Il giudice monocratico del Tribunale di Chieti Valentina Ribaudo ha condannato a 4 mesi di reclusione l’imprenditore Alfonso Toto di 40 anni, uno dei figli di Carlo Toto. Nella veste di amministratore delegato della Toto spa, che opera prevalentemente nella realizzazione di opere pubbliche, era accusato di aver omesso di versare Iva per 20milioni di euro nell’anno 2013. Il pubblico ministero Giuseppe Falasca aveva chiesto il minino nella pena e la concessione delle attenuanti generiche dal momento che Toto ha ottenuto dall’Agenzia delle Entrate la rateizzazione del debito in venti rate trimestrali.

Debito che, comprese le sanzioni, e’ arrivato a circa 23 milioni di euro. I difensori di Toto, gli avvocati Giuliano Milia e Augusto La Morgia nel corso del loro intervento hanno evidenziato che la Toto spa in quel periodo dovette fronteggiare un crisi di liquidita’ dovuto ai maggiori costi, per alcune decine di milioni di euro, che l’impresa fu costretta a sostenere mentre stava effettuando i lavori lungo l’autostrada Firenze – Bologna, costi che solo in seguito, vennero riconosciuti da Autostrade per l’Italia. E che la scelta dell’imprenditore, in crisi di liquidita’, fu quella di destinare i soldi al pagamento degli stipendi e dei contributi ai suoi 700 dipendenti. La difesa ha anche sottolineato che la rateizzazione venne richiesta e concessa gia’ prima che si consumasse il reato. In aula oggi e’ stata prodotta dalla difesa la documentazione relativa alla decima rata appena pagata.

“Stiamo onorando il nostro impegno, abbiamo gia’ versato la meta’ del debito Iva, ma cio’ non e’ valso a fermare la macchina giudiziaria, che si e’ avviata nel 2015, un anno dopo la nostra auto-dichiarazione dell’esistenza del debito. Chiaramente appelleremo questa sentenza, che ci appare ingiusta”. Cosi’ – in una nota – l’imprenditore Alfonso Toto interviene in merito alla condanna a 4 mesi pronunciata dal giudice monocratico del Tribunale di Chieti Valentina Ribaudo, per il mancato versamento dell’Iva per 20milioni di euro nell’anno 2013. “Quella fatta nel 2014 – sottolinea Alfonso Toto – e’ stata solo una scelta obbligata, per due motivi: garantire gli stipendi e i contributi di chi lavora da anni con noi, come anche i subappaltatori e i fornitori. Una scelta che andava nella direzione di preservare il futuro dell’azienda. Nel 2014 abbiamo chiesto il pagamento differito dell’Iva perche’ avevamo in atto un contenzioso. Eravamo, cioe’, in questa situazione: avevamo investito facendo dei lavori importanti e non ci vedevamo riconosciuto il dovuto dal cliente. Nel 2014 l’azienda ha avuto un fatturato di circa 248 milioni, l’85% dei quali da appalti pubblici. Da qui la decisione di chiedere all’Agenzia per le Entrate una rateizzazione del debito Iva, aumentato degli interessi. Tutto come previsto dalle norme”. “Da allora – prosegue l’imprenditore – stiamo onorando il nostro impegno, abbiamo gia’ versato la meta’ del debito Iva, ma cio’ non e’ valso a fermare la macchina giudiziaria, che si e’ avviata nel 2015, un anno dopo la nostra auto-dichiarazione dell’esistenza del debito. Chiaramente appelleremo questa sentenza, che ci appare ingiusta”. La nota allega un dettaglio della vicenda. Il 24 agosto 2014 Toto CG nella propria dichiarazione Iva per l’anno 2013 dichiara di avere un debito Iva non versato per 20,5 milioni. Contemporaneamente chiede all’Agenzia delle Entrate di liquidare il debito in rate. Il 18 settembre 2014 l’Agenzia delle Entrate accorda il pagamento rateale aumentato di interessi per un valore di oltre 2 milioni di euro. Il 20 ottobre 2014 la Toto CG – sempre secondo la ricostruzione allegata alla nota della societa’ – effettua il versamento della prima delle venti rate all’agenzia delle entrate (e di seguito sta versando le ulteriori con cadenza trimestrale, nel rispetto di quanto disposto dall’Agenzia delle Entrate). Il 27 ottobre 2015 un accertamento della Guardia di Finanza alla Toto CG verbalizza la sussistenza “problemi di liquidita’” quali causa del mancato tempestivo versamento Iva.

Commenti

comments