Gli indagati “determinavano le condizioni per il totale isolamento dell’Hotel Rigopiano” e “attivavano tardivamente” il Comitato Emergenze.

È uno dei passaggi delle accuse formulate dalla Procura di Pescara, a carico del presidente della Giunta regionale abruzzese Luciano D’Alfonso, del sottosegretario alla Protezione civile, Mario Mazzocca, del responsabile della sala operativa dei Protezione civile, Silvio Liberatore, e del dirigente del servizio programmazione attività Protezione civile, Antonio Iovino, in relazione alla gestione dell’emergenza.

Le condizioni dell’Hotel Rigopiano, quel 18 gennaio del 2017 quando una valanga travolse la struttura provocando 29 morti, erano “comunque tali – scrivono i magistrati – da impedire che la strada provinciale dall’hotel al bivio Mirri, lunga 9,3 chilometri, fosse impercorribile per ingombro neve, di fatto rendendo impossibile a tutti i presenti nell’albergo di allontanarsi dallo stesso, tanto più in quanto allarmati dalle scosse di terremoto del 18 gennaio”.

I carabinieri forestali stanno notificando gli avvisi di garanzia ai 14 nuovi indagati nell’inchiesta sulla tragedia dell’Hotel Rigopiano di Farindola. Contestualmente gli indagati hanno ricevuto anche l’invito a comparire per essere interrogati dal procuratore capo di Pescara, Massimiliano Serpi e dal sostituto, Andrea Papalia.

Nei giorni scorsi, agli indagati era stata notificata la richiesta di identificazione con l’elezione di domicilio. Gli interrogatori si terranno dal 19 al 27 giugno prossimo. Tra gli indagati anche il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, che sara’ interrogato, secondo quanto si apprende, il 26 giugno alle 9. A D’Alfonso e ad altri tre indagati, ossia il sottosegretario regionale, Mario Mazzocca, il responsabile della sala operativa della Protezione civile, Silvio Liberatore, il dirigente del servizio di Programmazione di attivita’ della protezione civile, Antonio Iovino, viene contestata anche la tardiva convocazione del Comitato operativo regionale per le emergenze.

Stanno notificando l’avviso di garanzia anche agli ex governatori abruzzesi Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi; all’ex vice presidente della Regione Abruzzo, Enrico Paolini; e ai cinque assessori alla protezione civile che si sono susseguiti dal 2007 al 2017, Tommaso Ginoble, Mimmo Srour, Daniela Stati, Gianfranco Giuliante e Mario Mazzocca. E ancora ai direttori e dirigenti del dipartimento di Protezione civile di quegli stessi anni, quali Carlo Visca (direttore del dipartimento dal 2009 al 2012), Vincenzo Antenucci (dirigente Servizio prevenzione rischi e coordinatore del Coreneva dal 2001 al 2013) e Giovanni Savini (direttore del dipartimento di protezione civile per tre mesi nel 2014); al responsabile della sala operativa della Protezione civile, Silvio Liberatore, al dirigente del servizio di Programmazione di attivita’ della protezione civile, Antonio Iovino. Le accuse ipotizzate, a vario titolo, sono disastro colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. Questo filone dell’inchiesta punta a ricostruire la gestione della prevenzione e, nello specifico, a individuare eventuali responsabilita’ nella mancata realizzazione della Carta di localizzazione del pericolo da valanghe richiesta dalla legge regionale del 1992. Nello specifico, il 19 giugno saranno interrogati Antenucci, Visca e Savini. Il 20 giugno Del Turco, Ginoble, Paolini e Srour. Il 21 giugno Chiodi, Stati e Giuliante. Il 26 giugno D’Alfonso e Mazzocca. Infine, il 27 giugno sara’ la volta di Liberatore e Iovino

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