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TSA: in scena al Teatro Sant’Andrea di Pescara “Bastarde senza gloria”

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Per la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne” va in scena a Pescara, lunedì 25 novembre, Teatro Sant’Andrea, alle ore 21.00, BASTARDE SENZA GLORIA di Gianni Quinto, adattamento e regia Siddhartha Prestinari, scene e costumi Graziella Pera, disegno luci Marco Laudando, con  Gegia, Manuela Villa, Valentina Olla, Sabrina Pellegrino, Eugenia Bardanzellu,  Morgana Giovannetti e Giulia Perini.

Per la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne” va in scena a Pescara, lunedì 25 novembre, Teatro Sant’Andrea, alle ore 21.00, BASTARDE SENZA GLORIA di Gianni Quinto, adattamento e regia Siddhartha Prestinari, scene e costumi Graziella Pera, disegno luci Marco Laudando, con  Gegia, Manuela Villa, Valentina Olla, Sabrina Pellegrino, Eugenia Bardanzellu,  Morgana Giovannetti e Giulia Perini.

“Bastarde senza gloria” è un testo contemporaneo che affronta tematiche sociali e vede, ancora una volta, delle donne sul ring della vita, combattere per difendere i propri diritti, in un braccio di ferro con i propri dirigenti d’azienda. A causa di insindacabili tagli al personale infatti, viene richiesto loro di nominare una collega da fare fuori. Questo spettacolo, che ha matrici drammatiche, è una commedia che vede l’eterno colpo di fioretto tra dramma e comicità, in un mix agrodolce in cui ridere è l’unica possibilità per sopravvivere. E’ una lente d’ingrandimento sulla paura che, anarchica, compie scelte inaspettate e tira fuori il nero seppia dell’anima: io contro te. La donna in fabbrica: madre, moglie, amante, lesbica o straniera, non smette di essere donna con tutta la sua complessità e fragilità ma indossando sempre la sua fiera ironia. Si scaglia come un felino, ride di sé stessa, ferisce per sbaglio, uccide se necessario ma rinasce come una fenice, anche a costo di perdere.

Ultimo giorno di lavoro prima della chiusura estiva presso la “Naturella”, nota fabbrica laziale che si occupa di produzione e distribuzione di carni preconfezionate, uno dei principali leader nel settore agroalimentare italiano, azienda innovative e specialista del settore avicolo, presente sul territorio nazionale con stabilimenti industriali, filiali e agenzie. Teresa, una delle donne del reparto “produzione brodo” viene convocata dalla direzione generale per una comunicazione urgente prima della sospensione estiva. Le altre sei donne che restano nel reparto si chiedono cosa possa volere la direzione a poche ore dalla chiusura. Le ipotesi sono le più svariate: un riconoscimento economico per il loro lavoro, modifiche agli orari o forse più semplicemente i saluti prima del congedo estivo. Ben presto, le donne si accorgono che anche i rappresentanti di tutti gli altri reparti sono stati convocati.

Al suo ritorno Teresa e tutt’altro che felice. Le altre la soffocano di domande, ma sono tutte fuori strada. La verità è agghiacciante. A causa di inflessione delle vendite, l’azienda si trova ad affrontare un periodo di forte crisi e per evitare che tutti i lavoratori ne risentano, la direzione ha scelto quello che ha ritenuto ii “male minore”: un membro di ciascun reparto dovrà essere licenziato e quindi non sarà reintegrato nel ritorno dalla pausa estiva.

La notizia lascia di stucco le altre che però cercano di vedere il lato positivo. Quello che ancora non sanno e saranno loro a dover decidere chi del gruppo dovrà abbandonare ii posto di lavoro. Lo sviluppo del dibattito fra le operaie porterà ognuna di essa a una fase di profonda riflessione. Ciascuna di loro cerca di difendere la propria “intoccabile” posizione. Tra momenti più brillanti in cui decidono di affidarsi al caso estraendo a sorte e momenti più riflessivi, il gruppo si sfalda ed emergeranno contrasti, diversità di pensiero ed un’agghiacciante verità: pur di sopravvivere ciascuno di noi e disposto a fare qualsiasi cosa. Le amicizie si romperanno e verranno a galla alcune tragiche verità che comprometteranno per sempre gli equilibri di un gruppo che fino a quel momento era unito. Tutte per una, una per tutte, era il grido solito prima di cominciare a lavorare, una per tutte e l’invocazione di un sacrificio.