Parlare di senso del pudore al giorno d’oggi non è certo facile e può creare un certo imbarazzo. Stabilire cosa sia il pudore, dargli una specifica connotazione, in una società moderna multietnica, può essere davvero difficile, perché incontra i limiti etici e morali di altre culture.
Certo è che, il senso del pudore è cambiato nel tempo e nella storia.
Ancorato al contesto sociale, all’ideologia politica e religiosa, il pudore muta con l’uomo, con la sua evoluzione, con i suoi progressi e traguardi che spesso si lasciano alle spalle percorsi tortuosi di lotte e rivendicazioni. Ciò che offendeva il comune senso del pudore 40, 50 o 100 anni fa è diverso da ciò che colpisce la coscienza collettiva odierna.
Quando si parla di pudore nel campo dell’arte, il problema non è meno complesso. A prescindere dalle considerazioni e critiche verso la “longa manus” della censura, le quali meritano un discorso a parte, qualche riflessione va fatta riguardo il caso dei genitori degli studenti di una scuola americana, offesi dalla lezione tenuta da una professoressa sul “David” di Michelangelo, ritenuta visione oscena, addirittura pornografica. Da cittadina italiana, sono orgogliosa del patrimonio artistico e culturale del mio Paese, soprattutto quando ad essere esportata è la nostra storia dell’arte con il “David” di Michelangelo, piuttosto che l’immagine stereotipata dell’uomo italiano in “completo gessato”. La “illuminata” e colta professoressa d’oltreoceano è stata bersaglio di numerose critiche, ma in Italia prontamente insignita della medaglia d’oro dalla città di Firenze. Come possono sentirsi lesi quei genitori da una delle visioni più belle e significative della nostra classicità? Io, fossi in loro, mi preoccuperei maggiormente della violenza nelle scuole americane, delle stragi da Far West, degli abusi di ogni genere.
Oscenità, volgarità e vera pornografia dilagano su Internet in ogni forma. Non si preoccupano di questo? Purtroppo, anche la nostra censura ha prodotto i suoi danni. Dopo la fine del Concilio di Trento, viene disposta la copertura dei nudi considerati “scandalosi” del “Giudizio Universale” nella Cappella Sistina. Daniele da Volterra, amico e collaboratore di Michelangelo, ebbe il compito di coprire le nudità, dipingendo su quei corpi le famose “braghe”. Questo gli valse l’appellativo di “Braghettone”. Nel famoso affresco, Santa Caterina e San Biagio furono i meno fortunati perché, avendo anche una posa “non consona”, nella versione di Michelangelo, vennero cancellati completamente e ridipinti ex novo. Una censura restrittiva ha continuato a fare danni anche nei secoli successivi. Quei genitori, però, che alle soglie del 2023 si sentono indignati da quel nudo, peccano fra le altre cose anche e soprattutto d’ignoranza. Il corpo del “David” di Michelangelo, oltre ad esprimere un canone di bellezza maschile, racconta una storia che prescinde la “carne”. Anche la nascita di Venere di Botticelli, oltre ad imprimere l’idea perfetta di estetica femminile, racchiude il concetto di “humanitas”, come bellezza spirituale. Esprime purezza dell’anima e semplicità. Questo concetto può essere spiegato, con maggiore forza, da “L’amor sacro e l’amor profano” di Tiziano. Le due donne rappresentate dall’artista con la stessa fisionomia, a sottolineare la convivenza di nature opposte nella stessa persona, sono: una seminuda ad indicare l’amore puro, divino e l’altra, vestita, a connotare l’amore profano, passionale. Sull’onda delle più deliranti richieste di coprire le nudità delle statue, in occasione di visite di Stato e non, nel nostro Paese, suggerirei, piuttosto, a coloro che potrebbero sentirsi offesi da tali visioni, di astenersi dal venire in Italia. Questo Paese, ai loro occhi, mostrerebbe oscenità in ogni angolo. Lo Stadio dei Marmi, al Foro Italico a Roma, potrebbe sembrare “un’orgia” di atleti. Per non parlare di Piazza Affari a Milano dove troneggia l’iconico saluto di Cattelan.
A questo punto, come non dargli ragione!









