L’AQUILA – Sabato scorso, 23 settembre, alle ore 17:30, presso il convento dei Frati Minori Cappuccini, numerosi fedeli hanno preso parte alla preghiera e alla santa messa in occasione della memoria liturgica di san Pio da Pietrelcina.
La sera precedente, alle ore 21, nella stessa chiesa conventuale è stato rievocato il beato transito dello stigmatizzano del Gargano, presieduto da fra Giuseppe Rosati, frate che si è aggiunto alla fraternità cappuccina da pochi mesi; alla preghiera ha partecipato l’intera fraternità cappuccina e numerosi devoti, che, sfidando l’incessante pioggia, hanno raggiunto il convento.
Alle ore 16:30 del giorno 23 i fedeli e il gruppo di preghiera di padre Pio hanno vissuto l’adorazione eucaristica e pregato il santo Rosario, guidati dall’assistente spirituale del gruppo, fra Paolo Palombarini.
La celebrazione eucaristica di sabato pomeriggio, concelebrata dai frati, è stata presieduta dall’Arcivescovo coadiutore di L’Aquila, mons. Antonio D’Angelo.
La liturgia di san Pio ci ha fatto pregare, chiedendo al nostro Creatore: «Dio onnipotente ed eterno, con grazia singolare hai concesso al sacerdote san Pio di partecipare alla croce del tuo Figlio e per mezzo del suo ministero hai rinnovato le meraviglie della tua misericordia, concedi a noi, per sua intercessione, che uniti costantemente alla passione di Cristo possiamo giungere felicemente alla gloria della risurrezione». Effettivamente, la testimonianza di vita di padre Pio ci rivela la misericordia infinita di Dio per tutte le sue creature, ma anche la via stretta del Vangelo e della croce; Gesù ammonisce i suoi discepoli di tutti i tempi con queste parole: «Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 10,37-39). San Pio stesso scriveva ai propri figli spirituali: «Fate riposare i vostri cuori dolcemente nella volontà di Dio. O Dio! Di quanto noi siamo debitori a questa vostra divina e amabile bontà, che ci avete fatto desiderare con tanto ardore di vivere o morire nella vostra dilezione. Senza dubbio, miei carissimi figliuoli, noi lo bramiamo, noi siamo risoluti di vivere e morire per questa divina dilezione: speriamo ancora, che il nostro dolcissimo Salvatore, che ci dà la volontà di ciò desiderare, ci dia ancora la grazia di seguirlo sino al termine del nostro pellegrinaggio» (Epistolario IV, 372).
Ben al di là delle manifestazioni straordinarie della santità di padre Pio, vogliamo scorgere nella sua testimonianza la carità – accolta e donata a Dio, ed elargita verso i peccatori e i poveri. San Pio è proprio questo: intima e costante unione con la Trinità, vita trasfigurata dalla preghiera, carità che diventa operosa e prossima nel bene. Il pontefice san Giovanni Paolo II – nell’omelia del giorno della canonizzazione di padre Pio – disse: «Preghiera e carità, ecco una sintesi quanto mai concreta dell’insegnamento di padre Pio, che quest’oggi viene a tutti riproposto».
La liturgia della Parola di questa domenica, XXV del Tempo Ordinario, ci indica la via dell’umiltà, di fronte al misterioso disegno universale di salvezza; a non farci giudici degli altri, prendendo il posto di Dio; a non essere invidiosi del cammino degli altri; a scrutare la volontà dell’Altissimo, la quale resta fino all’eternità elargizione di misericordia verso tutti i suoi figli, nostri fratelli. L’esempio e l’intercessione del santo sacerdote e frate Pio da Pietrelcina illuminino il nostro pellegrinaggio, rendendoci operatori di bene, seminatori di speranza, edificatori del regno divino nel mondo.










