Il discorso del sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi che tenuto in occasione della funzione liturgica di chiusura della Porta Santa.

La Porta Santa
La Porta Santa

Sua Eccellenza Arcivescovo Metropolita dell’Aquila, Monsignor Giuseppe Petrocchi, autorità civili e militari, presenti tutti. Sta per concludersi la 723esima edizione della Perdonanza Celestiniana.

Una manifestazione che è, sempre di più, festa di popolo: un evento caro tanto all’universo laico quanto a quello religioso, per i profondi valori che incarna e testimonia.

Valori legati, in primo luogo, alla figura straordinaria di Celestino V e al suo messaggio di speranza legato al documento da cui le celebrazioni prendono nome e spunto: la Bolla del Perdono.

Un’indulgenza concessa agli ultimi della terra, ai poveri e ai bisognosi, e affidata alla Municipalità aquilana che, da allora, la custodisce con orgoglio e con amore profondo.

Un evento che la città celebra attraverso la Perdonanza Celestiniana, manifestazione che, negli anni, ha visto la presenza di figure quali Madre Teresa di Calcutta, il Dalai Lama ed Ela Gandhi, nipote ed erede spirituale del Mahatma.

Oggi intendiamo riportare la Perdonanza ai valori di una spiritualità profonda, anche laica, quale momento di riflessione e di raccoglimento.fuocoperdonanzacelestiniana

Nel mio intervento in apertura della manifestazione, prima dell’accensione del tripode davanti la basilica di San Bernardino, ricordavo l’importanza della riconciliazione, del superamento di steccati e divisioni pregiudiziali.

La Città dell’Aquila ha bisogno di questa concordia, di questa unità, di questa lungimiranza.

La nostra comunità è spesso dilaniata, in tutte le sue componenti, persa in polemiche che, il più delle volte, hanno il solo scopo di portare un po’ di insperata visibilità a chi le persegue.

Non è così che possiamo pensare di ricostruire la nostra Città, le nostre vite e la nostra economia. Divisi siamo persi, fragili, attaccabili.logocittalaquila

Uniti siamo la Città dell’Aquila, tante volte distrutta e altrettante riedificata, città di cultura e patria di talenti, capace di rialzarsi sempre.

Questa è L’Aquila, capoluogo d’Abruzzo, e questi sono gli aquilani. Sono i volti che ho visto e che vedo, anche stasera, pieni di fierezza e di fiducia.perdonanza-laquila

Io sento che, se sapremo riscoprire la determinazione e il dovere di procedere e di lavorare insieme, uniti dal comune obiettivo della rinascita, potremo riavere finalmente, in breve tempo, la nostra Città amatissima, che tanto ci manca, potremo rivedere, finalmente, le sue cupole, le sue strade, i suoi palazzi. Soprattutto potremo tornare a respirare la sua vita, quella che animava i vicoli e le piazze.sindacoBiondilaDamadellacroceilGiovinSignoreperdonanzacelestiniana2017

Una Città, la nostra, che ha saputo meritare il titolo e l’appellativo di “Città della Pace” e, allo stesso tempo, ha saputo combattere e lottare, nel corso della sua lunga storia, per difendere la sua libertà, la sua indipendenza, il suo ruolo.

Dall’atto stesso di fondazione, nato da un desiderio di indipendenza e di emancipazione degli aquilani, alla strenua resistenza agli assedi, dalle rivolte al dominio spagnolo, di cui il Forte Cinquecentesco è emblema e monito, alle lotte per la difesa del capoluogo, fino alle recenti manifestazioni, dopo il sisma, per ottenere ciò cui avevamo diritto, gli aquilani hanno dimostrato di aver preso dall’esempio di Celestino l’attaccamento ai valori della Conciliazione e del Perdono e, al contempo, la forza di resistere.

Sabrina Di Cosimo
Sabrina Di Cosimo

Come si legge nell’Ecclesiaste: “Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C’è un tempo per nascere ed uno per morire, un tempo per piantare e uno per sradicare, un tempo per demolire e uno per ricostruire, un tempo per abbracciare ed uno per astenersi dagli abbracci, un tempo per gettare sassi ed uno per raccoglierli, un tempo per la guerra e un tempo per la pace”.

Giuseppe Petrocchi
Giuseppe Petrocchi

Siamo qui in pace ma non abbiamo paura di fare una guerra metaforica, civile e pacifica, per reclamare il diritto di vivere a pieno la nostra città.

In chiusura del mio intervento desidero rivolgere un sentito ringraziamento a quanti hanno lavorato a questa edizione.biondifondazionecarispaq

In primis a tutti i membri del Comitato Perdonanza, al coordinatore Alfredo Moroni, all’assessore alla Cultura Sabrina Di Cosimo, all’assessore alla Sicurezza Emanuele Imprudente e a tutti gli altri componenti della giunta, ai dipendenti comunali, instancabili e professionali, a Sua Eminenza il cardinale Gualtiero Bassetti, al rappresentante del governo, sottosegretario di Stato alla Difesa Domenico Rossi, alla Curia Aquilana, in particolare a Sua Eccellenza l’Arcivescovo dell’Aquila Monsignor Giuseppe Petrocchi, ai vescovi che hanno concelebrato la Santa Messa dell’apertura della Porta Santa, alla Polizia Municipale, all’Asm, all’Ama, alle città gemellate, al corpo nazionale dei Vigili del fuoco,alle forze dell’ordine e ai corpi armati dello Stato, alle associazioni di volontariato, alla Protezione civile e alla Croce rossa, alla Banca d’Italia e alla Banca di credito cooperativo, alla Fondazione Carispaq, a Eni, alla Siae, al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, alla Soprintendenza ai beni archivistici e all’Istituto centrale del restauro, al Polo museale, a quanti hanno preso parte al Corteo della Bolla, sia nella parte storica che in quella civile, alle municipalità della città-territorio a tutti gli artisti che hanno animato il programma della Perdonanza, alla stampa, a tutti gli sponsor, ai sapienti coniugi artigiani Laura Caliendo e Gabriele Di Mizio per aver realizzato la Croce del Perdono donata al cardinale Bassetti, a tutte le aquilane e tutti gli aquilani che continuano a dimostrare di amare questa celebrazione e questa città, dandovi appuntamento al prossimo anno.

Cardinale Gualtiero Bassetti
Cardinale Gualtiero Bassetti

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