Trifuoggi_leocata

Sintetizza sorridendo, Piergiorgio Leocata, la sua idea di città con la quale si è candidato al Consiglio comunale con Progetto Trifuoggi per L’Aquila, lista civica in appoggio alla candidatura a sindaco di Nicola Trifuoggi. «E’ possibile , una nuova città che sia sicura; più accogliente, più equa, con pari possibilità per tutti; una città sensibile», afferma il portavoce del comitato aquilano del partito guidato da Giuseppe Civati. Sarà proprio il segretario nazionale di Possibile a chiudere a L’Aquila la campagna di Trifuoggi, giovedì 8 giugno alle 18:30, come annuncia Leocata, «in una iniziativa a supporto della nostra candidatura».

Leocata, perché Possibile a L’Aquila ha scelto di correre con Trifuoggi?

«Possibile in tutta Italia ha deciso di dare supporto e spendersi per progetti in autonomia e ricerca dello schieramento di forze più largo. Sostenendo con grande generosità candidati sindaci non-di-Possibile con una particolare attenzione per le liste civiche. Nel caso aquilano, in più, il nostro rapporto con Nicola Trifuoggi nasce da lontano, non certo in occasione di queste elezioni».

Che intende per città sicura?

«Sicurezza sismica, ovviamente e prima di tutto. Ricordo che stiamo preparando un disegno di legge sulle questioni ricostruzione, vulnerabilità sismica, adeguamento/miglioramento sismici, la cui proposta è stata presentata da Paolo Della Ventura a Roma, a fine febbraio scorso in occasione della Costituente delle Idee promossa da Possibile. Testo che ormai è a buon punto. Nel programma della nostra coalizione è scritto a chiare lettere: calcolo e diffusione dei dati sugli indici di vulnerabilità delle scuole, prioritariamente, e di tutti gli edifici pubblici e di interesse pubblico; conseguente adozione di misure idonee a far sì che le attività si svolgano in sicurezza presso le sedi in essere o altre sedi opportune».

Passiamo al bando “Fare Centro”, state chiedendo con forza alla Regione Abruzzo di modificarlo: come, perché e a che punto è la questione?

«Abbiamo chiesto di modificare il bando per integrare le aree ammissibili a finanziamento. E’ stata esclusa, infatti, tutta la zona a sud est delle mura urbiche, creando così un potenziale disequilibrio del mercato commerciale ed immobiliare negli anni a venire, con disomogeneità nella zona del centro. Chiediamo e chiederemo, pertanto, attraverso una raccolta di firme che presenteremo alla Regione, di includere le vie Gualtieri d’Ocre, Caldora, Strinella, Chiarizia, Teramo, Atri, Montereale, Pescara, viale Tagliacozzo; la parte bassa di viale Gran Sasso e quella alta di viale della Croce Rossa. E anche che ci sia analoga omogeneità nelle frazioni. Abbiamo già raccolto centinaia di firme. Il punto lo faremo tra circa un mese».

Tornando alla sua idea di città, lei parla di città sensibile: cosa intende?

«Mi riferisco ad un concetto evoluto di smart city: quello di senseable city. La definizione della prima fa riferimento alla tecnologia piuttosto che alle persone. E’ necessario investire e lavorare su una città “sensibile” prima ancora che intelligente. Sensibile è un termine che mette in luce una dimensione più umana della città di domani, capace di interagire, comunicare e rispondere alle nostre richieste. Nel decennio trascorso, nelle nostre città si sono insediate le tecnologie digitali, con una struttura portante di infrastrutture intelligenti su larga scala: fibre ottiche a banda larga e reti di telecomunicazione senza fili per cellulari, smartphone e tablet; una rete in continua crescita di sensori e tecnologie di controllo digitale, retto da computer economici e potenti. In un contesto del genere diventa fondamentale il ruolo dei cittadini, coinvolgendoli nella gestione dello spazio urbano, illustrandogli quali sono le dinamiche della città. Con l’utilizzo dei nuovi strumenti di partecipazione digitale possiamo dare ai cittadini la possibilità di esprimere le proprie priorità. Sviluppando le giuste piattaforme, i cittadini sapranno contribuire a gestire la città e risolvere i problemi legati a energia, traffico, salute, educazione ed altri grandi temi. Tra gli aspetti più promettenti c’è senza dubbio un’amplificazione delle dinamiche di condivisione, la cosiddetta sharing economy. Stiamo passando dal possesso all’accesso, in molti ambiti: co-working per le attività lavorative; ride sharing e car sharing nei trasporti. Sono solo alcune delle soluzioni che cambieranno il modo stesso di vivere la città».

Concludendo, si è notata in questi giorni la sua divertente campagna (social) nella campagna,  “di sensibilizzazione per il voto consapevole: votami, non sono tuo cugino”. Perché?

«Perché in una tornata elettorale dove c’è 1 candidato ogni 54 votanti, molti ti dicono che sono già impegnati perché c’è un parente da votare (“ho mio zio, mio cugino” etc etc): quindi, evidenziamo il fenomeno, contrastando un modo di fare sbagliato: invitiamo a votare sulle idee, razionalizziamo. E poi come dice lei, è divertente: noi ci siamo anche sempre divertiti molto, in campagna elettorale. Cerchiamo pure di vincere un’aria seriosa che notiamo molto in giro. Ecco, non prendiamoci troppo sul serio e ridiamoci anche un po’ su».

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