5 luglio 1294, viene eletto papa Celestino V

di Fausto D'Addario | 05 Luglio 2024 @ 05:29 | RACCONTANDO
Print Friendly and PDF

Era il 5 luglio 1294 quando venne eletto papa Celestino V. Gli undici cardinali elettori riuniti a Perugia avevano scelto come pontefice un uomo di santa vita, l’eremita Pietro del Morrone, fondatore dell’ordine monastico di S. Spirito della Maiella (in seguito denominato Congregazione Celestina), che al momento dell’elezione aveva circa 84 anni.

Il giorno fatidico dell’elezione

Con quel fatidico evento, che avrebbe cambiato per sempre la storia della città dell’Aquila e della Chiesa, i cardinali ponevano termine a un drammatico periodo di sede vacante durato ben due anni e tre mesi, dalla morte di Niccolò IV il 4 aprile 1292. Nel testo, datato 5 luglio 1294, gli undici cardinali riuniti in conclave affermano che, dopo diverse discussioni, essendo corso il nome dell’eremita Pietro del Morrone come d’improvviso e in modo inatteso, all’unanimità consentirono alla sua elezione a sommo pontefice, non senza effusione di lacrime per la gioia della scelta di un uomo di santa vita, come recita il documento stesso. Il decreto di elezione, che ora possiamo leggere nella bella edizione delle bolle di Celestino V curata da D. Ugo Paoli e Paola Poli, fu sottoscritto dagli undici cardinali elettori con elementi grafici di proprio pugno e vi apposero i loro sigilli in cera rossa. La settima sottoscrizione e il settimo sigillo sono del cardinale Benedetto Caetani, che di lì a sei mesi, dopo il celebre “gran rifiuto” di Celestino, sarebbe stato il suo successore sul trono papale col nome di Bonifacio VIII.

Il senso di un eremita sul trono di Pietro

Sulle ragioni di una simile scelta si sono versati fiumi d’inchiostro. C’è chi ritiene che si sia optato per una soluzione di transizione, chi ritiene che l’anziano eremita sarebbe stato facile strumento per una gestione da parte dei porporati più navigati. Gli eventi evocati nel testo dell’elezione sembrano delineare il ruolo a cui fra Pietro era stato predestinato: la soluzione dei conflitti nella Chiesa e nel mondo e la pacificazione dei cuori; ruolo, quest’ultimo, che gli fu riconosciuto in merito a quanto avvenuto proprio nel conclave, attraverso l’inatteso accordo raggiunto sulla sua persona. La commozione dei cardinali, in quella nuova Pentecoste, all’esito del conclave, se fu reale, scaturì dalla considerazione che solo l’umile eremita avrebbe potuto salvare quella Chiesa ormai tanto distante dalle aspirazioni di rinnovamento dei fedeli. Si può immaginare quanto rimanesse turbata una figura di alta spiritualità com’era Pietro di fronte a una tale rete di questioni. Nel comunicare la propria nomina agli arcivescovi di Ravenna e di Reims, il novello papa racconta di come fosse scosso da forti conflitti interiori; alla fine, però, si sottomise umilmente alla volontà divina, accettando l’onere e l’impegno della Chiesa di salvare il mondo.

In fila indiana all’eremo di Sant’Onofrio

In ogni caso l’11 luglio 1294, una settimana dopo, gli stessi cardinali indirizzarono una lettera a fra Pietro, informandolo sullo svolgimento dell’elezione. I cardinali lo pregavano di voler accettare il manto pontificale e il suo peso, a beneficio della Chiesa Romana, da troppo tempo priva del suo «pastor sommo». Il viaggio dei delegati da Perugia a Sulmona (dal 1293 fra Pietro dimorava nella grotta di S. Onofrio sul monte Morrone) durò almeno sei giorni e finalmente il 19 luglio ci fu l’incontro nella cella di S. Onofrio. Gli inviati papali furono costretti a salire in fila indiana, perché il sentiero era particolarmente stretto. Iacopo Stefaneschi, che fu testimone oculare, racconta la scena: i delegati scorsero tramite una finestrella il vecchio eremita, già al corrente di tutto; era incredulo, pallido in volto e gli occhi gonfi di lacrime, la barba lunga e incolta, il corpo macerato dai digiuni e le vesti logorate dal vivere in una cella angusta. Mentre venivano aperte le pergamene davanti all’umile eremita, costui veniva esortato – come avrebbe poi dichiarato all’atto della rinuncia – ad accettare senza indugio l’elezione, perché altrimenti avrebbe compiuto un peccato mortale. In tal modo i cardinali speravano di vincere le resistenze dello scrupoloso monaco. “Chi sono io per farmi carico di un così grande peso, di così tanto potere? Io non sono in grado di salvare me stesso, come potrò salvare il mondo intero?“, sembra abbia esclamato l’eletto. Vera o falsa che sia questa versione degli eventi, probabilmente il vero svolgimento di tale incontro rimarrà per sempre avvolto nel mistero.

Un pontificato di cinque mesi e nove giorni

Dopo molte titubanze, fra Pietro comunque accettò l’elezione e il 20 luglio scese a Sulmona nell’abbazia di S. Spirito, dove – probabilmente tra il 21 e il 22 luglio – fece redigere per iscritto la sua accettazione. Nel frattempo arrivò a Sulmona anche Carlo II d’Angiò, re di Sicilia, con il figlio Carlo Martello e il 25 luglio 1294 il nuovo papa, i due sovrani e il cardinale Pietro Colonna partirono da Sulmona e due giorni dopo giunsero all’Aquila: fra Pietro entrò in città su di un asino, mentre Carlo Il e il figlio gli cavalcavano ai lati tenendone le redini. Il 15 o il 16 agosto si svolse l’atto conclusivo previsto dal cerimoniale dell’elezione: la vestizione del papa con il manto di porpora, il conferimento delle insegne e la scelta del nome, che ebbero luogo all’Aquila il 29 agosto, festa della decollazione di San Giovanni Battista. A un mese dall’incoronazione e in memoria di questa giornata, Celestino V concesse l’indulgenza plenaria a quanti si fossero recati annualmente a Santa Maria di Collemaggio in occasione di tale festività. Sappiamo come sono andate poi le cose: il 13 dicembre 1294, davanti ai cardinali riuniti in concistoro a Napoli in una sala del Castel Nuovo, Celestino V lesse la dichiarazione di rinuncia, ad appena cinque mesi e nove giorni dall’elezione. Dieci giorni dopo il nuovo pontefice Bonifacio VIII fu eletto a Napoli il 24 dicembre 1294 e come atto immediato fece relegare Pietro del Morrone nella rocca di Fumone (Frosinone), dove morì il 19 maggio 1296. Evento emblematico della visione ecclesiale del Caetani fu l’indizione del primo giubileo della storia con la bolla del 22 febbraio del 1300.

Nella Bolla di indizione del Giubileo 2025, Papa Francesco ha ripercorso la storia delle indulgenze giubilari, menzionando anche la Perdonanza celestiniana dell’Aquila, da lui stesso presieduta nel 2022. In quell’occasione Papa Francesco ha definito Pietro Celestino “un testimone coraggioso del Vangelo”, perché in lui si poté ammiriamo una Chiesa libera dalle logiche mondane e “pienamente testimone di quel nome di Dio che è la Misericordia”.


Print Friendly and PDF

TAGS