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Inchiesta sui dati sensibili a Napoli, quattro abruzzesi tra le vittime

Inchiesta sui dati sensibili a Napoli, quattro abruzzesi tra le vittime
Inchiesta Napoli sui dati sensibili: secondo Il Centro, quattro abruzzesi tra le persone indicate come vittime.

Ci sarebbero anche quattro abruzzesi tra le persone coinvolte come vittime nella maxi inchiesta della Procura di Napoli su presunti accessi abusivi a banche dati riservate e acquisizione illecita di informazioni sensibili. A riportarlo è Il Centro.

L’inchiesta napoletana riguarda una presunta rete composta anche da appartenenti infedeli alle forze dell’ordine e da altri soggetti che, secondo l’accusa, avrebbe effettuato accessi non autorizzati a sistemi informatici riservati per raccogliere e vendere dati su personaggi del mondo dello sport, dello spettacolo, dell’imprenditoria e su cittadini privati.

Secondo le ricostruzioni emerse dopo l’operazione, l’organizzazione avrebbe avuto accesso a banche dati dello Stato e ad archivi riservati. La Procura di Napoli contesta, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Le misure cautelari eseguite sono 29: quattro in carcere, sei ai domiciliari e diciannove obblighi di dimora.

I nomi degli abruzzesi citati

Tra i nomi abruzzesi indicati da Il Centro compare quello di Raffaella Luglini, manager aquilana, già componente del board di Leonardo, presidente della Fondazione Ansaldo e, dalla fine del 2019, direttore generale della Fondazione Leonardo.

Nell’elenco figurano anche Umberto Valleriani, 44 anni, di Teramo, Emiliano Vermiglio, nativo dell’Aquila, e Simone Tini, originario di Penne.

Secondo quanto riportato, l’attenzione della presunta banda si sarebbe concentrata sulla captazione di informazioni tramite sistemi informatici e utenze telefoniche. Le persone indicate risultano parti offese e non sono accusate di alcun reato.

L’inchiesta della Procura di Napoli

Il caso è emerso nell’ambito di una più ampia indagine coordinata dalla Procura di Napoli. Secondo quanto riferito dagli inquirenti nella conferenza stampa sull’operazione, in due anni sarebbero stati effettuati centinaia di migliaia di accessi a banche dati riservate senza giustificazione di servizio. Sky Tg24 riporta il dato di 730mila accessi riferiti a due agenti infedeli.

Le informazioni acquisite avrebbero riguardato dati personali, posizioni fiscali, informazioni previdenziali, dati di polizia e altri elementi riservati. Il Corriere della Sera, citando il procuratore Nicola Gratteri, ha riferito dell’esistenza di un presunto tariffario per la vendita dei dati, con importi diversi a seconda della tipologia di informazione richiesta.

L’indagine resta nella fase cautelare. Le accuse dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie e per tutte le persone indagate vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.