25 gennaio: la “conversione” di San Paolo e il legame con Pescasseroli

Il 25 gennaio si commemora l’evento della “conversione” di San Paolo, patrono di Pescasseroli

di Fausto D'Addario | 25 Gennaio 2023 @ 06:00 | I LUOGHI DELLO SPIRITO
Pescasseroli Dan Paolo
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Il 25 gennaio si commemora l’evento della “conversione” di San Paolo che, insieme a San Pietro, sono i patroni di Pescasseroli. A voler essere precisi, però, il patrono originario dei pescasserolesi è San Paolo, mentre San Pietro – come vedremo – è subentrato successivamente.

san Paolo

L’importanza di San Paolo è indiscutibile: fu centrale alla fondazione della Chiesa stessa. Da apostolo delle genti a inventore del cristianesimo, sulla sua figura, dal temperamento focoso e inquieto e sul suo insegnamento, da sempre si sono riversate le più alte ammirazioni o sono stati scagliati i peggiori strali.

La sua conversione in realtà conversione non fu: l’esperienza sulla via di Damasco piuttosto trasformò il fariseo Saulo da zelante paladino della Legge mosaica ad apostolo di Gesù di Nazareth come Messia e Signore. Non possiamo che ricostruire a grande linee cosa avvenne: Paolo stesso, nei suoi scritti, vi accenna se non sobriamente. Certo è che proprio sulla strada di Damasco, forse nel 32, si verificò il momento decisivo della sua vita: vide la gloria di Dio brillare sul volto di Cristo (cfr. 2Cor 4,6). Fu un evento di apparizione, visione, illuminazione. Da quel momento un capovolgimento totale di valori: fede nell’assoluta centralità di Gesù e un inedito stimolo missionario. Tutto quello che costituiva per lui la sua ragion d’essere, ora era “danno” e “spazzatura” (cfr. Fil 3,7-8). Da lì le sue lettere, raccolte e diffuse già in antico; da lì i suoi lunghi viaggi per il Mediterraneo, quattro in tutto, di cui l’ultimo verso Roma e il martirio. Ed è nell’Urbe che le sue spoglie riposano: secondo la tradizione il suo sarcofago sarebbe custodito sotto l’altare papale della Basilica di San Paolo fuori le mura. E il 25 gennaio Papa Francesco si recherà come d’abitudine proprio alla tomba dell’apostolo Paolo per chiudere la settimana ecumenica di preghiera per l’unità dei cristiani.

Il viaggio di Paolo non finisce qui e prosegue fin nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise a 1.167m di altezza: precisamente a Pescasseroli in provincia de L’Aquila, dove lo stemma con la figura di San Paolo campeggia fieramente sul Palazzo del Municipio. In questi giorni il nome di Pescasseroli ricorre tristemente sul web e nella pagine dei quotidiani, come luogo dove è stato inutilmente soccorso l’orso marsicano Juan Carrito, vero simbolo del Parco e di tutto l’Abruzzo, rimasto vittima di un tragico incidente.

Il paese si sviluppa attorno all’antica abbazia dei Santi Pietro e Paolo, grazie ai monaci che qui dovettero portare il culto per l’apostolo Paolo. Prima del Mille doveva esserci una cella in una curtem quae vocatur Serule, come viene citata nell’antico regesto del monastero sabino di Farfa: si trattava di una dipendenza del monastero di Sant’Angelo in Barreggio (dove oggi sorge il cimitero comunale di Villetta Barrea), a sua volta legato al grande e potente cenobio di Montecassino o a quello molisano di San Vincenzo al Volturno. Abbiamo detto Serulae: se ci fate caso, insieme a Pesculum, sono due terminie che compongono il toponimo Pescasseroli. Infatti in una bolla di Papa Pasquale II risalente del 1115, confermata da Papa Clemente III nel 1188, viene attestata l’esistenza di una chiesa Sancti Pauli ad Pesculum Serulae, per la cui etimologia ci affidiamo a un illustre pescasserolese quale è Benedetto Croce:

il Pesculum ad Serolum (che, almeno una volta si trova scritto Sarolum) è il peschio [cima rocciosa] presso il Sangro (lat. Sarus), che nasce poco discosto e scorre sotto quel monte, ancora povero d’acque, ancora piccolo (Sarolus, piccolo Sangro)”.

I monaci benedettini esercitarono una grande influenza, se non un vero e proprio potere, nell’Alto Sangro di questi secoli: Montecassino, Farfa e la Diocesi dei Marsi rivendicavano tutti per sé questo territorio.

La chiesa, nelle sue forme romaniche, subì certamente gravi danni a seguito del terremoto del 1349 e di quello del 1579 più tardi. Per questo lo stile tardo gotico, con volte e nervature a crociera, coesiste con quello tardo rinascimentale, insieme agli altari di marmo e agli stucchi all’interno, tipici del ‘600 e del ‘700. Con la ricostruzione cinquecentesca la chiesa fu dedicata anche a San Pietro, che da quel momento divenne secondo patrono del paese affiancando San Paolo. Le statue dei due santi patroni di fine ‘700 si ergono solennemente ai lati della navata centrale, come pastori a guardia del gregge dei fedeli. Metafora pastorale non del tutto fuori luogo: non dimentichiamo che Pescasseroli era posta all’inizio del Regio Tratturo che, in un percorso di 211 km, conduceva pastori e greggi fino a Candela, nel tavoliere pugliese. Nel 1937 i lavori di restauro dopo il tremendo sisma del 1915 hanno permesso di riportare alla luce l’aspetto medievale dell’edificio, eccezion fatta per l’altare maggiore, quello dedicato a San Giuseppe e alla Madonna Incoronata.

In Abruzzo il culto di San Paolo è presente anche in provincia di Teramo, a Torricella Sicura, a partire dal XII secolo, essendo stata una pieve di probabile origine benedettina.


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