di Roberta Gargano, Cittadina Aquilana – Vorrei portare l’attenzione su una questione di cui si scrive e si discute sempre troppo poco: i lavori per la ricostruzione di edifici di proprietà pubblica.

Scrivo da L’Aquila, Città in ricostruzione, dove in buona parte degli aggregati del centro storico si sono costituiti i Consorzi Obbligatori di Proprietari e si sta procedendo ai lavori di ripristino e adeguamento dopo la distruzione del sisma del 2009, chi ha terminato, chi ha in corso i lavori, chi è alle prese con le integrazioni progettuali per avere il contributo. Molti edifici oggetto dei Consorzi confinano con palazzi puntellati e fatiscenti di proprietà pubblica che non trovano la via per iniziare i lavori addirittura già finanziati.

Il alcuni casi questi edifici pubblici sono all’interno degli aggregati e mettono in pericolo i tetti rifatti, i muri a confine ricostruiti o rendono impossibili per motivi di sicurezza i lavori in edifici di proprietà privata che hanno ricevuto il contributo, in altri casi cittadini che sono rientrati nelle loro case in centro devono sopportare l’incombenza di questa fatiscenza che limita transiti e zone in sicurezza e che a dieci anni da terremoto è diventata inaccettabile.

La goccia che avrebbe dovuto far traboccare il vaso è stato assistere alla cerimonia di consegna dei lavori della scuola elementare “Edmondo De Amicis” all’impresa che avrebbe dovuta iniziare i lavori ma dove gli intervenuti, le autorità e la stampa hanno trovato l’area di cantiere chiusa da un nuovo lucchetto dall’impresa prima affidataria che non è convinta di aver definitivamente perso l’appalto!

Ora io credo fermamente che i lavori pubblici ci appartengono, mi appartengono perché sono un cittadino e di quegli edifici e di quegli spazi ne voglio godere, il pubblico è di tutti (e non di nessuno come ci vogliono abituare a credere), vorrei far capire ai tavoli nazionali che non è possibile tenere in ostaggio il Paese sugli appalti pubblici, abbiamo bisogno di poter costruire, è assurdo che qui a L’Aquila ci siano già i finanziamenti e che i lavori non partano per leggi ridondanti e contraddittorie in cui i “combinati disposti” combinano solo disastri, con una classe dirigente costretta a rassegnarsi.

Abbiamo bisogno di un Paese moderno che riesca a risolvere le emergenze e a darsi norme, anche transitorie, con le quali si possano raggiungere gli obiettivi di ricostruzione efficace in tempi brevi.

Non si può vanificare il grande sforzo che l’Italia ha fatto per ricostruire una Città Capoluogo di Regione e non rendere fruibile il ricostruito perché accanto la parte pubblica è abbandonata.

Da cittadini dobbiamo condurre questa battaglia, che da L’Aquila, dove gli eventi sono stati accelerati dal disastro, è in realtà una battaglia fondamentale per il Paese. Come ricostruiranno il ponte di Genova? Quanti anni ci vorranno per un appalto pubblico o si dovrà trovare una modalità in deroga?

La funzione pubblica deve essere a servizio dei cittadini, non creargli danno. Quale è la strada?

L’Aquila nei prossimi anni vivrà del lavoro per la ricostruzione pubblica, bisognerebbe rendere obbligatoria una clausola di salvaguardia sociale negli appalti a tutela della disoccupazione nel territorio martoriato.

Vorrei chiedere ai Parlamentari del nostro territorio di fare loro questa battaglia, invitarli a interventi pressanti sui tavoli nazionali.

Ai tempi dell’avvio della ricostruzione arrivai a fare ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per difendere il mio diritto a ricostruire, dovrò farlo di nuovo per tutelare un mio diritto ed interesse altrettanto urgente e legittimo?

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