50° della Convenzione UNESCO: tra i siti le faggete in provincia dell’Aquila

di Fausto D'Addario | 18 Novembre 2022 @ 05:10 | AMBIENTE
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50 anni della Convenzione UNESCO: tra i siti anche le faggete in provincia dell’Aquila. Il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano ha ricordato attraverso un comunicato il 50° anniversario della Convenzione sulla protezione del Patrimonio Mondiale culturale e naturale, documento che incoraggia i paesi che ne fanno parte alla tutela del proprio patrimonio culturale e naturalistico da trasmettere alle generazioni future: 

“La Convenzione UNESCO del 1972 continua a ispirare l’Italia e la comunità internazionale nella tutela del patrimonio culturale, ricordandone lo straordinario valore per lo sviluppo socio-economico. Il Ministero della Cultura si associa alle organizzazioni nazionali e internazionali che celebrano l’anniversario di oggi e ribadisce il suo impegno nel perseguimento degli obiettivi fissati cinquant’anni fa”.

L’Italia, che ha ratificato la Convenzione nel 1977, vanta un primato nella Lista del Patrimonio Mondiale con 58 siti iscritti; tra questi figura anche l’Abruzzo, nel sito transnazionale denominato Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa. Si tratta di un sito transnazionale, un’area che comprende diverse faggete europee, rimaste pressoché intatte per diversi secoli: 10 delle 63 faggete europee si trovano sul suolo italiano. In Italia sono presenti i faggi più alti, fino a 50 m di altezza e gli esemplari più vecchi d’Europa, si trovano in provincia de L’Aquila, nel comune di Villavallelonga: nati persino prima di Colombo e della scoperta dell’America!

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise comprende cinque faggete: la già nominata Val Cervara, nel territorio di Villavallelonga; la foresta vetusta di Selva Moricento, nel comune di Lecce dei Marsi; le faggete di Coppo del Principe e Coppo del Morto, nei comuni di Pescasseroli e Scanno e la valle di Cacciagrande ad Opi.

Si tratta di riserve inestimabili di biodiversità, custodita da questi giganti verdi, veri e propri patriarchi dell’Appenino centrale. A livello nazionale l’Abruzzo ha giocato un ruolo fondamentale: i lavori che hanno portato al riconoscimento dell’UNESCO sono stati coordinati dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise per gli enti italiani coinvolti.


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