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A Sulmona il magico mondo della Madonna che scappa

Madonna che scappa Sulmona.29.31 (1)
Nonostante il cielo grigio, a Sulmona si è tenuta l’edizione 2023 della Madonna che scappa, in Piazza Garibaldi, quella sacra rappresentazione che è una tradizione tanto antica, quanto commovente.

SULMONA – Nonostante il cielo grigio, a Sulmona si è tenuta l’edizione 2023 della Madonna che scappa, in Piazza Garibaldi, quella sacra rappresentazione che è una tradizione tanto antica, quanto commovente. Una rappresentazione che mette in scena l’incontro e l’abbraccio della Madonna con il Figlio risorto. Se la tradizione è documentata sicuramente dal 1752, non si conosce una data precise: le sue radici sono più antiche, risalenti almeno al Seicento, ma potrebbero affondare al Medioevo. Una grande manifestazione collettiva, dove sopravvivono tracce di antiche culture, che con la sua profonda umanità tocca i cuori di tutti i partecipanti.

Per questa edizione una novità: è tornata la voce narrante in piazza, grazie alla collaborazione della confraternita di Santa Maria di Loreto e il vescovo Mons. Michele Fusco.

Dopo la messa solenne celebrate dal vescovo in S. Maria della Tomba, una prima e piccola processione porta la statua del Cristo risorto sotto uno degli archi dell’acquedotto svevo di piazza Garibaldi; intanto le statue di San Pietro, riconoscibile dalle chiavi del paradiso e San Giovanni, con un calice da cui spunta un serpente, vengono portate nella chiesa di San Filippo Neri, dove la sera del Sabato Santo con una toccante cerimonia è stata deposta la statua di Maria. Il dramma sacro ricalca in qualche modo il racconto evangelico di Giovanni: i due apostoli corsero al sepolcro di Gesù e trovarono la pietra rotolata e le bende a terra. Così la statua dell’apostolo Giovanni si ferma presso il portale della chiesa di San Filippo, dove si trova Maria e un lauretano bussa dando l’annuncio della resurrezione. Maria, ancora affranta dal dolore, è scettica e non crede alla buona novella; non li ascolta e non vuole uscire allo scoperto, chiusa com’è nel suo dolore. Ora tocca a San Pietro che insiste e continua a bussare: Gesù è veramente risorto e sta aspettando dall’altra parte della piazza! Ancora nulla. Pietro aveva appena tradito Gesù: come potersi fidare di lui? Ma Giovanni non si dà per vinto: al terzo tentativo Maria cede e crede: le porte della chiesa si spalancano tra gli applausi. È il segno dell’apertura del tempo pasquale.

Da qui la statua della Vergine viene portata fuori, lentamente, armoniosamente, fino a giungere al centro della piazza, presso la fontana. La folla assiepata segue tutto con grande trepidazione. Giunti alla metà del percorso, i lauretani sollevano la statua. Ecco, ora può vedere lei stessa Gesù! Come trattenere la gioia? La sua dolce primavera, la luce del mondo, il figlio che gli era stato tolto, è tornato alla vita! Maria, insieme a tutto il popolo, che non aveva più speranza, sobbalza e trepida di esultanza. Il fremito della madre è rappresentato dall’ondeggiare, per pochi, ma interminabili minuti, dei confratelli lauretani, con la statua di Maria sostenuta a spalla. All’improvviso quel: “Via, via, via!” e iniziano una frenetica corsa, diretti verso l’arco dove si trova Gesù. Sono attimi di altissima tensione per tutti: un movimento poco calibrato, un piede in fallo e la statua potrebbe cadere. Guai! Questo attrarrebbe le più grandi sciagure, come ricordano atterriti i sulmonesi.

Viene azionato un meccanismo che in un istante fa volare via l’abito nero della Madonna, simbolo di lutto e dolore, per svelare l’abito verde raggiante dei ricami d’oro. Intanto scoppiano assordanti i mortaretti: la tensione è sciolta, le campane suonano a festa e tutto il popolo esulta di un giubilo incontenibile. È veramente il trionfo della vita. Intanto dodici colombe, a simbolo dei dodici apostoli, spiccano il volo alte nel cielo. La colomba, che ha annunciato la fine del diluvio a Noè, ora annuncia la fine del pianto. Il fazzoletto bianco che la statua di Maria portava in mano tergersi il viso, non c’è più; al suo posto è stretta nella sua mano una rosa rossa, rossa come la gioia di vivere, rossa come la passione d’amore. La corsa procede fino alla statua del Risorto. Ora il mistero si è veramente compiuto e le statue possono procedere insieme: il figlio e la madre finalmente riuniti e poi gli apostoli Pietro Giovanni e tutto il corteo festante del popolo per l’ultimo itinerario lungo la città. Abbracci, lacrime di commozione, scambi di auguri, foto: tutto è andato per il meglio, anche quest’anno. Infatti il volo delle colombe, il modo in cui si apre e cade il velo nero e il fazzoletto bianco, se la corsa si svolge senza intoppi: tutto diventa materia per trarre auspici.

Di fronte la chiesa di San Domenico il saluto e l’omaggio dei confratelli trinitari, che proseguono il percorso fino alla Chiesa della Santissima Annunziata per la conclusione del percorso.

Un giorno forse scriveremo la storia di questa teologia popolare, come si coglie specialmente nelle feste religiose e stagionali, così naturalmente intrecciate, ci renderemo conto che, per secoli, i nostri antenati hanno compreso il cristianesimo come una liturgia cosmica: il mistero di Cristo che racchiudeva in sé il destino di tutto il cosmo, che geme e soffre le doglie del parto in attesa della resurrezione, che si compie ogni anno.