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Gita scolastica: 1 ragazzo su 5 non parte a causa di sanzioni disciplinari

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Una situazione allarmante quella che emerge dai dati sulla gita scolastica che, da qualche giorno, stanno facendo il giro del web.
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Una situazione allarmante quella che emerge dai dati sulla gita scolastica che, da qualche giorno, stanno facendo il giro del web. Secondo quanto raccontano le analisi di Skuola.net il 31% delle scuole ha comunicato che non andrà in uscita didattica.

Il primo motivo per cui gli studenti non partono, in Italia, è la poca disponibilità data dai professori. Infatti, il 40% degli studenti rimarrà a casa perché la classe non ha trovato nessuno che si prendesse l’impegno, e responsabilità, di accompagnarli. Il web, su questo dato, si è scatenato.

“Professori incapaci e che non vogliono lavorare”, questo il sunto di moltissime delle reazioni online. Ma a questo punto sorge necessaria una domanda:

Voi portereste una classe in gita oggi come oggi con una classe che lo scorso anno ha fatto dannare i professori? Vi prendereste la responsabilità di 15/16 alunni che alla prima occasione vi sfuggiranno per andare a bere alcool anche se minorenni e che vi terranno svegli tutta la notte?

E’ molto semplice accusare i professori di nullafacenza quando si parla di gite didattiche, ma in pochi sanno che la media di sonno totale per ogni notte fuori è al massimo 2 ore e mezza/ 3.

“Personalmente da insegnante -, reputo che l’uscita didattica sia il modo migliore di conoscere e legarsi con una classe così da facilitare nei prossimi anni il loro apprendimento. Credo che ogni professore debba partire almeno una volta l’anno per poter comprendere a pieno le persone che ha sui banchi di scuola anche per comprenderne le sfaccettature e personalizzare l’apprendimento. Io in primis sono partito, 4 notti a Siena, con una classe e per me è stata una delle esperienze più belle fin ora. Si sono dimostrati degli adulti e mi hanno reso orgoglioso del loro comportamento, ma non tutti i prof hanno questa fortuna”.

Il problema dell’insonnia va unito al fatto che tende ad esserci una tacita compiacenza da parte dei genitori nel comportamento sbagliato dei figli di cui però responsabilizzano il professore. Ad esempio farsi una birra sotto i 18 anni è illegale ma è chiaro che quasi tutti i ragazzi bevano, specie se arrivati già a 15/16 anni. In uscita didattica la regola è quella che non si può bere, ma se un alunno decide di farlo e viene avvisata la famiglia, la risposta sarà sempre un “E va be ma è na birra, che gli fa”.

Di conseguenza, l’uscita didattica per quanto riguarda l’alcool tende ad essere una parentesi nella vita del ragazzo in cui il professore per legge deve vietargli ciò che a casa può fare, senza poter avere il minimo appoggio del genitore, ma con tutte le responsabilità in caso dovesse s쳭ere qualcosa.

Chiami un genitore perché il figlio beve? “E’ normale”, risponde. Il figlio, dopo che ha bevuto, cade e si fa male? “IL PROFESSORE GLI HA PERMESSO DI BERE!” sarà la prima cosa che udirà il dirigente scolastico la mattina del giorno successivo.

Di conseguenza, dietro a un dato che a primo sguardo sembra dare una brutta immagine dei professori, in realtà, c’è un iceberg di problematiche e notti insonni.

Un dato che- inspiegabilmente- non fa scalpore è che il 17% degli alunni non possa partire a causa della cattiva condotta. Visto che le note vengono messe dopo vari richiami è un dato di fatto che quasi un ragazzo su 5 non parta perché ha sanzioni disciplinari che glielo vietano, dipinge uno scenario grottesco per l’Italia.

Le uscite didattiche solo lo specchio per la società del domani e, ad oggi, ciò che emerge non può che portarci a una forte riflessione comune.