L’AQUILA – Conciliare la vita quotidiana dei residenti con gli obiettivi della ricostruzione pubblica e privata e con la fruibilità sociale e commerciale: è questa la sfida più complessa oggi per il centro storico dell’Aquila, e in particolare, in questo periodo, per le zone di San Domenico e Fontesecco.
Oggi la zona è in stallo: i residenti non trovano parcheggio, i commercianti lamentano difficoltà di accesso, le ditte dei sottoservizi non riescono a lavorare per mancanza di aree di cantiere e interferenze continue. Lo stallo dei cantieri riduce, a sua volta, la possibilità di un pieno reinsediamento abitativo e limita l’apertura di attività in un’area ricca di piani terra di natura commerciale. In zona la pressione demografica è più alta che nel presisma – come conferma il dirigente comunale Carlo Bolino – numerose sono le famiglie con bambini piccoli, ma tutto si scontra con una densità straordinaria di cantieri pubblici, privati, di sottoservizi e di grandi opere come il Ponte Belvedere. Un mosaico frammentato che, a sedici anni dal sisma, impedisce di valorizzare pienamente il reinsediamento di abitanti e commercianti.
In una quinta Commissione consiliare di ieri, convocata su richiesta del consigliere Paolo Romano, si sono confrontati assessori, tecnici e funzionari del Comune, con Polizia Municipale e Gran Sasso Acqua – quest’ultima stazione appaltante dei lavori dei settoservizi. Sono state messe sul tavolo le principali criticità. La sintesi è che un grande programma coordinato dei sottoservizi è impensabile: si tratta infatti di un’opera diffusa, legata ai tempi di tutto il resto della ricostruzione. Emblematico il caso del Ponte Belvedere, il cui ritardo trascina con sé altri cantieri.
Sui sottoservizi però si punta a concentrare i lavori su via Sallustio, in modo da liberare l’arteria appena sarà concluso il ponte. Poi si passerà a via dell’Annunziata. Ma le incognite restano: via Sallustio, una volta riaperta, sarà anche una delle principali arterie d’accesso per migliaia di automobilisti non residenti che la utilizzeranno per entrare in centro. Il rischio è di ritornare al punto di partenza, un’arteria in più riconquistata, ma con migliaia di auto che la attraversano e con decine di cantieri ancora da aprire nei vicoli di San Domenico.
A dar voce ai residenti è stato Mario Antonelli, ascoltato in Commissione: «Viviamo senza parcheggi, con viabilità insufficiente e cantieri che si rincorrono ogni pochi metri, danneggiando anche le strade storiche».
Dalla Commissione è emersa la necessità di rafforzare il coordinamento tra tutti gli attori, pubblici e privati. Ma c’è anche chi invita a guardare oltre l’emergenza. Il capogruppo della Lega Daniele Ferella ha rilanciato l’idea di istituire ZTL già da ora. L’ipotesi ha raccolto consensi anche da Romano e da altri consiglieri, pur con le obiezioni legate alla complessità degli iter autorizzativi e alla continua variabilità della circolazione per i cantieri. Una strategia che aiuterebbe a diminuire la pressione dei mezzi circolanti sulla zona una volta riaperta via Fontesecco.
Una strategia che potrebbe affiancarsi alla creazione di parcheggi di prossimità: i grandi (come la caserma Rossi – che si spera sarà pronto nel 2026 – e come il terminal che sarà soggetto a una radicale riqualificazione), e i più piccoli già in corso di realizzazione tra via Roma, via San Silvestro e quello vicino il Castello. In futuro si aggiungerà anche l’ex Inam. In aula è circolata anche l’idea di sfruttare il sedime dell’ex ristorante hotel Duca degli Abruzzi, demolito e di proprietà privata, ipotizzando permute per realizzare un nuovo parcheggio e completare così l’anello di accessi al centro.
La Commissione non ha offerto soluzioni definitive. Ma una cosa appare chiara: la principale necessità ora è rafforzare il coordinamento tra gli attori coinvolti, ampliando i tavoli di coordinamento esistenti o, come proposto da Enrico Verini, individuando un mobility manager. L’altro punto nodale è lavorare a una pianificazione che guardi già al dopo-cantiere, altrimenti il rischio è di lasciare la zona ostaggio di un rebus che rischia di durare ancora anni.









