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Sarebbe bastato poco e le quasi 1000 schede nulle avrebbero potuto trovare rappresentanza nel nuovo Consiglio comunale. Quando manca ancora una sezione, la 72, a completare il quadro del voto amministrativo nel capoluogo di regione, questo è un primo dato da sottolineare: elevatissimo. Oltre i ritardi clamorosi nelle operazioni di scrutinio, altro dato da evidenziare è il calo dei votanti di quasi un decimo, rispetto a cinque anni fa: siamo passati dai 44.446 del 2012 (72,38% degli aventi diritto) ai 40.036 del 2017 (66,77%).

Questa la premessa alla cavalcata vittoriosa che il centrosinistra pensava di stare compiendo con fin troppa sicurezza verso il voto del 11 e che invece si è fermata, per ora, vincendo soltanto il primo turno. Sì, perché il mare placido che le 9 liste sembravano voler dimostrare all’elettorato, per ora si sono trasformate in acque certamente più agitate, per la coalizione che supporta Americo Di Benedetto. Più agitate perché, al di là di non aver vinto al primo turno come pensato e sperato, il voto del candidato sindaco si è rivelato più debole di quello di coalizione, quasi mille voti in meno: 18.275 voti contro 19.243, rispettivamente, e che sono circa 300 voti in più di quelli che sommarono centrosinistra e Futuro e Libertà (Verini 2012). Il variegato centrosinistra del 2017, comunque e sempre se dovesse vincere il ballottaggio, avrebbe diversi problemi di tenuta, nonostante i numeri, a causa della presenza eterogenea di diverse anime: quelle che si dicono di sinistra (Mdp e Territorio collettivo) ma che appoggiano il candidato renziano (della prima ora) e prendono un consigliere o forse un assessore; quelle neocentriste e quelle di provenienza di destra come il plurivotato Romano (ex Pdl), oggi nella lista del candidato sindaco. Proprio quest’ultima è indicativa dei rapporti di forza della coalizione che ci sarebbero tra il Pd, con il 17,12% dei voti, e la lista del sindaco che segna il passo alla metà, 8,5%. Un dato su cui riflettere, rimanendo su questo fronte, è che gli assessori uscenti di peso, quelli alla Ricostruzione e ai Lavori Pubblici, si sono classificati al 14° posto (Di Stefano) e al 5° (Capri) tra i consiglieri Pd, oltre alla inaspettata concentrazione di voti di partito tra i primi della lista della Pd (vedi l’ex assessore Iorio).

Sull’opposto fronte di centrodestra, nonostante le apparenze, le cose non vanno meglio e non solo per la litigiosità potenziale delle liste. La coalizione ha preso 11.341 voti (28,32%) contro le quasi 14.000 del candidato sindaco, Pierluigi Biondi (35,93%). Rispetto alle precedenti amministrative, circa 7.500 voti in meno, considerando centrodestra e liste che appoggiavano Properzi. Il candidato sindaco, pertanto, ha un vantaggio personale ma una differenza da colmare di 11 punti circa, difficile ma non impossibile.

Quanto alla terza forza, distaccatissima, è la coalizione che ha supportato Carla Cimoroni (6,28%), che quasi certamente porterà in Consiglio solo la candidata a sindaco, ma con circa 300 voti meno delle liste e –soprattutto- un dato eclatante rappresentato dai voti (2.183, 5,78%) che sono meno della metà di quelli presi tra tutti nel 2012 (5.531, 11,04%). Quindi la coalizione, dopo cinque anni, perde due consiglieri (considerando anche Enrico Perilli, che dopo tre consiliature non entrerà, salvo sorprese dell’ultima ora).

M5S, a L’Aquila si conferma poco attrattivo, nonostante i voti passino da 510 a 1476 (3,9%, meno dei 1889 voti di Fabrizio Righetti candidato sindaco che invece sembrava più debole della lista, ottenendo il 4,86), ma questa volta almeno arriva in Consiglio.

La candidatura di Nicola Trifuoggi (1049 voti, 2,7%) ha riscosso molto meno delle aspettative con le liste a 924 voti (2,44%) e quindi non sarà rappresentata in Consiglio. Da notare, comunque, che la sua prima lista è stata in linea con le prime due della Cimoroni, poco inferiore, e parecchio più alta della terza. L’ex magistrato ha pagato, probabilmente, il ritardo con cui ha avviato candidatura e campagna, qualche ingenuità di troppo e toni fin troppo pacati rispetto a quanto abbiamo visto prima e durante la stessa campagna elettorale.

La candidatura dell’ex manager Asl, Giancarlo Silveri (774 voti, 1,99%), è stata con forza elettorale inferiore anche a quella della sua lista (823 voti, 2,18%). Il contrario per Claudia Pagliariccio (477 voti, 1,23%) che ha preso più della lista Casapound  (369 voti, 0,97%). Entrambi fuori dal Consiglio.

Tra due settimane sapremo quanto peserà il calo di votanti, costante del voto di ballottaggio, e come il responso delle urne al primo turno ne influenzerà l’esito finale. Undici punti non sono pochi, ma non sarebbe la prima volta che accade un ribaltamento del risultato del primo turno. Intanto, troppi nel centrosinistra erano sicuri di vincere subito e invece sono ancora in ballo.  (red)

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