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Perché la Santa Casa di Loreto non arrivò mai a L’Aquila

La Santa Casa di Nazareth oggi si trova nel Santuario Pontificio di Loreto. Doveva essere custodita a L'Aquila per desiderio di Celestino V nella Basilica di Collemaggio, ma non vi arrivò mai per un dissidio fra il pontefice e il re Carlo II d'Angiò

SANTA CASA
Ai confini del Regno di Napoli nella seconda metà del Duecento era stata fondata L'Aquila, realtà ben presto divenuta crocevia di traffici commerciali con le altre città dell'Italia centrale

Ai confini del Regno di Napoli nella seconda metà del Duecento era stata fondata L’Aquila, realtà ben presto divenuta crocevia di traffici commerciali con le altre città dell’Italia centrale. La “via degli Abruzzi” permetteva in meno di due settimane di cavalcare da Firenze a Napoli passando per L’Aquila. La fama della città doveva diffondersi in tutto il mondo cristiano quando il 5 luglio 1294 venne eletto papa Celestino V, l’eremita Pietro del Morrone. Il suo nome è legato indissolubilmente alla città dell’Aquila. A lui si deve l’edificazione del monumento simbolo della città, la Basilica di Collemaggio, costruita a seguito di un’apparizione della Vergine all’eremita: Pietro vide una scala innalzata fino al cielo, sulla quale gli angeli salivano e scendevano e sulla sommità stava la Vergine Maria, che gli disse di costruire in quel luogo una chiesa in suo onore. A Collemaggio doveva trovare accoglienza una delle reliquie più venerate della cristianità, la Santa Casa di Nazareth, collocata poi insolitamente a Loreto.

La Casa nazaretana era il luogo dell’annuncio dell’arcangelo Gabriele a Maria, il luogo dell’incarnazione, il luogo in cui la Santa Famiglia aveva vissuto per molti anni. Con il venir meno della presenza crociata in Terra Santa, la Casa era stata messa in salvo già nel 1273 a Cipro per interessamento dei Templari. Ora, quando a Lione arrivò l’eremita Pietro del Morrone a intercedere perché il suo ordine monastico non venisse sciolto, papa Gregorio X e i Templari, meravigliati della santità di quell’uomo, gli affidarono l’incarico di far sorgere una grande chiesa, destinata a ospitare degnamente la Casa della Santa Famiglia. È in occasione del viaggio di ritorno in Abruzzo che Pietro ebbe il sogno rivelatore: trovandosi a riposare nell’area di Collemaggio, ebbe la nota visione. La Basilica venne costruita e quindi consacrata il 15 agosto 1288 con il nome di Santa Maria Assunta di Collemaggio. Proprio in quel luogo il 29 agosto 1294 verrà incoronato Papa con il nome di Celestino V alla presenza di duecentomila fedeli – qualcuno pensa che anche Dante Alighieri fosse presente – e a memoria di quella giornata Celestino V istituì la celebrazione della Perdonanza.

Le cose non andarono però nel senso sperato dal pontefice. Un aspro contrasto sorse fra Celestino e il re di Sicilia Carlo II d’Angiò riguardo al luogo di deposizione della Santa Casa: l’uno la desiderava fortemente a L’Aquila, l’altro la pretendeva a Napoli. Il re dispose la protezione regia su tutti i beni dell’Ordine celestiniano, quindi anche Collemaggio e la Santa Casa che vi sarebbe stata traslata, con l’intento di portarla a Napoli. A Papa Celestino non rimaneva che prendere una sofferta decisione: L’Aquila non era più un posto sicuro, la Santa Casa doveva essere custodita altrove, al riparo dalle manovre regie. Un atto decisivo è contenuto nella Bolla datata 2 ottobre 1294, dove il pontefice assegnava il monastero di Fonte Avellana alla giurisdizione diretta della Santa Sede. Perché questo atto è importante? Perché fra i possedimenti del monastero rientrava la chiesa di Santa Maria di Loreto (dalle piante dei lauri ivi presenti), il luogo presso cui avvenne l’arrivo “miracoloso” della Casa di Nazareth. Chi poté suggerirgli quella decisione? Vescovo di Recanati, nelle cui pertinenze ricadeva il territorio di Loreto, era Salvo, vicario papale a Roma, quella Roma in cui Celestino non mise mai piede. Probabilmente Salvo aveva tutto l’interesse a suggerire che la Santa Casa si fermasse nella sua diocesi. La Marca di Ancona era inoltre un posto sicuro, ricadendo nei territori pontifici. I messaggeri papali, partiti da L’Aquila, arrivarono nelle Marche entroil 5-6 ottobre in località Angeli di Varano (oggi frazione di Ancona) per dare le definitive disposizioni al gruppo che stava scortando la Santa Casa e che attendeva il da farsi daL pontefice.

Nel frattempo Celestino V lasciava L’Aquila per Napoli, accompagnato e sorvegliato dal re Carlo II. Dal 7 all’11 ottobre il pontefice si fermò presso Sulmona-Pacentro, nei luoghi celestiniani per eccellenza ed è in questo frangente che ricevette la risposta portata dai fanti valacchi (detti zingari) tra il 10 e l’11 ottobre. La Santa Casa subì altri due piccoli spostamenti, ma non raggiunse mai L’Aquila. Fu così che, la notte tra il 9 e il 10 dicembre 1294, la preziosa reliquia si fermò a Loreto e lì è rimasta fino ad oggi e da quel momento il 10 dicembre è il giorno della sua festa. Questi eventi diedero origine anche alla celebre Corsa degli Zingari, manifestazione che si svolge ogni anno a Pacentro l’8 settembre in un’altra ricorrenza mariana, la Natività di Maria. Significativamente la corsa a piedi nudi degli zingari termina nella Chiesa della Madonna di Loreto, nella parte bassa del centro storico del borgo.

Qui vi abbiamo dato solo pochi ragguagli; per chi volesse saperne di più, il 18 agosto alle ore 18.00, presso la Biblioteca comunale “Natura e comunità” di Calascio, Fernando Frezzotti presenterà il suo saggio e spiegherà in dettaglio tutte le circostanze di questa intricata vicenda, che purtroppo ha privato la città dell’Aquila di una delle reliquie più preziose della cristianità.