di Ulderico Sconci – Nove arresti (6 in carcere e tre ai domiciliari) per il nuovo stadio della Roma a Tor Di Valle. Tra le persone arrestate ci sono l’imprenditore Luca Parnasi, in carcere insieme a cinque suoi collaboratori (Luca Caporilli, Simone Contasta, Nabor Zaffiri, Gianluca Talone, Giulio Mangosi). Ai domicilari il vicepresidente del Consiglio Regionale, Adriano Palozzi (Fi), l’ex assessore regionale Pier Michele Civita (Pd) e il presidente dell’Acea Luca Lanzalone che ha seguito, in veste di consulente per M5S, il dossier sulla struttura. L’accusa è associazione per delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive e di una serie indeterminata di delitti contro la pubblica amministrazione. “Un metodo corruttivo usato come asset di imprese, mediante un forte investimento nella politica da parte di alcuni soggetti per una parte lecita e un’altra illecita, ma sistematica e a volte messa in atto al prezzo di una corruzione pulviscolare“, come riporta il dispositivo della Procura di Roma. Sono 27 gli indagati, tra cui il capogruppo M5S in Campidoglio Paolo Ferrara e il capogruppo di Forza Italia in Campidoglio Davide Bordoni.

Questa connivenza tra imprese e amministrazione (o politica, più precisamente) non è nuova a Roma. Era la fine 2014 quando avvenne l’arresto di Salvatore Buzzi, che di fatto diede inizio al lungo romanzo di Mafia Capitale.

E’ cambiato il mondo politico romano dall’allora scoperta del “Mondo di Mezzo”: il sindaco del Pd Marino è stato dimesso dal suo partito e il Movimento 5 Stelle ha incredibilmente conquistato il Campidoglio con percentuali mai viste prima. Il compito non era sicuramente facile ma la possibilità di continuare nel solco dell’esperienza del sindaco ‘marziano’ sembrava un buon punto di partenza per un movimento che fa della lotta alla corruzione e al clientelismo il suo vanto.

Ecco qui che si arriva al tema Stadio: era il 4 marzo 2016 quando la candidata sindaco, Virginia Raggi, affermava: “La delibera di pubblica utilità dello stadio della Roma a Tor di Valle? Magari la ritiriamo e lo facciamo da un altra parte”, dopo aver più volte, su twitter, palesato la sua avversità al progetto.

Lo Stadio della Roma (quando se lo compra) è un regalo al costruttore. Punto. (Il calcio è solo una scusa).

Che a suo dire avrebbe comportato un’enorme speculazione edilizia a favore dei proponenti del progetto.
Emblematico dell’atteggiamento che l’amministrazione grillina avrebbe poi avuto sul tema stadio, è stata la nomina del duro e puro Paolo Berdini all’Urbanistica. Dopo aver iniziato la sua tafazziana lotta contro il progetto originario della Metro C, si è scagliato contro il progetto di Tor di Valle, appellandosi rigorosamente al rispetto delle cubature del PRG vigente, bloccando, di fatto, qualsiasi interlocuzione con i proponenti il progresso (Parnasi, il costruttore e Pallotta, il presidente dell’ASRoma).

Passano i mesi, la quadra non si trova, la Raggi rimane di fatto con il cerino in mano visto che scopre l’impossibilità di annullare la delibera di pubblica utilità come extrema ratio e così si arriva all’accordo notturno del 24 febbraio 2017, quando il Sindaco e Baldissoni, il direttore generale della AS Roma, fuori dal Campidoglio, annunciano, finalmente, il raggiungimento del nuovo accordo sullo stadio.

Risultato politico della lotta alla speculazione? Meno cubature ma molti meno fondi per le opere pubbliche. Festante, il vice presidente della commissione mobilità Calabrese (M5S) spiegava in aula che il Ponte di Traiano non serviva (https://www.facebook.com/pietrocalabresem5s/videos/1845243059136004/, minuto minuto 3:55). Peccato poi esser smentito dalle odierne intercettazioni dell’inchiesta Rinascimento, che evidenziano l’omissione dell’importanza del Ponte nel progetto al solo fine di ridurre i costi per il costruttore.

Già prima dell’accordo finale era stato allontanato lo stesso Berdini, dopo un fuori onda ‘infelice’ dove attaccava la Sindaca e la questione Stadio era stata di fatto commissariata all’avvocato Lanzalone, uomo per tutte le stagioni del M5S, oggi agli arresti domiciliari. Il consulente di fiducia di Beppe Grillo entra a gamba tesa nella questione Stadio, così come scrive il procuratore Paolo Ielo: “Tutta la corruzione inizia da quando arriva Lanzalone a preoccuparsi del progetto”.

Cosa è successo dunque al progetto? Perchè si è inserita l’attività corruttiva solo nella seconda fase?

La risposta è scontata: il primo progetto, piaccia o no, era figlio di un’idea di città dove il Comune concedeva di fatto cubature extra ai costruttori in cambio di opere pubbliche, che altrimenti l’amministrazione pubblica non avrebbe mai potuto sostenere. Il secondo progetto, invece, è figlio  di una miope ideologia. Nessuno dentro il Movimento 5 stelle romano ha mai avuto una critica di merito al progetto in sè per sè, e si è tirato a campare facendo i ‘conti della serva’ sui metri cubi da cancellare, al solo fine di accontentare una parte di elettorato che vede nella lotta alla speculazione, sempre e comunque, un motivo di lotta politica.

Questo episodio, che è solo l’inizio dell’ennesimo scandalo che coinvolge la Capitale, ci insegna che la soluzione a problemi complessi e difficili da risolvere non è l’improvvisazione al governo di un territorio, ma la competenza. Almeno su questo, al netto dei giudizi politici, andrebbero fatte le dovute scuse a Ignazio Marino e Giovanni Caudo, l’ex assessore alla rigenerazione urbana, per le ingiuste e strumentali accuse al loro progetto che in realtà era frutto solo di scelte politiche urbanistiche rivolte allo sviluppo infrastrutturale della città.

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