L’AQUILA – È stata fissata al prossimo 23 dicembre, presso il Tribunale di Avezzano, la prima udienza per il processo ad A. Leombruni, il 57enne di San Benedetto dei Marsi che il 31 agosto 2023 ha sparato e ucciso l’orsa F17, conosciuta da tutti con il nome di Amarena. Le accuse sono di uccisione di animale aggravata ed esplosione pericolosa. Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ha fatto sapere che sarà parte civile nel processo insieme ad altri Enti Pubblici e Associazioni. La vicenda è nota: sparando un colpo di fucile caricato con munizioni artigianali e ad altezza d’uomo, Leombruni viene accusato di aver agito con crudeltà, volta anche a eliminare i due cuccioli che si trovavano con la mamma. Giustificandosi, il cacciatore di San Benedetto dei Marsi aveva detto di essersi spaventato e che l’orsa, entrata nella sua proprietà, aveva ucciso le sue galline. Una reazione a detta di molti sproporzionata e che ha suscitato un’ondata di indignazione nazionale, rimbalzata in brevissimo tempo sui social e occupando per giorni e mesi i titoli dei quotidiani di tutta Italia. Ora la vicenda si appresta ad avere una prima e decisiva svolta, ma resta ancora da vedere da che parte – e se – sarà schierata la Regione Abruzzo.
Il reato di cui all’art. 544 bis del Codice Penale dispone che “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni”. Una pena esigua, aveva dichiarato il WWF a luglio, che ne aveva auspicato un inasprimento. Il reato comunque scatta solo se la morte è causata di proposito, con dolo, mentre non si è puniti se la morte è causata per negligenza o imprudenza. Per crudeltà si deve intendere “l’inflizione all’animale di gravi sofferenze per mera brutalità”. Si consideri, poi, che la legge 157 del 1992 di tutela della fauna, che all’art. 30 prevede oltre l’arresto anche l’ammenda da euro 1032 a euro 6197 per chi abbatte, cattura o detiene esemplari di orso, stambecco, camoscio d’Abruzzo, muflone sardo. Una legge di cui, nel settembre 2024, sono state proposte ampie e varie modifiche alla Camera.
Come finirà la vicenda? Alcuni temono il ripetersi di quello che accade all’allora 57enne Antonio Centofanti, che nel settembre 2014 a Pettorano sul Gizio uccise a colpi di fucile un orso e fu assolto dal Tribunale di Sulmona nel 2018. Si diede infatti credito alla prima versione, secondo cui il Centofanti non aveva alcuna intenzione di uccidere l’orso e che il colpo era partito per una sfortunata fatalità. Dunque la domanda sorge spontanea: anche in questo caso basterà pagare qualche migliaio di euro per uscirne fuori?









