L’AQUILA – Ricordate l’articolo di domenica scorsa, quello che mostrava un salotto per strada, tra due aggregati da ricostruire in zona Santa Maria Paganica?
Un orsogrill non serve a chiudere un passaggio. I residenti sono mesi che chiedono di interdire quel pezzo di strada per proteggere quel poco che è rimasto loro.
“Le nostre case sono regolarmente abitate e frequentate da ragazzi stranieri e ragazzi aquilani”, ci hanno raccontato. “Hanno tirato fuori le nostre cose, le stanno usando. Bisbocciano sui nostri divani e lasciano in giro escrementi e rifiuti di ogni genere”.
Ieri il fuoco. Una delle case che affaccia sul vicolo è stata incendiata. “Mi ha chiamata il presidente dell’aggregato, ha detto che mi hanno bruciato la casa”.
La signora tremava, sotto shock. Non riusciva a dire altro. “Mi hanno bruciato la casa”.
Poi il sopralluogo con i Vigili del Fuoco e l’incontro con la realtà
Dicono che l’incendio sia doloso; ha bruciato tutto il piano di sopra, non ha risparmiato quasi niente.
“Fortuna che il presidente dell’aggregato abita a due passi e ha potuto allertare immediatamente i Vigili del Fuoco”.
Si dovrebbe forse rivedere il concetto di sicurezza di un luogo. Le strade impraticabili andrebbero chiuse per bene; le case rese inaccessibili. I balordi non dovrebbero bivaccare dichiarando guerra alla città in barba alla proprietà privata. La gente non dovrebbe dannarsi all’infinito, no. Questo non è più possibile.










