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310 milioni di euro, lievitano le stime dei costi per mettere in sicurezza il Gran Sasso

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L’AQUILA – Ha sforato 300 milioni di euro il fabbisogno economico dei due commissari del Gran Sasso. Una cifra mastodontica. L’obiettivo, sacrosanto, è di mettere in sicurezza il traforo e i laboratori, sia da un punto di vista sismico sia in relazione all’altra grande opera infrastrutturale da salvaguardare, l’acquifero del Gran Sasso.

L’importanza di quest’ultimo a volte sfugge alla nostra comprensione, ma la sua conoscenza è decisiva per capire l’importanza della sua messa in sicurezza. Oltre che al teramano e all’aquilano, fornisce acqua potabile anche a parte della provincia di Pescara. Non solo. Ad esempio, tramite un complesso sistema di captazioni e gallerie, l’acqua prelevata dal versante orientale del Gran Sasso, viene convogliata e pompata verso il Lago di Provvidenza. Da lì, attraverso ulteriori condotte sotterranee, l’acqua raggiunge il Lago di Campotosto, che funge da bacino di regolazione per la produzione di energia idroelettrica tramite quindi le acque della Laga ma anche di quelle del Gran Sasso.

Qui una cronologia aggiornata degli eventi dagli anni ’60 ad oggi che hanno interessato il Gran Sasso

A far discutere, in questi giorni, sono soprattutto i disagi agli utenti del traforo, i costi per le aziende, o la preoccupazione per la qualità dell’acqua potabile, ma in ballo ci sono infrastrutture strategiche del paese, beni collettivi e delle generazioni future.

Sulle modalità di intervento, come abbiamo visto, stanno emergendo molti dubbi. Si tratta, del resto, di interventi complessi e impattanti.

In questo aggiornamento facciamo il punto sui due commissari, i loro progetti, i costi e i fondi a disposizione.

Marco Corsini è il Commissario Straordinario per la messa in sicurezza antisismica delle autostrade A24 e A25. E’ stato nominato nel luglio 2021, con un Decreto del Presidente del Consiglio, nel quadro di interventi urgenti per adeguare e mettere in sicurezza il sistema autostradale, in conformità con la normativa sulla sicurezza delle gallerie della rete autostradale (Decreto Legislativo 264/2006). La sua nomina è parte del sistema di commissariamenti straordinari per la gestione di emergenze infrastrutturali. Solo per i lavori specifici del traforo ha a disposizione un importo di 100 milioni di euro, tutto a valere sul Piano nazionale per gli investimenti complementari al PNRR.

La struttura commissariale per la sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso è stata invece istituita per la prima volta con il Decreto-Legge 14 dicembre 2018, n. 135, noto come “Decreto Semplificazioni”. In particolare, all’interno di questo decreto è stato previsto un Commissario Straordinario per affrontare le problematiche relative alla messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso. Questo commissario straordinario ha il compito di gestire le criticità legate al delicato equilibrio tra il sistema idrico del Gran Sasso, il traforo autostradale A24-A25 e i Laboratori Nazionali di Fisica Nucleare, dove si trovano materiali potenzialmente pericolosi per le acque sotterranee.

La struttura commissariale si è formalmente insediata nel 2019. Nello stesso anno, sempre con Decreto del Presidente del consiglio dei Ministri, è stato nominato il primo commissario, Corrado Gisonni. Anche per lui c’era un bel tesoretto a disposizione: uno stanziamento di 120 milioni di euro. Successivamente, ha stimato che per completare tutte le opere sarebbero stati necessari 180 milioni di euro in totale. Gisonni è stato quindi sostituito nel settembre nel 2023 da Pierluigi Caputi. I costi, quindi sono ulteriormente lievitati di una trentina di milioni, a 211milioni e 838mila euro finali con somme aggiuntive da reperire quindi di 90 milioni di euro.

I progetti

Gisonni-Caputi e la “difesa attiva” dell’acqua

La strategia scelta da Gisonni e Caputi è quella della cosiddetta “difesa attiva” della risorsa idrica. Ad oggi c’è Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica (PFTE) presentato nel 2022, e ora sottoposto a procedura rafforzata, i sondaggi sono in corso per questo, per essere sottoposto a procedura di Via nazionale. Il progetto, sostanzialmente, prevede tutta una serie di nuovi nuovi drenaggi per andare a raccogliere le acque un pò’ più lontano dai punti di captazione attuali.

E’ una strategia molto contestata sia dal Forum H2O, sia dagli esperti – qui le nostre interviste a Giorgio Morelli e Leo Adamoli – perché di fatto si andrebbero a fare nuove captazioni senza poter dismettere quelle vecchie, rischiando di alterare completamente l’equilibrio dell’acquifero. Ma rischiando anche, questo uno dei punti salienti delle critiche, di non risolvere il problema: i sondaggi in corso, anche se ora sospesi, servono infatti a conoscere meglio “il sistema di circolazione” delle acque del Gran Sasso. Ma tutti gli studi e i sondaggi precedenti hanno dimostrato che è impossibile una canalizzazione che escluda il rischio di contaminazioni, emblematiche le prove con i traccianti colorati che hanno sempre restituito risultati imprevedibili e diffusi in ogni estremità del comprensorio, a testimonianza che l’acqua scorre ovunque all’interno di un massiccio dalla geologia davvero complessa.

L’iter dell’intervento è molto più indietro del collega ma, teoricamente, dopo questa ulteriore fase di sondaggi si potrebbe andare ad appalto integrato. Sia la progettazione del Pfte di Gisonni che i suoi ‘aggiornamenti’ sono stati commissionati a Italferr, società del gruppo Ferrovie dello Stato specializzata nella progettazione e realizzazione di infrastrutture complesse. Ma anche sull’iter ci sono enormi perplessità. In molti avrebbero preferito un processo che prevedesse una fase di consultazione pubblica approfondita, in linea con quanto previsto dal Codice degli Appalti, e al di là delle deroghe di cui può godere il commissario, deroghe, sostengono, che potrebbero interessare la fase esecutiva ma non certo quella di scelta delle alternative progettuali.

Il progetto di Corsini: interventi antisismici e sistemi di sicurezza

La Fase I, da completare entro il 2025, riguarda soprattutto l’installazione e il potenziamento di sistemi anti-incendio, ventilazione, illuminazione, segnaletica, telecamere e raccolta di liquidi pericolosi, al fine di garantire la sicurezza dei viaggiatori e delle infrastrutture. Per realizzare questi lavori sono previsti 420 giorni giorni di lavori ma assumendo, si scrive nella relazione tecnica, di “operare in chiusura totale della circolazione di una canna della galleria h24/24 per periodi prolungati al fine di garantire tre turni di lavoro in galleria durante l’intera giornata e che le attività sulla singola canna vengano svolte per 7 giorni lavorativi settimanali, i tempi stimati per completare le lavorazioni”. Parallelamente, verranno eseguiti lavori di manutenzione straordinaria delle volte delle gallerie, inclusa la riparazione del cemento deteriorato.

La Fase II, prevista per dopo il 2025, riguarderà ulteriori interventi strutturali più complessi, concentrati soprattutto sulla protezione dell’acquifero e che andranno necessariamente coordinati con l’altro commissario.

Corsini, invece, ha individuato come soluzione più vantaggiosa quella di utilizzare il progetto definitivo predisposto dalla società di ingegneria incaricata dal Concessionario pro-tempore (Strada dei Parchi S.p.a.), progetto già in procedura autorizzativa, al fine di minimizzarne i tempi di realizzazione, incaricando poi ITALFERR della verifica degli elaborati progettuali. Il progetto è stato approvato, con prescrizioni, dalla Commissione permanente gallerie, istituita presso ANSFISA, ed è ora in possesso della struttura commissariale. Nel 2024 si è proceduto alla fase di conferenza dei servizi con tutti gli enti interessati.

Se ne saprà di più nei prossimi giorni. In consiglio regionale, intanto, è stata convocata una commissione di vigilanza urgente, fissata per martedì 22, per far luce sullo stop dei lavori e l’intorbidamento dell’acqua. Un’occasione, in teoria, per approfondire tutta la vicenda.