Una complessa inchiesta antimafia, denominata “Operazione Anemone” e diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Capitale, ha disvelato l’esistenza di un articolato sodalizio criminale radicato a Roma e riconducibile alla ‘ndrangheta. L’operazione, che ha coinvolto diverse province italiane, ha portato all’arresto di 28 persone, colpite da provvedimenti restrittivi eseguiti a Roma, Reggio Calabria, Catanzaro, Latina, Pistoia e nel teramano.
Tra i fermati figura anche M.A., cittadino albanese di 39 anni residente ad Alba Adriatica. Gli inquirenti contestano alla rete mafiosa il traffico di oltre una tonnellata di cocaina e quasi 1.500 chili di hashish, con collegamenti operativi che si estendevano fino a Rotterdam e Gioia Tauro. La droga, proveniente dal Sud America, veniva immessa nel mercato romano grazie a una rete logistica ben strutturata, con la collaborazione di broker calabresi e complicità albanesi.
Le accuse più gravi comprendono anche un episodio di sequestro e sevizie inflitte a un piccolo spacciatore, ripreso con uno smartphone per diffondere terrore nel quartiere San Basilio. Secondo le indagini, la mente dell’organizzazione sarebbe un uomo di 57 anni, già condannato per associazione mafiosa, trasferitosi a Roma nei primi anni Duemila. Avrebbe organizzato il gruppo con l’aiuto dei suoi tre figli e stabilito alleanze con clan albanesi.
Grazie all’utilizzo di tecnologie criptate e a una centrale di comunicazione localizzata nella Capitale, gli indagati riuscivano a coordinare le operazioni. Sono stati sequestrati consistenti quantitativi di droga e individuati cinque latitanti in Spagna.









