Matteo Renzi

A una settimana esatta dal voto delle primarie per la scelta del segretario nazionale del Partito Democratico, incredibilmente nessuno ancora conosce i numeri locali: né comunali, né provinciali, né tanto meno regionali. Nessuno ne conosce i dati reali, o meglio, dal partito nessuno ha pensato bene di diffonderne i dati, ancora ben nascosti sui siti del partito sia regionale, sia provinciale. Solo un paio di comunicati hanno diffuso delle percentuali dei tre candidati –Renzi, Orlando ed Emiliano– con i relativi voti complessivi. Lo stesso candidato sindaco del Pd a L’Aquila, Americo Di Benedetto, durante l’intervento a La7, si è trovato in difficoltà alla domanda diretta del giornalista Marcello Sorgi sul ritardo nell’annuncio dei numeri delle primarie.

Un successone? Tutt’altro.

Con questi dati il segretario comunale e quello regionale, avrebbero fatto bene a pensare di dimettersi, con un minimo di onestà intellettuale. Ma sono presi forse dal farsi notare in assemblea nazionale. Il primo forse già si vede in consiglio comunale, lasciando invece macerie della sua gestione politica. Il secondo, si nota solo ogni tanto con qualche comunicato che dà ragione alle scelte del governatore.

E allora vediamo di fare una breve analisi comparata di quello che è successo una settimana fa, rispetto alle precedenti del 2013. Due primi dati emergono con forza: in Abruzzo oltre 14mila voti in meno, il neo segretario confermato con oltre 10mila preferenze in meno ed il peggior risultato complessivo a L’Aquila il 43% di votanti in meno.

Ma cerchiamo di fare ordine. Le precedenti primarie per la scelta del segretario Pd, quelle del 2013, videro l’impegno di 2.805.775 persone che si espressero  a livello nazionale; domenica scorsa  1.848.658, cioè -35% e quasi un milione che non ha trovato più alcun interesse ad esprimersi ( -957.117). Nel dettaglio:

2013: Renzi 1.895.332 (67,55%), Cuperlo 510.970 (18.21), Civati 399.473 (14,24)

2017: Renzi 1.283.389 (70,01), Orlando 357.526 (19,5), Emiliano 192.219 (10,49)

A livello locale, i numeri non esistono, o meglio, qualcosa è filtrato in qua e là, ma nulla di più dei totali. Ed è proprio questo il dato che viene fuori con forza: un disastro del partito che da L’Aquila arriva fino al regionale. Se fossero confermati i 1.771 voti del capoluogo, al di là del calo di quasi la metà dei votanti (43%) il voto sarebbe impietoso rispetto a quelle per la scelta del candidato sindaco, con oltre 10mila persone: nel caso, quindi, la domanda è spontanea, anche se a nessuno sembra interessi: di chi sono quegli oltre 10mila voti, se per il segretario nazionale invece neanche il 20% di quelli sono andati a votare?

Ma torniamo al dettaglio delle “primarie nascoste”. A L’Aquila nel 2013 furono :

2013: 3.113 voti validi

2017*: 1.771 (-43%, -1.342)

2013: Renzi 1.818 (58,40%), Cuperlo 713 (22,90), Civati 582 (18,70)

2017*: Renzi 1.117 (63,06), Orlando 499 (28,20), Emiliano 145 (8,20)

A livello provinciale, invece, l’unica cosa reta nota  è un totale approssimativo di un comunicato stampa (circa 8mila votanti, ed il 66% per Renzi): la situazione quadro mostrerebbe comunque i dati che seguono: 2013, 12.377 voti validi; 2017, 8.000 circa (-35%, -4.377)

A livello regionale, dicevamo, al di là di un comunicato piuttosto inutile dell’evanescente segretario regionale, che è di fatto sparito dalla scena pubblica dopo la sua elezione di due anni fa, il dato che emerge è che sono stati persi oltre 14mila voti, con Renzi che ha ottenuto –stante quel comunicato- oltre 10mila voti in meno. I dati di dettaglio:

Abruzzo 2013: 54.144 voti validi

2017: 40.000 circa (-26%, -14.144)

2013: Renzi 36.439 (67,30%), Cuperlo 10.974 (20,27), Civati 6.731 (12,43)

2017: Renzi 26.000 (65), Orlando 8.400 (21), Emiliano 5.600 (14)

Dati impietosi? Certamente. Ecco perché forse li hanno ben chiusi nei cassetti del partito. Facendo finta di niente. Ma in pochi anni è cambiato tanto, anzi tutto. E la carenza dei dati ne è solo l’indice di una gestione del partito più che opaca. A Roma come nelle nostre terre. (red)

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