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di Emanuela MedoroLuisa Prayer, un’artista aquilana d’adozione, da anni docente al conservatorio “Casella” dell’Aquila, ha profuso energie, ha donato alla città la sua cultura aperta a rapporti con la regione Abruzzo, con lo sguardo rivolto al resto dell’Italia e dell’Europa. Per tanti anni con il Festival Pietre che Cantano Luisa Prayer ha donato a noi aquilani non solo programmi ed interpreti di sicuro valore culturale, ma ha valorizzato zone del territorio aquilano dimenticate da tutti, come le Pagliare di Tione, altopiano difficilmente raggiungibile ai piedi del Sirente, indimenticabile l’emozione di musiche eseguite dal vivo in quell’ insolito ambiente da artisti di levatura europea.

Come direttore artistico dell’ISA, sempre operando all’interno del territorio regionale, come da legge, ha dato all’orchestra un respiro nazionale, anzi internazionale, portando all’Aquila direttori di varia provenienza italiana e non italiana. Mi chiedo: Cosa c’è di sbagliato in tutto questo rispetto alle specifiche finalità culturali dell’ISA?

Da una vita abbonata alla “Barattelli”, solo da due anni avevo fatto anche l’abbonamento alla stagione dell’ISA, incoraggiata dai programmi brillanti organizzati da Luisa Prayer. E per la precisione lo feci dopo il concerto stupendo, quasi una magia, di Carlo Grante, un pianista aquilano parte del ristrettissimo Gotha internazionale dei grandi del pianoforte. Fu allora che sentii per la prima volta il bisogno di abbonarmi all’ISA. Prima di allora parecchie volte ero andata ai concerti del sabato, e spesso mi ero trovata in una sala mezza piena, diciamo così con un’espressione molto ottimista. I programmi colti, brillanti e di ampio respiro di Luisa Prayer hanno veramente riempito la sala, portandovi un pubblico giovane e meno giovane che prima non c’era.

Philippe Daverio, noto esperto di Storia dell’arte e del costume, nel corso di un’intervista trasmessa in televisione per uno dei tanti programmi sulle bellezze d’Italia, ha ricordato che i politici che entrano nella storia sono quelli che capiscono gli artisti. Ecco, mi auguro che i nostri politici, ammesso che qualcuno di loro voglia dare un contributo positivo per lo meno alla storia della città, si rendano conto che anche se l’amministrazione e la gestione dei fondi statali e regionali destinati all’arte hanno ben precisi limiti territoriali di legge, la pratica dell’Arte non ha questi limiti, non ha confini.

Luisa Prayer, con la sua professionalità di livello europeo, ampiamente vissuta e realizzata all’Aquila è un’artista unica e insostituibile. Ma come avete fatto a farla dimettere, che cosa e chi andate cercando meglio di lei, e perché?

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