di Maria Cattini – Continua la lunga ed estenuante farsa della lotta dei politici abruzzesi contro la restituzione, da parte di 350 imprese del cratere, di circa 75 milioni di euro di tasse, contestate dalla Commissione europea come indebito vantaggio. La commissione speciale atti urgenti del Senato ha infatti approvato due documenti: uno per dilazionare di ulteriori sessanta giorni il termine per la consegna della documentazione legata alla richiesta di restituzione delle tasse sospese; l’altro per impegnare il Governo ‘ad attivarsi con la massima urgenza, nell’avvio di nuove interlocuzioni e trattative con le Istituzioni europee e in particolare con la Commissione, al fine di riaprire le negoziazioni in merito alla procedura d’infrazione avviata e far applicare in modo coerente la normativa sul caso di specie riguardo la riduzione delle pretese fiscali e previdenziali in seguito all’emergenza sisma Abruzzo del 2009”.

“Un risultato che va molto al di sotto delle aspettative del territorio”, ha subito commentato il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, che, come tutti i politici locali, continuano pateticamente a fingere di non capire cosa ci contesta esattamente l’Europa, e indicano come “interessi del territorio “gli interessi di 350 imprese che, secondo Bruxelles, hanno avuto un ingiusto vantaggio dalla sospensione delle tasse e dalla contemporanea misura del de minimis.
Anche oggi il sindaco Biondi, come l’on. Pezzopane e tutti gli altri esponenti politici abruzzesi, preferiscono correre in soccorso dei più forti e di buttarla in caciara. Un po’ come faceva l’ex sindaco Cialente quando, alla guida dell’intero Consiglio comunale, marciava su Bruxelles all’inseguimento della chimera della zona franca dell’Aquila. I funzionari europei hanno provato, più e più volte, a spiegare alla classe politica abruzzese come funzionava il de minimis e ad avvertirli su quali erano i vantaggi e i limiti. Ma hanno soprattutto cercato, sembra invano, di far capire che è praticamente impossibile, ancor più in breve tempo, derogare unilateralmente a delle regole approvate da tutti gli stati membri. Non è così che funziona la Comunità Europea e aiuterebbe tutti a farsene una ragione, sia per non sembrare patetici, sia per concentrarsi su soluzioni veramente valide.
Infatti si può anche provare a richiedere all’Europa una deroga o chiedere l’innalzamento del de minimis a 500 mila euro, ma si tratta di dar via ad un procedura molto lunga e complessa che difficilmente potrà avere valore retroattivo e essere riservata esclusivamente alla città dell’Aquila. L’unica strada percorribile, se alla fine si dovesse arrivare allo scontro, è quella che il Governo non ottemperi al recupero forzoso dettato dalla Commissione europea e si sottoponga al giudizio della Corte di Giustizia che, se non dovesse trovar valide le argomentazioni degli aquilani, condannerebbe l’Italia al pagamento di una somma da stabilire per l’infrazione.
Anche perché sarà difficile sostenere davanti la Corte europea la grave ingiustizia e il danno a 350 imprese, quando la maggior parte degli abitanti delle zone colpite dal sisma stanno già restituendo i soldi delle tasse sospese. Come i dipendenti, che per restituire le tasse non pagate fino al 2011 hanno trattenute sulle loro buste paga fino al 31 dicembre 2021. Per questo rimane difficile a chiunque capire perché 350 ‘persone giuridiche’ del cratere che hanno avuto benefici fiscali per 75 milioni di euro, circa 230mila euro a testa, rappresentino un intero territorio che invece le tasse le ha restituite.
Bisogna inoltre ricordare che, sempre con il proposito di far lavorare le imprese locali nella Ricostruzione, le stesse che oggi minacciano di licenziare i propri dipendenti, le si è avvantaggiate spacchettando i lotti dei lavori per evitare i bandi di gara europei. Anche in questo caso, però, il favore alle imprese locali è costato caro al resto dei cittadini aquilani. Prendete via Corrado IV: per evitare di fare un unico bando di gara europeo, circa 2 chilometri di strada sono stati spacchettati in tre bandi sotto soglia distinti, con il risultato di triplicare i tempi per il completamento dell’opera, aumentare i costi delle commissioni, costringere gli aquilani per alcuni anni a raddoppiare i chilometri a causa delle deviazioni, e, alla fine, ottenere una delle principali arterie di accesso alla città che si allaga al primo acquazzone.
Comunque la si pensi, tra le poche certezze che abbiamo, c’è la totale improvvisazione dei politici locali, sempre pronti a correre in soccorso dei più forti, e i primi se non gli unici artefici di questa inutile e lunghissima farsa.

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