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Quando L’Aquila parlava con le campane

Come le antiche campane dell'Aquila regolavano la vita medievale e perché rappresentano ancora oggi un patrimonio culturale unico in Abruzzo

Quando L’Aquila parlava con le campane
A L’Aquila il suono delle campane ha sempre avuto un significato che andava oltre la dimensione religiosa. Erano orologi civici, custodi dell’ordine

A L’Aquila il suono delle campane ha sempre avuto un significato che andava oltre la dimensione religiosa. Erano orologi civici, custodi dell’ordine, strumenti di comunicazione e simboli di identità collettiva. Dalla fondazione della città fino all’età moderna, i rintocchi hanno accompagnato la vita quotidiana degli aquilani, scandendo tempi, regole e momenti cruciali della storia.

Le campane non si limitavano a richiamare i fedeli alle funzioni, ma regolavano l’intera vita urbana. La campana del Palazzo Comunale, ad esempio, segnava l’inizio e la fine del coprifuoco, in vigore dal tramonto all’alba, trasformandosi in un richiamo all’ordine e alla sicurezza della comunità. Con lo stesso ruolo, scandivano l’apertura e la chiusura delle porte urbiche, l’avvio delle giornate lavorative e l’annuncio degli eventi pubblici, diventando vere e proprie sentinelle del confine tra la città e il contado.

La disciplina sociale era garantita anche attraverso i rintocchi. Gli Statuti cittadini del 1385 e le Costituzioni Sindacali vietavano la circolazione notturna dopo il terzo suono della campana del Comune: chi fosse stato sorpreso a trasgredire, senza un valido motivo come il soccorso a un malato, rischiava una sanzione detta “Augustale”. Ma i rintocchi non avevano solo valore civile e religioso. Nei momenti di emergenza assumevano funzione militare, come durante le campagne contro la Calabria, quando la voce del bronzo diventava un vero segnale strategico.

La Campana Grande del Palazzo

Simbolo tra i simboli, la Campana Grande della Torre del Palazzo del Governo rappresentava il cuore civico dell’Aquila. La sua storia fu segnata da difficoltà e rinascite. Nel 1543 sia la campana della chiesa di San Flaviano sia quella del Comune vennero abbattute a causa di gravi crepe. Ma già nel 1494 la “campana aquilana” aveva conosciuto una rinascita: rifusa da Angelo Leosini, maestro fonditore e storico della città, raggiunse un peso di circa trecento libbre ed era celebrata per la potenza del suo suono, che – si diceva – “non piegava l’Italia tutta abitabile”.

Alla sommità della torre erano inoltre collocate altre campane che scandivano la vita cittadina. Il loro rintocco avvisava, un’ora dopo il tramonto, della necessità di chiudere le porte della città e richiamava l’attenzione pubblica sugli avvenimenti più rilevanti, come le riunioni del Consiglio comunale. Una di queste, trafugata dai reatini nel 1313 e recuperata solo sette anni dopo, venne soprannominata in modo provocatorio Reatinella. Assieme alla Campana di Giustizia e alla Campana della Sentenza – quest’ultima utilizzata durante le esecuzioni capitali – la Reatinella cadde in disgrazia nel 1545, quando gli spagnoli la fecero rovesciare dalla torre per fonderla e ricavarne artiglieria destinata al nascente Forte spagnolo.

La Campana Grande, dopo la rifusione, fu ricollocata al suo posto nel febbraio dell’anno successivo e tornò a scandire i ritmi civici e religiosi della città. Per generazioni di aquilani fu un segnale vitale, la voce che dettava il tempo del giorno e della notte, un richiamo riconoscibile in tutto il territorio.

La centralità delle campane emerge chiaramente anche dalla documentazione storica. Nell’Archivio di Stato dell’Aquila si conserva una lista cinquecentesca con nomi di chiese, pesi e destinazioni delle campane cittadine, consegnata al Capitano dell’Artiglieria, a riprova del loro valore strategico. La Biblioteca Provinciale custodisce manoscritti come i Familiari Regionamenti e gli Annali dell’Aquila, che offrono dettagli preziosi sul loro uso. Un altro manoscritto, proveniente da Elce e conservato nella Biblioteca Tommasiana, si apre con le “Ordinatione de lo divino Officio”, dove sono descritti con minuzia i modi di suonare le campane durante l’anno liturgico.

Negli ultimi decenni non è mancata l’attenzione degli studiosi, che hanno proposto schede di catalogazione delle campane aquilane, sottolineando l’importanza di preservare questo patrimonio sonoro.

Le campane de L’Aquila non erano semplici fusioni di bronzo. Erano voci vive, che parlavano alla comunità in momenti di festa e di dolore, nei pericoli come nella quotidianità. Oggi, come allora, rimangono una memoria sonora che racconta il rapporto profondo tra tempo, città e identità collettiva.