19 Agosto 1573, la “prima” conquista del Corno Grande

di Redazione | 19 Agosto 2020 @ 11:40 | AMBIENTE
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L’AQUILA – La conquista della vetta più alta del Gran Sasso e dell’Appennino porta la firma del  pioniere dell’alpinismo, il bolognese Francesco De Marchi, che sarebbe morto all’Aquila appena tre anni dopo l’impresa. 
Probabilmente all’Aquila al seguito di Margherita d’Austria, di cui era fedele membro della corte, la grande passione di De Marchi per le imprese, immersioni, traversate del Tevere, non pote’ che provare a scalare la nostra montagna. Scalata di cui parlerà nelle sue cronache.
All’epoca aveva già 69 anni e fu accompagnato nell’impresa da una cordata composta da Cesare Schiafinato, dall’aquilano Diomede, dal cacciatore Di Domenico che aveva, probabilmente già conquistato la vetta e altre due locali. In poco più di 5 ore venne percorsa quella che oggi comunemente chiamiamo la Via Normale. 
Bisognerà attendere un paio di secoli, con la nascita di un rudimentale ma più organizzato alpinismo, per una cronaca di una nuova scalata: la Vetta orientale, poi la prima invernale con i figli di Quintino Sella e Giovanni Acitelli. Sono gli anni d’oro di questo primo alpinismo e la gara alla conquista delle vette alpine lascerà sul campo tante vittime. Nel 1934 arriva la prima scalata della fatidica parete Nord del Camicia, roba per pochi anche oggi mentre nel dopoguerra decine di nuove vie verranno provate e aperte sugli altri versanti del Gran Sasso.

 

 

 


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