di Emanuela Medoro – Riaperto al pubblico con una affollata e partecipata cerimonia tenuta il 29 settembre 2018 palazzo Pica Alfieri, restaurato dopo i gravi danni riportati per il terremoto del 2009. Restituito alla sua originale dignità, questo palazzo caratterizza una piazza del centro storico della città. La storia di questo palazzo, dalle lontane origini medievali ad oggi, è riportata in fondo al catalogo della mostra.

Purtroppo privo di arredi il palazzo, ma non vuoto del tutto. Meglio, per ora arricchito nelle sue solide mura dall’esposizione al pubblico di 250 quadri, un’antologia dell’opera dello straordinario artista aquilano Vincenzo Bonanni, un artista che opera a tempo pieno.

La mostra antologica si svolge in capitoli, o percorsi collocati nei tre piani del palazzo. Il primo percorso è situato al piano nobile, con la produzione più recente dell’artista: Anamnesi, percorsi di conoscenza nello scorrere del tempo, Kyrie Eleison, per la città distrutta dal sisma, Solitudini/Loneliness, Keep moving, uno studio del corpo in movimento. Al primo piano è collocata una produzione già esposta al pubblico online, i Warholisms, in cui utilizza il linguaggio efficacissimo di Andy Warhol per mostrare aspetti salienti di scottanti problematiche italiane. Al piano terra la prima produzione, Rebel Rebel, una personalissima interpretazione in immagini della cultura americana della West Coast introdotta in Italia da Fernanda Pivano, per la prima volta in mostra a Roma dieci anni fa, e Strambó, lavori dedicati a Patty Pravo, più collage e disegni.

Indispensabili per la comprensione dei contenuti i testi scritti all’inizio di ogni capitolo dell’antologia. Sebbene il linguaggio usato sia spesso complesso, questi testi offrono al pubblico una efficace chiave di lettura e comprensione di ciò che si sta vedendo. Da leggere con attenzione.

Arduo descrivere il linguaggio pittorico di Vincenzo Bonanni, vano ed inutile cercare di penetrare il segreto della sua creatività visionaria. Laureatosi in Sociologia a Roma, non ha mai frequentato scuole d’arte. Si è creato un linguaggio personalissimo fatto di un registro astratto e uno figurativo con cui crea immagini apparentemente frammentate che trovano la loro unità nel colore e nelle linee. Le immagini di V. Bonanni sono in genere costruite con tecnica mista su compensato, ed anche su tela, cartone, legno, carta. Bellissima la installazione luminosa per New Orleans. Emerge la figura umana da un caos ordinatissimo nei particolari e nelle forme, colpiscono l’attenzione i colori sparsi a pennellate ora delicate e sottili, ora larghe e spesse, ora lasciati scorrere ed anche sgocciolare in apparente libertà. Non solo colori, anche materiali solidi come carta, stracci e chissà che altro concorrono a costruire l’universo colto e ispirato di questo artista aquilano.

In un capitolo dell’antologia, Keep Moving, quello della sua produzione più recente riguardante la figura umana in movimento, le immagini sono in bianco e nero. Si nota qualche sottile pennellata di rosso nei movimenti delle dita di una mano. Particolarmente significativo l’urlo di un uomo afferrato in gola da una mano. Tutte queste immagini emergono da un fondo nero. Da un fondo bianco, invece, emergono file di persone che, partendo da lati opposti, scorrono a confluire verso un centro, punta di un triangolo che sembra avanzare verso chi guarda come un fiume, un’onda che viene da lontano, inarrestabile. “La Mattanza”.

Da notare, infine, le citazioni letterarie, significative parti integranti delle immagini. Elencati in fondo al catalogo, riporto i nomi degli autori citati con maggiore frequenza: P.P. Pasolini, Andy Warhol, Alda Merini, Rainer Maria Rilke, Arthur Rimbaud, Oriana Fallaci, Charles Bukowski, Cesare Pavese.

Lascio ai critici professionisti il compito di collocare l’opera di Vincenzo Bonanni nel vasto panorama dell’arte contemporanea italiana e oltre. Ma da aquilana penso ad un’altra collocazione, quella concreta delle opere non ancora appartenenti a collezioni private. Spesso di grandi dimensioni, richiedono ampi spazi e tanta luce. Dove, a L’Aquila? Prima che volino verso gallerie, collezioni o musei lontani, sarebbe il caso che qualche aquilano pensi dove collocarle, conservarle e tutelarle per arricchire della loro grande bellezza la città che sta rinascendo.

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