internazionalizzazione è ormai una lingua comune

Erasmus
Il 73% delle scuole abruzzesi partecipa a progetti Erasmus, il dato più alto d’Italia. A L’Aquila l’internazionalizzazione è realtà: dal D’Aosta al Cotugno fino all’ESN cittadina, studenti e docenti costruiscono legami concreti con l’Europa. Ma servono continuità, inclusione e personale formato perché l’esperienza non resti episodica. L’Abruzzo si scopre laboratorio di cittadinanza europea.

L’AQUILA – Quasi tre scuole su quattro in Abruzzo hanno un progetto Erasmus attivo. È la percentuale più alta d’Italia: 73,3% contro una media nazionale del 55,6%. Dietro il numero, però, c’è una rete viva di dirigenti, docenti e studenti che da anni costruiscono un ponte stabile con l’Europa.

In Abruzzo oggi 151 scuole su 206 partecipano a progetti internazionali; 139 aderiscono a Erasmus+, 57 combinano Erasmus ed eTwinning, 56 hanno ottenuto fondi del Pnrr. Numeri che raccontano un cambio di prospettiva. L’Abruzzo, con le sue peculiarità, sta imparando a muoversi con passo europeo. Ma per restare al centro, più che al vertice delle statistiche, servirà che quell’Europa non resti un biglietto aereo: diventi, ogni giorno, parte del modo di fare scuola.

Nella provincia dell’Aquila il linguaggio Erasmus è diventato quotidiano. Esempi ne sono di diversi in pressoché tutti gli istituti superiori. All’Istituto Amedeo d’Aosta, l’accreditamento 2021-2027 consente una programmazione continua di mobilità: corsi di lingua in Irlanda, tirocini in Svezia, scambi tecnici con Germania e Spagna. Un approccio simile guida il Convitto Nazionale “Domenico Cotugno”, dove il liceo linguistico intreccia da tempo scambi multilaterali con scuole francesi e greche. Gli studenti lavorano su progetti culturali condivisi e, spesso, accolgono coetanei in città: il Comune ha ospitato nel Consiglio civico l’incontro “Sguardi d’Europa”, simbolo di un Erasmus che coinvolge anche le istituzioni locali. Anche il Cpia L’Aquila, punto di riferimento per l’istruzione degli adulti, porta avanti dei progetti Erasmus, dalla Spagna all’Irlanda.

La vocazione internazionale del capoluogo trova un ulteriore tassello nell’Esn L’Aquila, la sezione cittadina della rete di volontari universitari che a marzo ha organizzato la prima piattaforma nazionale dell’associazione. Cinquecento studenti Erasmus da tutta Italia si sono ritrovati sotto le mura aquilane, confermando la capacità del territorio di farsi luogo di accoglienza e scambio.

L’orizzonte si allarga anche al mondo post-diploma: l’Its Efficienza Energetica – Abruzzo Green Academy ha attivato tirocini europei nel campo della transizione verde, mentre l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila prosegue con borse di studio per studenti e docenti all’interno del programma KA131.

Nella Marsica, l’Istituto agrario Serpieri di Avezzano mostra l’impatto concreto di questa stagione europea: quindici studenti sono appena rientrati da un’esperienza in Baviera su sostenibilità e rinnovabili, altri dieci sono in partenza per Granada per studiare l’idroponica. “Credere in queste esperienze significa investire nel futuro dei nostri ragazzi e, con loro, nel futuro del territorio”, ha detto il dirigente Francesco Di Girolamo.

Non tutto è oro ciò che luccica. Affinché esperienze come quella del Serpieri non restino episodi isolati, serve una riflessione più ampia sul modo in cui le scuole interpretano l’internazionalizzazione.
– Risorse umane competenti – Ogni bando europeo richiede competenze amministrative e linguistiche specifiche. Senza personale formato, anche i migliori progetti restano sulla carta.
– Continuità vs episodicità – Un viaggio all’anno è utile, ma per incidere davvero serve che Erasmus diventi parte strutturale del piano formativo, non un’attività extra.
– Equità e inclusione – Gli scambi devono essere accessibili anche a chi parte da situazioni economiche o familiari difficili, evitando che restino un privilegio per pochi.
– Impatto locale – La sfida è far ricadere l’esperienza europea sul territorio: nelle imprese, nei laboratori, nei percorsi civici. Altrimenti si rischia un “turismo formativo” che lascia poco dietro di sé.
– Valutazione e valorizzazione – Le scuole dovrebbero poter misurare i risultati: quanti studenti proseguono gli studi all’estero, quanti rientrano con competenze spendibili, quanto cresce la consapevolezza civica.