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La tragedia di Rigopiano finisce in Cassazione

La tragedia di Rigopiano finisce in Cassazione

Il terzo grado di giudizio è stato fissato per il 27 novembre prossimo presso la Sesta Sezione di Roma che si occupa del reato di depistaggio.

L’AQUILA – Il processo sulla tragedia dell’Hotel Rigopiano che ha visto la morte di 29 persone nel gennaio 2017, travolte da una valanga, si avvicina al terzo grado di giudizio, fissato per il 27 novembre prossimo.

La Corte di Cassazione sarà chiamata non solo a verificare la legittimità delle otto condanne emesse in Appello ma anche a riesaminare le 22 assoluzioni che hanno escluso la responsabilità penale di molti funzionari. La Procura Generale ha presentato un ricorso di oltre 100 pagine, puntando il dito contro l’assoluzione dei dirigenti della Protezione Civile e dell’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, per il reato di depistaggio.

Un passo indietro

Il primo grado di giudizio

Il procedimento, tenutosi a Pescara, si era concluso con 25 assoluzioni e 5 condanne.

Condannati il sindaco di Farindola; il dirigente del settore viabilità della Provincia di Pescara; il responsabile del servizio viabilità dell’ente; l’ex gestore dell’albergo della Gran Sasso Resort & SPA; e il redattore della relazione tecnica per l’intervento sulle tettoie e verande dell’hotel. Tra gli imputati assolti in primo grado, l’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, l’ex presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, e funzionari di Regione, Provincia, Comune di Farindola e Prefettura.

La pubblica accusa aveva chiesto 26 condanne per un totale complessivo di 151 anni e mezzo di reclusione e quattro assoluzioni.

La sentenza della Corte d’Appello

Otto condanne e 22 assoluzioni, il verdetto della Corte d’Appello dell’Aquila che aveva confermato le condanne inflitte in primo grado per il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, per i dirigenti della Provincia Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio, per il tecnico Giuseppe Gatto e per l’ex gestore dell’hotel Bruno Di Tommaso.

Oltre all’ex prefetto Provolo, condannato a una pena di un anno e otto mesi per falso e omissioni di atti d’ufficio, la Corte d’Appello aveva condannato anche Leonardo Bianco, ex capo di gabinetto della Prefettura e Enrico Colangeli, tecnico comunale di Farindola. 

Provolo è stato però assolto, come era già avvenuto in primo grado, dai reati più gravi, ossia omicidio plurimo, disastro e lesioni, e dalla presunta vicenda del depistaggio per la quale era stato assolto anche il suo capo di Gabinetto.

Il Ricorso della Procura Generale

La Procura Generale, nel suo ricorso alla Cassazione, ‘bacchetta’ la sentenza d’Appello, soprattutto in merito all’assoluzione dei dirigenti regionali della Protezione Civile, sottolineando come la mancata predisposizione della Carta di Localizzazione del Pericolo Valanghe e la prevedibilità dell’evento fossero elementi chiave per evitare la tragedia.

Il ricorso insiste sul fatto che l’inerzia dei funzionari, sebbene dotati di limitati poteri, abbia contribuito al disastro e che l’assoluzione non sia giustificabile alla luce delle evidenze presentate.

La Cassazione, quindi, sarà chiamata a pronunciarsi su questioni di grande rilevanza, non solo per le sorti giudiziarie degli imputati, ma anche per il significato più ampio che la giustizia avrà per le famiglie delle vittime e per l’opinione pubblica, che attende una risposta definitiva a sette anni dalla tragedia.