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«Alzare la posta, sollevare un polverone gratuito, perché nulla si faccia e tutto resti com’è. Non saprei interpretare altrimenti la sortita – improvvida è dir poco – di alcuni esponenti istituzionali e politici sul tema della Nuova Pescara. Lanciare ora nel dibattito politico, prima ancora che l’iter istituzionale conclusivo abbia davvero inizio, il tema del capoluogo di Regione, e sapendo quanto ancora il progetto sia contrastato anche all’interno dei tre centri interessati, vuol dire soffiare irresponsabilmente sul fuoco e riaprire ferite del passato, tanto più perché si tratta di un tema ampiamente risolto dall’inizio degli anni Settanta. Un tema chiuso, insomma: che può stare a cuore solo ai vecchi ultras del campanile, in servizio permanente effettivo, a Pescara come all’Aquila. O a quanti, insisto perché sono certo che di questo si tratti, la Nuova Pescara proprio non la vogliono fare: ed allora oggi danno sfogo alla fantasia per cercare di frapporre ostacoli, mobilitare nuovi nemici, generare inutili tensioni, riesumare scheletri del passato, mentre solo fino a qualche mese fa tacevano, girando la testa altrove, e lasciando al solo mondo dell’impresa e dell’economia l’onere della battaglia culturale a difesa del progetto. E’ tempo che la discussione torni nell’alveo in cui i promotori del progetto, e i cittadini che l’hanno avallato votando in massa un referendum consultivo, l’hanno incanalata: dar vita a un nuovo Comune che nasca dalla fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore. Questo – e null’altro – è il mandato, già di per sé complesso, affidato all’istituzione regionale, cui spetta l’intera regia della fusione; tempo per la ricerca gratuita di visibilità, invece, davvero non ce n’è».

Cristian Odoardi

Presidente Cna Pescara

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