2023, smart working, si torna alle regole pre-Covid

di Redazione | 31 Dicembre 2022 @ 07:43 | UTILI
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Lo smart working torna all’epoca pre-Covid: dal 1°gennaio 2023 dovrà essere incluso nell’accordo individuale per la generalità dei dipendenti, eccetto i lavoratori fragili.

Mascherine al chiuso, smart working, meno assembramenti, più quarte dosi di vaccino Covid-19 e un potenziamento della sorveglianza della trasmissione del virus. Sono alcune delle indicazioni elaborate dal Ministero della Salute, con il supporto dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), in caso di peggioramento della situazione epidemiologica in Italia. La circolare è stata emanata dopo che l’aumento dei contagi in Cina, con le frontiere aperte e nessuna restrizione in vigore sui viaggi, ha fatto alzare di nuovo l’allerta per il coronavirus. In tema di vaccini, oltre a spingere sulle somministrazioni di quarte dosi, si parla anche di pensare a un’ulteriore dose per le categorie di italiani più a rischio.

Chi sicuramente fa un passo indietro saranno i genitori con figli di età fino ai 14 anni che, nel corso del 2022, hanno beneficiato sia del regime semplificato previsto per tutti, sia della norma che assegna il diritto a svolgere il lavoro agile, purché sia compatibile con l’organizzazione aziendale.

Per questi lavoratori la possibilità di continuare a svolgere l’attività dipenderà dalla stipula di un accordo individuale con il datore di lavoro, contenente tutti i requisiti minimi previsti dalla legge 81/2017. Se vorranno mantenere questa forma di lavoro le imprese dovranno attrezzarsi rapidamente. Nel caso invece che non vogliano confermare tale flessibilità organizzativa, non è richiesta formalmente alcuna comunicazione, anche se parrebbe opportuno informare i dipendenti della fine del regime speciale.

Anche nelle aziende dove vigono accordi sindacali che riconoscono il diritto dei genitori di figli under 14 a utilizzare lo smart working anche nel 2023, sarà necessario integrare l’intesa collettiva con l’accordo individuale, non essendo previsto nella normativa vigente alcun potere “sostitutivo” da parte degli accordi sindacali.

I datori di lavoro dovranno anche tenere conto dei criteri previsti dal decreto legislativo 105/2022 che, nel regolare le misure di conciliazione tra vita e lavoro, stabilisce alcune misure di favore per chi ha figli piccoli. Infatti, il decreto impone ai datori di lavoro di dare priorità alle richieste di smart working di chi ha figli fino a 12 anni o disabili, dai lavoratori disabili o che si prendono cura di altri familiari che hanno bisogno di assistenza.

 Il provvedimento è una semplice priorità, che opera solo se e quando il datore di lavoro intende consentire lo smart working. Invece, il decreto 105/2022 tutela i lavoratori che richiedono lo smart working, stabilendo che non possono essere sanzionati, demansionati, licenziati, trasferiti o sottoposti ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, come ritorsione per la richiesta.

Per effetto della legge di Bilancio 2023, l’unica categoria per cui resta in vita un diritto soggettivo al lavoro agile, seppure fino al 31 marzo, è quella dei lavoratori fragili, cioè affetti da gravi forme di disabilità, i pazienti oncologici e gli immunodepressi, secondo le condizioni individuate dal decreto 4 febbraio 2022 del ministro della Salute. Il datore di lavoro deve consentire lo smart working anche assegnando mansioni diverse, senza alcuna decurtazione della retribuzione.


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