di Maria Cattini – “Dopo 88 giorni di estenuanti trattative è nato il primo Governo della terza Repubblica”: al netto delle tante incognite di questa inedita compagine giallo-blu, affermarlo non è una esagerazione. Come nel ’94 per la fine della Prima, i grandi partiti che hanno caratterizzato la seconda Repubblica sono agonizzanti. il rottamatore Renzi, alla fine, ha rottamato tutti compreso se stesso e del Pd è rimasto un manipolo esiguo e confuso che, non avendo altro, si gioca disperatamente la carta della minaccia del fascismo alle porte per cercare di recuperare qualche elettore.

Cerca tempo chi tempo nun c’ha”, cantavano i 99 Posse. E Berlusconi, sinceramente convinto di campare 120 anni, è ormai un ottantaduenne che, tra un processo e l’altro, cerca di di comprare del tempo nel disperato tentativo di riorganizzare Forza Italia, mentre nella dura realtà il partito scende giorno dopo giorno sotto il 10% in tutti i sondaggi. Al contrario, M5S e Lega raggiungono insieme quasi il 60% delle intenzioni di voto, con i penta stellati che arretrano leggermente (l’ultimo sondaggio di Piepoli li da al 30,5%) e la Lega che sfiora il 30%.

Pessime notizie, quindi, per i partiti abruzzesi che già da mesi pensavano di riorganizzarsi mimetizzandosi tra decine di liste civiche. D’Alfonso si metterà al riparo dalla imminente sconfitta politica, e da ogni eventuale escalation giudiziaria, optando entro 15 giorni per il Senato. Molto difficilmente Salvini accontenterà le sue richieste di far portare a termine la legislatura dal suo vice Lolli e quindi, entro ottobre, massimo novembre si tornerà a votare in Abruzzo. Il Pd regionale continua il pressing per convincere Giovanni Legnini a candidarsi come Presidente della Regione. E’ l’unica carta credibile che gli è rimasta da giocare, ma non si capisce perché l’attuale vice Presidente del Csm debba ricomprarsi una missione così suicida. “A questo punto – pare che qualcuno abbia malignamente proposto in direzione regionale – candidiamo la Pezzopane che sui social è l’unica a prendere tanti like”. 

Il Centro destra è ancora impegnato a litigarsi la pelle dell’orso prima ancora di averlo ucciso e per questo non riesce ad avanzare un nome per il suo prossimo candidato: Mauro Febbo, Fabrizio Di Stefano o il più giovane e moderato Paolo Gatti? Bel dilemma, con la Lega che fa pesare la sua ascesa a livello nazionale e pretende di avere più di una parola, se non l’ultima, nella partita.

Grazie al “contratto” firmato con i penta stellati per il Governo appena nato, le camicie verdi sanno di poter applicare la strategia dei due forni anche in Abruzzo: o i suoi alleati di centro destra cedono a tutte le loro richieste più pesanti oppure si candidano con il M5S in virtù di quella clausola di non “ostilità  alle elezioni locali” curiosamente ufficializzata negli accordi nazionali.

Salvini ha dimostrato di essere un abilissimo stratega e uomo di buon senso. La Lega in Abruzzo, però,  è già stata colonizzata da personaggi alla Gianfranco Giuliante che, ringalluzzito come non mai, dopo aver decretato la fine di tutte le formazioni di centro destra nelle quali ha militato negli ultimi 30 anni, non perde tempo a lanciare moniti e a far leva sulla sua notoria arroganza. Oggi su “il Messaggero”, ad esempio, per non smentirsi, ha già promesso che “non accoglierà tutti nel suo nuovo partito”. Se lui alla fine sarà il vero selezionatore, vorrà dire che Salvini avrà più di un problema da affrontare in Abruzzo.

Il M5S, invece, dovrà prendere una decisione difficile. Presentarsi da solo in Regione vorrà dire perdere quasi sicuramente le elezioni. Sarà troppo difficile competere con una sola lista contro le coalizioni composte da decine di listarelle civiche che si stanno formando in questi giorni per portare acqua al PD e al centro destra. Sarebbe come scendere in campo 1 contro 11: tutto è possibile, ma la vittoria elettorale sarà molto poco probabile. E allora che fare? Riconfermare il gioco di squadra a livello nazionale e allearsi con la Lega, anche se appesantita da personaggi che tutto posso rappresentare tranne il “cambiamento”, oppure giocarsela da soli e vada come vada?

Sarà una lunga estate calda per tutti i politici abruzzesi. Statene certi.

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