L’AQUILA – “Decidere dove tagliare un’immagine significa decidere chi e cosa, in quel momento, ha diritto di esistere per chi guarda”. È tutta qui la lezione che Francesca Mannocchi ha consegnato ai diplomati del corso di Reportage audiovisivo del Centro Sperimentale di Cinematografia dell’Aquila: ricordare che ogni scelta tecnica è, prima ancora, una scelta morale.
Una responsabilità quasi naturale per chi fa informazione di prossimità, che vive dentro le conseguenze del proprio racconto ed è chiamato ogni giorno a rispondere del proprio lavoro davanti alla comunità, al bar, in fila alle poste o semplicemente per strada. Una responsabilità più sfuggente per chi racconterà il mondo attraverso il reportage, e dovrà contare solo sulla propria coscienza professionale dopo l’ultimo ciak.
La giornalista e documentarista, direttrice artistica del corso di Reportage audiovisivo, ha salutato gli studenti del triennio 2023-2026 durante la cerimonia pubblica di consegna dei diplomi, ospitata nell’Auditorium del Parco e inserita nel programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.
Un percorso triennale di studi reso possibile grazie al sostegno di Regione Abruzzo, Comune dell’Aquila e Ministero della Cultura e finanziato dall’Unione europea attraverso il programma NextGenerationEU, al termine del quale agli studenti è stato conferito il titolo equipollente alla laurea triennale DAMS.
Alla cerimonia hanno preso parte, tra gli altri, la presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia Gabriella Buontempo, la direttrice generale Tiziana Bianchi, il direttore amministrativo della sede Abruzzo Adriano De Santis, la preside Gloria Malatesta e l’assessore comunale Roberto Tinari, in rappresentanza del Comune dell’Aquila.
Nel corso della mattinata sono stati proiettati alcuni estratti dei reportage di diploma, dedicati a temi sociali, di attualità e di ricostruzione storica: dalla baraccopoli di Dharavi, in India, ai cantieri di demolizione navale del Bangladesh, fino agli orfani ucraini accolti in Italia e ai misteriosi avvistamenti Ufo che interessarono Pescara nel 1978.
Rivolgendosi ai neo reporter, Mannocchi ha ricordato che “il nostro compito non è inventare storie. Le storie esistono già. Il nostro compito è accorgerci che esistono”, invitandoli a non distogliere lo sguardo da quei luoghi “in cui l’attenzione si spegne” e da quelle persone che troppo spesso restano invisibili.
“La verità non è un territorio da difendere, ma un bene da condividere”, ha aggiunto, ribadendo che la tecnica, da sola, non basta.
Sono, del resto, i grandi interrogativi della deontologia del reportage contemporaneo: il rapporto tra realtà e narrazione, tra sguardo d’autore e verità, tra il dovere di testimoniare e il rispetto della dignità delle persone raccontate. E quello, sempre aperto, di uno sguardo chiamato a interrogarsi se il dolore degli altri venga raccontato con la stessa misura e gli stessi limiti che riserviamo al nostro.
Prima della consegna dei diplomi, quindi, l’ultimo invito della giornalista ai neo reporter. “Il rischio più grande per chi lavora con le immagini del dolore è abituarsi a vedere senza guardare”.









